L’economia globale è in una nuova era, dice il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo report. A cambiare il paradigma sono le contingenze delle ultime settimane, a partire dai nuovi dazi statunitensi e dall’emergente clima di guerra commerciale globale, che rendono palese la strutturale tensione tra sistemi produttivi e la competizione strategica per mercati, risorse, materie prime.
L’Fmi segnala la confusione dell’economia globale
Così, mentre il Fmi segnala l’aumento dell’incertezza e le Borse ancora seguono un ottovolante fortemente emotivo, un proxy fondamentale, il prezzo finanziario dell’oro, che sta battendo un record dopo l’altro. Ieri è stata superata per la prima volta la soglia dei 3.500 dollari all’oncia.
Il calo delle Borse delle scorse settimane indica che stiamo entrando in una fase di profonda volatilità. L’economia globale, secondo il Fmi, è in una fase di completo riassestamento: “Le fitte catene di approvvigionamento globali possono amplificare gli effetti dei dazi e dell’incertezza”, scrive l’organizzazione di Washington nel suo report, aggiungendo che “la maggior parte dei beni scambiati sono input intermedi che attraversano i confini più volte prima di essere trasformati in prodotti finali” e “le interruzioni possono propagarsi lungo la rete input-output globale con effetti moltiplicatori potenzialmente significativi, come abbiamo visto durante la pandemia”.
I dazi come il Covid
Se il Covid-19 è stato il “virus acceleratore” che ha reso palesi diverse dinamiche competitive dell’economia globalizzata, dal primato della sicurezza nazionale sulla prosperità alla necessità di ripensare il modello “just-in-time” delle catene di fornitura di fronte a crisi e shock inattesi, la guerra commerciale lanciata dall’amministrazione Trump mira a costruire una globalizzazione-arcipelago in cui gruppi di sistemi-Paese il più possibile isolati gli uni dagli altri giochino un ruolo di crescente integrazione, chiudendosi ai rivali. E l’obiettivo americano è far sì che la nazione a cui si chiuderanno il maggior numero di porte sia l’arcirivale Cina. Un programma articolato e complesso che non è detto riesca, e nel frattempo sta causando scossoni sistemici.
Il volo continuo del prezzo dell’oro lo testimonia. Mentre in America si depotenziava il dollaro, venivano scaricate le azioni all’indice S&P500 e il debito, dopo un’iniziale discesa, vedeva i suoi rendimenti tornare a impennarsi col decennale oltre il 4,3% Trump è stato impegnato in un duro braccio di ferro col governatore della Fed Jay Powell che ha causato ulteriori tensioni per la pressione della Casa Bianca per un taglio dei tassi d’interesse. La Banca centrale europea ha approfittato della fase di maretta degli Usa per decurtare i tassi, mentre finora l’Eccles Building non ha ancora seguito l’Eurotower dopo tre tagli al costo del denaro avvenuti nel 2024.
Vola l’oro
In questo contesto, sottolinea il Financial Times, “l’oro, su cui alcuni investitori fanno affidamento come copertura contro l’inflazione, è aumentato di circa il 30% quest’anno” e “secondo Standard Chartered, gli investitori hanno aggiunto ai loro portafogli almeno 19 miliardi di dollari in ETF garantiti dall’oro durante il primo trimestre”.
L’oro ha preso prima dell’insediamento di Trump la strada degli Stati Uniti in forma crescente, per poi diventare l’oggetto del desiderio di chi, investendo, non ha trovato alternative per garantire qualità ai propri investimenti. E resta sia il metro di giudizio della fiducia che quello….della paura. Sentimento oggi crescente mentre il decoupling geopolitico tra Usa e Cina plasma una nuova globalizzazione. Destinata a prendere piede proprio negli equilibri commerciali.