Schiacciata dalla concorrenza commerciale di Stati Uniti e Cina, l’Europa deve scegliere cosa fare da grande. A differenza del passato, il Vecchio Continente non può più sperare di ripararsi sotto l’ala protettrice di Washington, dal momento che dopo l’elezione di Donald Trump il governo americano ha cambiato politica economica, mettendo al primo posto la salvaguardia degli interessi statunitensi. Gli alleati? Che imparino a camminare con le loro gambe. Anzi, da ora in avanti – hanno fatto capire gli Usa – non ci saranno più sconti per nessuno, tanto in ambito economico quanto in quello militare. Eppure, nonostante le recenti tensioni con gli Stati Uniti, ci sono in ballo troppi trattati internazionali, alcuni anche molto delicati, che avvicinano il blocco europeo a quello a stelle e strisce: è quasi impossibile, dunque, che l’Europa imbocchi la strada opposta, cioè quella che la porterebbe dritta tra le braccia della Cina. Appurato che Bruxelles non può continuare a restare inerme, in attesa che le sue aziende siano spolpate da giganti statunitensi e cinesi, l’Europa sembrerebbe pronta a seguire una nuova politica continentale.

Smarcarsi dagli Stati Uniti

Per competere contro Stati Uniti e Cina, i leader dell’Ue ritengono che l’euro debba svolgere un ruolo più ampio in campo internazionale. Un lungo approfondimento del Financial Times fa luce sul nuovo piano di Bruxelles, che attraverso la propria moneta unica sogna di sfidare il dollaro fino al punto di dominarlo. In altre parole, l’Europa non ha più intenzione di essere asservita al dollaro Usa, e i motivi principali di un simile cambio di registro sono due: l’attuale contesto geopolitico (che implica l’adozione di una nuova strategia) e l'”America First” attuata da Trump (che non lascia altra scelta agli alleati Usa che non imparare davvero a camminare con le proprie gambe). Qualche mese fa l’allora presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, aveva promesso di far sì che l’euro avesse un “pieno ruolo sulla scena internazionale”. Dall’inizio dell’anno, la Commissione ha lavorato, in silenzio e dietro alle quinte, per promuovere l’uso dell’euro nella fatturazione transfrontaliera, con un occhio di riguardo per i prodotti energetici. È stata creata addirittura una stanza di compensazione per eludere le minacce statunitensi, mentre alla Bce è stato assegnato il compito di comunicare a Bruxelles le conseguenze economiche di un maggiore utilizzo dell’euro in campo internazionale.

La sfida al dollaro passa attraverso il settore energetico

L’attuale Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha incluso questo obiettivo tra le priorità della sua agenda, ed è intenzionata a muoversi lungo la stessa direttrice imboccata da Juncker. Ma perché l’esigenza di rafforzare l’euro? Perché una moneta unica più forte in campo internazionale è la chiave per garantire l’autonomia finanziaria e monetaria dell’Ue, oltre che una conditio sine qua non per proteggerla dai tentativi americani di “armare” il dollaro mediante sanzioni finanziarie. L’alto rappresentante per gli per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, Josep Borrel, è stato esplicito quando ha ricordato al Parlamento europeo che l’Ue dovrebbe “rafforzare il ruolo internazionale dell’euro” e la “capacità militare di agire”, imparando a utilizzare “la lingua del potere”.

Muovendosi, come detto, nel settore dell’energia, Von der Leyen ha incaricato Kadri Simson, il commissario incaricato all’analogo settore, di “trovare modi per aumentare drasticamente l’uso dell’euro nei mercati dell’energia”. Il fine ultimo di Bruxelles? Aumentare la quota in euro degli scambi tra l’Europa e il resto del mondo, per limitare il raggio d’azione del dollaro e conquistare una fetta di mercato tutta propria. L’iniziativa pare abbia portato i primi frutti, visto che lo scorso ottobre Rosnef, cioè il più grande produttore di petrolio russo – stando ai media locali – avrebbe istituito un gruppo di lavoro congiunto per spostare la fatturazione energetica dai dollari agli euro per “tutti i suoi contratti di esportazione”. E questo potrebbe essere solo l’inizio.

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