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La tragica alluvione di Valencia del 30 ottobre che, sulla scia di un fenomeno climatico estremo, ha causato oltre 200 morti nella comunità della Spagna meridionale, ha comprensibilmente oscurato un’importante notizia comunicata del giorno prima e apparsa sul Financial Times, che indicava Madrid come locomotiva economica d’Europa, in rotta di sorpasso sugli Usa come principale Paese a economia avanzata per crescita del Pil.

L’economia spagnola vola: ecco perché

Un rotondo +2,8/2,9%, secondo il Fondo Monetario Internazionale e altre autorevoli istituzioni, è dato per acquisito come obiettivo di crescita dell’anno in corso per Madrid. E anche l’anno prossimo lo sviluppo del Pil iberico è dato oltre il 2%. L’Europa meridionale batte il Nord del Vecchio Continente come crescita e lo sviluppo iberico è da vedere in contraltare alla recessione tedesca. La Spagna di Pedro Sanchez, leader socialista con una profonda avversione per le politiche di austerità, cresce con industria e consumi mentre la Germania che torna all’austerità va in recessione. L’auto tedesca si pianta, quella spagnola vola e sfiora i 2,5 milioni di veicoli prodotti, cinque volte l’Italia, per il secondo posto europeo e il nono mondiale.



E mentre Volkswagen chiude fabbriche in patria, in terra iberica sviluppa gigafactory e punta alla riconversione dalla Polo all’elettrico del grande impianto di Pamplona, nei Paesi Baschi; nonostante una riforma del lavoro fortemente orientata a favorire i contratti a tempo indeterminato e smentendo tutti i teorici della flessibilità a ogni costo, la Spagna di Sanchez è inoltre diventata la terza economia dell’Europa occidentale per investimenti diretti programmati da compagnie straniere nel Paese, con 110 miliardi di euro negli ultimi tre anni.

L’asse Madrid-Pechino, in controtendenza in Europa

Inoltre, nota il Ft, “si prevede che il turismo genererà 90 miliardi di euro di entrate nella bilancia dei pagamenti della Spagna nel 2024, le esportazioni di altri servizi sono destinate a generare 100 miliardi di euro”. Tra queste “rientrano attività per clienti esteri che vanno dai servizi bancari ai servizi di ingegneria alla consulenza IT, nonché università che ospitano studenti internazionali”.

In nome della crescita economica, la Spagna sta prendendo anche posizioni politiche a dir poco eterodosse nel quadro del blocco euroatlantico, ad esempio consolidando una relazione commerciale con la Cina che Sanchez si è premurato di coltivare di recente in prima persona incontrando a Pechino il presidente Xi Jinping. Non solo parole, per quanto significative, animano questo rapporto: la Cina ha in programma con il suo colosso dell’eolico Envision di sviluppare un parco industriale per l’idrogeno verde nella Spagna mediterranea; a Barcellona l’autorità portuale ha deciso di espandere un terminal dedicato all’arrivo delle navi della Repubblica Popolare che portano in Europa componenti e veicoli elettrici finiti. Il New York Times indica che la Spagna potrebbe essere come Messico e Vietnam uno di quei Paesi “ponte” capace di guadagnare dalla crisi delle relazioni bilaterali e dalla guerra commerciale Usa-Cina.

Di fronte a queste prospettive positive, Valencia impone profonde riflessioni che, purtroppo per Madrid, non si esauriranno nella pur tragica conta dei morti. Il principale ostacolo al futuro sviluppo della Spagna oggi è indicabile proprio nell’impatto crescente del cambiamento climatico e del riscaldamento del Mediterraneo e del territorio nazionale, che può generare danni su più fronti. Le giornate sempre più calde in estate sono un deterrente alla crescita del turismo, settore trainante, e i fenomeni meteo estremi di ogni tipo rischiano di compromettere l’agricoltura.

Il fronte climatico

Ma, soprattutto, sono eventi imprevedibili come quello di Valencia che lasciano interdetti e impongono alla Spagna di pensare a strategie di mitigazione per mettere in sicurezza le aree-cardine per lo sviluppo e, soprattutto, di mettere in conto i danni che per sviluppo, commercio, logistica e sostenibilità della crescita del Paese possono essere prodotti dall’eventuale incapacità di porre rimedio a bombe come quella della Comunità Valenciana.

Se gli attuali trend di riscaldamento dovessero continuare nel Mediterraneo, il think tank Oikos stima una perdita del 4,4% del Pil spagnolo per fenomeni meteo estremi e siccità da qui al 2050. La banca d’affari Bbva stima da qui al 2030 un calo potenziale del 7% dell’output turistico con il prosieguo del riscaldamento estivo. Problematiche, queste, compensate dalla prospettiva di un ritorno economico dalla strategia di decarbonizzazione che Madrid può perseguire ponendosi come hub dell’energia pulita a cavallo tra Europa e Nord Africa. Di fronte a un clima che cambia, Madrid necessita di consolidare le sue fondamenta: dalla loro tenuta dipenderà il prosieguo di un processo di crescita ad oggi dominante in Europa.

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