Da tempo gli Stati Uniti di Donald Trump perseguono una strategia energetica globale ispirata al principio dell’energy dominance, ovvero finalizzata a massimizzare la quota di Washington nell’export di petrolio e, soprattutto, gas naturale nei mercati internazionali. Obiettivo primario di questa strategia è stata l’Europa, nella quale gli Stati Uniti mirano a esportare quantità crescenti di gas naturale liquefatto (Gnl), ottenendo assieme a un importante risultato politico anche l’obiettivo geopolitico di incunearsi tra il Vecchio Continente e la Russia, sua principale fornitrice energetica.

A novembre 2019 gli Usa avevano toccato quota 2,6 miliardi di metri cubi nel campo delle esportazioni di Gnl oltre Atlantico, per un valore di 400 milioni di euro e un incremento del 593% dall’accordo tra Jean-Claude Juncker e Donald Trump dell’estate 2018. Ma tutto ciò non è servito a ridurre la rendita di posizione della Russia, forte dei contratti consolidati di fornitura stipulati con i Paesi europei e concretizzati attraverso i tradizionali gasdotti. L’intensificazione dei lavori sul Nord Stream sull’asse Russia-Germania, l’inaugurazione del TurkStream e, a Oriente, l’avvio di Power of Siberia con destinazione Cina ha blindato Mosca nella “guerra fredda del gas”. E l’asimmetria tra le certezze garantite dai gasdotti e i rischi del mercato Gnl, molto spesso regolato dalle logiche finanziarie “spot”, possono creare disagi in situazioni delicate.

Gli Usa hanno ad esempio subito, di recente, i contraccolpi della debolezza del mercato Gnl europeoin una fase in cui i picchi della domanda sono stati inferiori alle aspettative a causa dell’inverno mite che caratterizza il Vecchio Continente. “Alcune società spagnole – tra cui Endesa, l’unica a confermare le indiscrezioni – hanno respinto metaniere che sarebbero dovute arrivare in primavera dagli Stati Uniti, accettando di perdere del denaro pur di non ricevere il combustibile”, sottolinea Il Sole 24 Ore, pronto nel commentare che si “tratta di un evento inedito, che segnala una condizione di estrema debolezza del mercato del gas”.

Sul lungo periodo il riempimento degli stock ha lasciato poco spazio agli importatori Usa nel momento in cui l’inverno più caldo ha intaccato in maniera inferiore alle aspettative i livelli di immagazzinamento del Gnl, in una fase in cui i mix energetici dei Paesi europei pendevano sempre di più verso il gas naturale. La respinta del Gnl a stelle e strisce pone problemi di ordine politico per l’amministrazione Trump, che potrebbe sul lungo periodo essere tentata dal seguire Mosca sul suo terreno e pensare a contratti di fornitura più stabili. Capaci di svincolare un prodotto tanto strategico come il gas naturale dall’umoralità stagionale dei mercati.
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