Le banche italiane stanno per cadere nell’ennesima trappola allestita dall’Europa con maestria e minuzia. Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha sollecitato gli istituti di credito dell’Ue a disfarsi dei titoli di Stato in eccesso.

Il problema è che una mossa del genere andrebbe a colpire in maniera specifica proprio le nostre banche, mettendo a rischio il nostro debito pubblico. Il motivo è semplice: gli istituti italiani hanno “in pancia” più o meno 400 miliardi di euro di titoli di pubblici. Un’enormità, visto e considerando che le banche francesi spagnole e tedesche detengono titoli di Stato rispettivamente per 151, 180 e 163 miliardi di euro.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio, perché l’ultima idea di Bruxelles è stretta parente del Mes. Anzi: la cosiddetta Unione bancaria, una potenziale bomba a orologeria ancora più pericolosa del Meccanismo europeo di stabilità. Fa parte della stessa logica del pacchetto, che include anche il completamento dei fondi nazionali di garanzia dei depositi (e la costituzione di un fondo comune di giacenza degli stessi), il miglioramento degli strumenti esistenti per gestire le crisi bancarie e il potenziamento dell’integrazione transfrontaliera degli istituti bancari.

Banche e titoli di Stato

Ridurre il possesso dei titoli governativi, dal punto di vista italiano, è un’operazione rischiosissima. Come se non bastasse, il citato fondo di garanzia per i depositanti sarà alimentato per lo più dalle banche italiane, e ci saranno perfino costi per l’eccessiva concentrazione dei titoli di Stato.

Lo scorso 30 gennaio Centeno ha fatto il punto sull’ultima riunione datata 20 gennaio. In una lettera inviata ai suoi colleghi, il presidente dell’Eurogruppo ha in sintesi espresso la necessità di proseguire nel lavoro avviati nei mesi precedenti. Attenzione però, perché nella riunione evocata da Centeno era presente anche il ministro italiano dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Quest’ultimo non poteva non sapere che l’11 dicembre il parlamento italiano aveva approvato una risoluzione di maggioranza in cui impegnava il governo “mantenere la logica di pacchetto (Mes, Bicc, Unione bancaria) alla quale accompagnare ogni tappa mirata ad assicurare l’equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell’Unione economica e monetaria, approfondendo i punti critici. In particolare, escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale, ed escludendo le disposizioni che prevedono una contribuzione degli istituti finanziari all’Edis in base al rischio di portafoglio dei titoli di Stato”.

Silenziato il parlamento italiano

Morale della favola: Centeno ha richiamato i quattro fronti dell’Unione bancaria, compresa la penalizzazione dei titoli di Stato. A quanto pare, Gualtieri non si è opposto più di tanto a un esplicito ribaltamento della volontà del parlamento italiano.

Il presidente dell’Eurogruppo, infatti, come se niente fosse ha scritto a chiare lettere che esiste “un ampio consenso per continuare a lavorare sui quattro aspetti delineati nella lettera di dicembre”, anche se uno di quei “quattro aspetti” non dovrebbe entrare nel pacchetto.

Nel frattempo il governo italiano sta ancora illudendo il Parlamento sul fatto che esistano margini di manovra riguardo l’approvazione della riforma del Mes, che di fatto è stata già definita (e blindata) nei suoi aspetti sostanziali tra il dicembre 2018 e il dicembre 2019.

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