La Commissione Europea ha compiuto un passo verso il supporto del popolo palestinese, stanziando 202 milioni di euro all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione nel Vicino Oriente (UNRWA) e all’Autorità Nazionale Palestinese. Il finanziamento rientra nel Programma globale e pluriennale per la ripresa e la resilienza della Palestina, come annunciato in un comunicato stampa della Commissione. Questi primi versamenti sono parte di un pacchetto finanziario più ampio da 1,6 miliardi di euro per il periodo 2025-2027, definito durante il dialogo politico di alto livello tra l’UE e l’Autorità Nazionale Palestinese.
Il nuovo stanziamento europeo non basta a placare le critiche rivolte all’Unione Europea, accusata a più voci di immobilismo e di misure insufficienti a sostegno dei palestinesi. Organizzazioni civili, europarlamentari e governi come quelli irlandese e spagnolo continuano a denunciare quella che definiscono una passività inaccettabile. L’UE, secondo queste voci, si nasconde dietro dichiarazioni di “preoccupazione” e inviti alla “moderazione”, evitando però di impiegare mezzi di pressione concreti come sanzioni politiche, economiche o militari contro Israele.
L’immobilismo nei confronti di Israele ha un peso che va oltre le questioni morali, influenzando direttamente gli equilibri internazionali. L’Europa sembra così dire che le azioni israeliane non avranno serie ripercussioni nei suoi rapporti diplomatici. Josep Borrell, quando era Alto Rappresentante, usò parole durissime parlando della più vasta pulizia etnica dal 1945. Più di cento europarlamentari hanno chiesto a gran voce un embargo sulle armi e la sospensione degli accordi con Israele, ma le divisioni tra i Ventisette hanno lasciato cadere nel vuoto queste richieste.
La Commissione europea ha annunciato un finanziamento di 150 milioni di euro destinato all’Autorità Palestinese, con l’obiettivo specifico di garantire il funzionamento dei servizi pubblici essenziali. Questi fondi dovrebbero permettere di pagare regolarmente gli stipendi a insegnanti, dipendenti pubblici e personale sanitario, figure cruciali per la vita quotidiana della popolazione. L’accesso a queste risorse economiche è subordinato all’effettiva attuazione del programma di riforme concordato tra le parti.
Il coinvolgimento dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) porta a considerare una realtà politica oggetto di ampie critiche, sia all’interno che all’esterno della società palestinese. Numerosi palestinesi percepiscono l’ANP come distante, scarsamente rappresentativa e inefficace, in particolare per la sua incapacità di affrontare la crisi a Gaza e di ricucire la frattura tra i territori palestinesi. Il presidente Mahmoud Abbas, che continua a ricoprire la carica oltre il mandato, riceve spesso accuse di autoritarismo. È accusato di aver rafforzato le strutture non elette dell’OLP e di aver escluso dalla rappresentanza politica ampie fasce della popolazione, come quelle della diaspora, dei palestinesi di Gerusalemme e di quelli con cittadinanza israeliana.
L’ANP è stata inoltre criticata per episodi di repressione contro oppositori politici e per decisioni più che discutibili come la sospensione delle attività di Al-Jazeera in Cisgiordania, vista da molti come un tentativo di limitare la libertà di stampa e il dibattito interno. Giovani e movimenti della resistenza accusano l’ANP di inefficacia e di eccessiva collaborazione con Israele in materia di sicurezza, consolidando la percezione che l’Autorità agisca più per mantenere il controllo interno che per rappresentare gli interessi collettivi dei palestinesi.
Attraverso lo stesso programma di finanziamento europeo, l’UNRWA ha ottenuto 52 milioni di euro per continuare a fornire servizi vitali alla popolazione palestinese. I fondi sosterranno in particolare il sistema educativo, le cure mediche di base e gli interventi umanitari rivolti ai rifugiati palestinesi. L’aiuto raggiungerà le comunità più vulnerabili sia nei territori occupati di Gaza e della Cisgiordania, sia nei paesi confinanti che ospitano profughi da decenni, come Giordania, Libano e Siria.
Il recente sostegno finanziario europeo non cancella le difficoltà riscontrate nel rapporto tra l’Unione Europea e l’UNRWA. Le affermazioni israeliane, secondo cui alcuni membri del personale dell’agenzia avevano preso parte agli attacchi del 7 ottobre, spinsero diversi paesi dell’UE a sospendere temporaneamente i fondi, chiedendo verifiche rigorose e cambiamenti nell’organizzazione. In quell’occasione la Commissione europea precisò che avrebbe versato nuove risorse solo dopo che l’UNRWA avesse accettato verifiche esterne, avesse migliorato i sistemi di controllo e avesse assicurato maggiore trasparenza nella gestione. Molte voci, comprese quelle di organizzazioni umanitarie e della direzione dell’agenzia, espressero preoccupazione, avvertendo che l’interruzione o il ritardo dei finanziamenti avrebbe compromesso aiuti vitali per milioni di palestinesi e avrebbe rischiato di aggravare una condizione umanitaria già difficile.
Dubravka Šuica, Commissaria per il Mediterraneo, ha espresso la posizione europea dicendo che “il sostegno ai palestinesi resta forte”, e spiegando come i 202 milioni stanziati per l’Autorità Palestinese e l’UNRWA mostrino la determinazione dell’UE nel mantenere il suo impegno politico ed economico. Questi fondi formano parte dell’aiuto europeo nel riconoscere il lavoro dell’agenzia nel fornire sia aiuti immediati sia sostegno alla ripresa. “Seguiamo con grande apprensione” ha continuato “la terribile crisi umanitaria a Gaza e il continuo degrado delle condizioni in Cisgiordania”. La commissaria ha concluso ribadendo che “l’Europa non smetterà di cercare una pace stabile ed equa attraverso il negoziato per la creazione di due Stati”.
L’invocazione della “soluzione a due Stati” si presenta sempre più come un esercizio retorico, svuotato di sostanza concreta. L’Europa ripete da anni il suo sostegno a questo obiettivo, ma non definisce mai azioni precise per rimuovere gli ostacoli che lo bloccano. Un problema centrale riguarda le centinaia di migliaia di coloni israeliani stabiliti nei territori occupati. L’UE non indica come gestire la loro presenza, né propone misure credibili per garantire che un eventuale Stato palestinese possa essere davvero sovrano e territorialmente unito. Mancando una visione operativa su questi punti fondamentali, il discorso dei due Stati rischia di trasformarsi in una sterile ripetizione, inefficace di fronte alla realtà dell’occupazione e della violazione dei diritti palestinesi.
La necessità di un supporto concreto e immediato per il popolo palestinese si manifesta con chiarezza assoluta. La crisi umanitaria si aggrava e la sopravvivenza di milioni di individui dipende dagli aiuti internazionali bloccati da Israele, ma la risposta europea, pur accennando a qualche movimento, persiste in esitazioni, condizionalità e dichiarazioni di intenti che di rado si tramutano in azioni risolutive. Davanti a una simile tragedia, la solidarietà non può ridursi a stanziamenti limitati o a promesse dilazionate. Si impone una chiara determinazione politica, il coraggio di andare oltre le semplici parole e la capacità di agire sulle radici profonde che macchiano di sofferenza l’esistenza dei palestinesi nei territori illegalmente occupati.