L’economia cinese volta pagina

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La Cina sta attraversando una profonda trasformazione economica ed è alla ricerca di nuovi motori di crescita. Lo ha detto a chiare lettere anche Pan Gongsheng, governatore della Banca Popolare Cinese, spiegando ad un gruppo di banchieri internazionali in una conferenza ad Hong Kong che “una crescita sostenibile e di alta qualità è un obiettivo fondamentale”.

Le cicatrici derivanti dalla pandemia di Covid, le tensioni internazionali con gli Stati Uniti e le crisi che hanno toccato i settori manifatturiero e immobiliare del Paese, ovvero i precedenti cavalli di battaglia di Pechino, hanno spinto la leadership del Partito Comunista Cinese a voltare pagina rispetto al passato. Non è un caso che da alcune settimane in Cina si parli di “high-quality growth“, e cioè di una crescita di alta qualità legata ad un modello economico guidato dai consumi e dai servizi.

Pan ha quindi cercato di alleviare le preoccupazioni degli investitori globali riguardo al citato rallentamento del settore immobiliare e ai rischi del debito. “Il mercato immobiliare sta attraversando alcuni aggiustamenti. A lungo termine tali aggiustamenti saranno vantaggiosi per la transizione del modello economico cinese”, ha aggiunto, sottolineando che in futuro l’economia della nazione rimarrà resiliente e centrerà una crescita di circa il 5%.

Vale la pena soffermarsi su quanto sta accadendo oltre la Muraglia. È in atto una crisi sistemica o un cambiamento dei paradigmi economici? Pechino ha spiegato di volersi affidarsi all’innovazione scientifica e tecnologica per ottenere sistemi industriali sempre più moderni e capaci, a loro volta, di generare industrie all’avanguardia in grado di incrementare la qualità produttiva. Eccola, dunque, la parola chiave della Cina: “qualità”, da sostituire sempre di più ad un vecchio concetto ormai in disuso, quello di “quantità”.

Nel conseguire questo traguardo, il Dragone punterà su uno sviluppo sostenibile, nonché sul potenziamento di industrie strategiche emergenti. L’elenco è corposo e comprende il settore delle energie rinnovabili, dei computer quantistici e dei robot industriali, giusto per fare qualche esempio. Lo scorso settembre era stato Xi Jinping, il presidente cinese, a tracciare la strada da percorrere introducendo la stella polare della “Nuova qualità produttiva”.

Detto altrimenti, in Cina le forze produttive sono chiamate ad innovarsi e rinnovarsi. In che modo? Affidandosi ad un mix formato da manodopera qualificata e mezzi di produzione avanzati. Se il nuovo paradigma economico del gigante asiatico è stato evidenziato con attenzione soltanto adesso, in realtà i suoi contorni erano già stati tratteggiati da qualche anno. Attraverso il XIV piano quinquennale (2021-2035) e il programma Vision 2035, con quest’ultimo pensato per potenziare le industrie del futuro.

È importante capire quali passi intenderà effettuare Pechino d’ora in avanti, in primis perché la sua economia funge da forza trainante per il sistema economico globale. Mentre il mondo è entrato in un periodo di turbolenza e cambiamento, e mentre lo slancio della crescita economica mondiale è lento, la Cina – al netto dei richiamati problemi interni – è riuscita a compiere progressi tutto sommato stabili nel corso del 2023, con una produzione economica totale superiore a 126 trilioni di yuan (17,64 trilioni di dollari), in crescita del 5,2%. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha intanto affermato che un aumento di 1 punto percentuale nella crescita del pil cinese porta in media ad un aumento di 0,3 punti percentuali nella crescita delle altre economie.