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Nelle ultime settimane l’Unione Europea ha lanciato la sua sfida “spaziale” a Starlink, la costellazione satellitare con cui SpaceX, l’impresa parte dell’impero del miliardario statunitense Elon Muskintende creare un hub orbitale per distribuire il segnale Internet in ogni parte del mondo. Una partita importante che si inserisce nel contesto della sfida multidimensionale per aumentare la capacità di ricezione della rete mondiale, che si combatte dal fondale degli oceani fino alle orbite geostazionarie, in vista dell’accelerazione delle connessioni che la rivoluzione tecnologica e l’ascesa del sistema 5G imporrà.

Thierry Bretonil super-commissario all’Industria di Ursula von der Leyen, ha nelle scorse settimane segnalato l’importanza della sfida spaziale per le strategie di autonomia europea nel contesto tecnologico e, commentando le sue mosse, avevamo sottolineato come un’alternativa europea a Starlink avrebbe permesso all’Italia di creare un importante volano industriale e occupazionale per il nostro eccellente settore aerospaziale. Ancor prima che potessero nascere formali strategie politiche in tal senso, un interessante asse italo-francese coinvolgente Leonardo si è mosso con decisione nella direzione auspicata da Breton. Non si tratta ancora di un modello pienamente a guida e conduzione strategica europea, ma di un importante passo in avanti per le tecnologie del Vecchio Continente.

Space News ha segnalato infatti che Thales Alenia Space, la joint venture tra la francese Thales (67%) e Leonardo (33%) si è aggiudicata un importante contratto da 3 miliardi di dollari con la società canadese di comunicazioni via satellite Telesat per realizzare la costellazione Lightspeed, con cui conta di mettere in orbita entro il 2023 nella bassa atmosfera 298 satelliti funzionali ad accelerare le comunicazioni internet per i servizi professionali, garantendo alta trasmissione, frequenze sicure e bassa latenza.

Parliamo, dunque, di servizi business to business e non di un impegno a costruire una costellazione capace di portare l’internet via satellite al grande pubblico dei consumatori e dei cittadini comuni: Dan Goldberg, ad di Telesat, ha dichiarato a Space News che il target diretto della costellazione Lightspeed, complessivamente valutata 5 miliardi di dollari, saranno i governi, i fornitori di servizi internet, le compagnie di navigazione e gli operatori logistici. Tutti coloro, cioè, che necessitano di un servizio di alta qualità e sicura affidabilità e che intendono conquistare un accesso prioritario a una rete informatica che sarà sempre più affollata. Così come saranno affollate la basse orbite vicino alla Terra, in cui i piccoli satelliti da meno di una tonnellata (700-750 kg il peso previsto) della costellazione Lightspeed si aggiugneranno alle migliaia di oggetti orbitanti che verranno messi in campo da governi, telco e società di nuova creazione per partecipare alla grande competizione della space economy. Tanto che, come ha sottolineato una testata di informazione ambientale, L’EcoPost, nel contesto dell’orbita affollata dai satelliti si sta iniziando a creare un vero e proprio problema di gestione dei “detriti” legati a satelliti non più funzionanti e dismessi.

In ogni caso, la tecnologia europea per l’internet via satellite avrà modo di rodarsi a tutto campo su un progetto ben definito e centrato su esplicite ragioni di business per prepararsi alla grande prova della sfida industriale, tecnologica e politica posta in essere da Breton, che andrà letta in sinergia con la volontà europea di unire alla capacità di distribuire connettività e traffico internet un’analogo potenziale di controllo e gestione dei dati generati attraverso il cloud “sovrano” Gaia-X. La principale divergenza, nel progetto Leonardo-Thales, è legato al fatto che in base agli accordi con Telesat c’è la possibilità che i vettori dei satelliti di Lightspeed non siano razzi di fabbricazione europea: a portare in orbita i satelliti dovrebbe essere infatti Blue Origin, l’azienda privata creata e gestita da Jeff Bezos, il magnate a campo di Amazon, attraverso il razzo New Glenn che è previsto entrare in servizio nel 2022. Ma queste sono questioni di più larga prospettiva: nella partita per lo spazio le tecnologie europee sono competitive e l’Italia, con astuzia e flessebilità, può giocare sia sul campo continentale che quello atlantico senza ambiguità scegliendo, progetto per progetto, la cooperazione che ritiene più funzionale. Leonardo, che sarà protagonista anche del programma della Nasa per la corsa alla Luna, Artemis, in questo ambito è capace di programmazione industriale e strategica, fornendo un traino a un sistema industriale che ha nell’ex Finmeccanica il suo “campione”.

 

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