Prosegue la battaglia sugli aiuti economici per la ricostruzione dell’Europa post pandemia. La fumata bianca è ancora un miraggio e, a sentire il premier olandese, Mark Rutte, non è neppure detto che arrivi. Abbiamo ormai imparato a capire cosa succede nel cuore dell’Unione europea, dove i Paesi frugali, dopo anni di anonimato, hanno intenzione di salire sulle spalle dei pilastri dell’Eurozona.

Lo zoccolo duro del cosiddetto fronte del Nord è formato Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, anche se la fronda rigorista ha recentemente incassato diversi apprezzamenti dall’Ungheria. La loro posizione in materia economica può essere definita con due aggettivi: ferrea e rigorista. In altre parole, lo stanziamento di risorse dell’Ue ai Paesi membri non può prescindere dal mantenimento di certi equilibri. E questo indipendentemente dalle esigenze di ogni singolo Stato.

Il nucleo del fronte opposto è invece formato da Italia, Francia, Germania e Spagna, che, per motivi spesso differenti, chiedono forme di sostegno immediato e concreto per ridare ossigeno alle loro economie. La Commissione europea ha messo sul tavolo una proposta che ha esacerbato gli animi: 500 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti a condizioni favorevoli. Soldi, questi, da distribuire tra i vari Paesi d’Europa.

Soldi e utilizzo

Il piano della Commissione, inutile dirlo, non piace affatto ai Paesi frugali. Il fronte del Nord vede come fumo negli occhi la prospettiva di prestare denari a fondo perduto. Per questi governi si tratta di ”regalare” soldi a pioggia a Stati che non sarebbero in grado di amministrarli nel modo corretto.

La battaglia sul Recovery Fund si gioca su tre tavoli distinti. Il primo fronte, come detto, riguarda i soldi, visto che non c’è ancora una condivisione d’intenti sulla quantità di aiuti da mettere sul tavolo ”in prestito”. Il secondo fronte riguarda invece l’utilizzo dei denari. Una volta trovata un’intesa sulle somme, sarà infatti necessario accordarsi sul loro impiego.

In un intervento in Parlamento, il premier olandese Rutte ha affermato di essere ”pessimista sull’esito” delle trattative. Per poter concedere anche sussidi, oltre che prestiti, i paesi che ne saranno beneficiari “devono fare riforme fondamentali che sono state lasciate in sospeso, questo devo essere in grado di spiegare al Parlamento olandese e a tutti gli olandesi”, ha spiegato.

“L’Olanda deve anche avere il diritto di porre il veto ai sussidi se i Paesi non portano avanti queste riforme. Questo è il punto di equilibrio, ma sul fatto che l’abbiamo trovato non sono per niente ottimista”, ha aggiunto. La posizione di Rutte è identica a quella espressa dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il quale, in una precedente intervista, aveva espressamente enunciato i settori nei quali sarebbero dovuti confluire gli aiuti di Bruxelles.

Fattore tempo

L’ultimo terreno di scontro è sul tempo. Quando arriveranno questi aiuti? Come ha sottolineato il quotidiano La Repubblica, i frugali hanno sfruttato al meglio la richiesta dell’Italia, ossia che i fondi vengano utilizzato subito, nel 2021 e nel 2022. L’obiettivo del fronte del Nord è uno: fare in modo che i soldi provenienti dall’Ue non diventino una sorta di strumento permanente a disposizione delle varie istituzioni europee.

In altre parole, tutto deve restare nell’ambito della crisi generata dalla pandemia. Data la situazione italiana, Roma avrebbe l’esatto interesse opposto, cioè che l’impegno europeo duri il più possibile. In ogni caso, tornando ai frugali, la loro strategia potrebbe inguaiare il governo giallorosso.

Gli aiuti chiesti dall’Italia potrebbero anche essere pressoché immediati ma, se così fosse, ci sarebbe da pagare dazio. Un’ipotetica concessione dei rigoristi potrebbe infatti comportare il dover sottostare a rigidi impegni economici. Il punto è che l’Italia non ha alcuna strategia da spalmare nel lungo periodo. I Paesi frugali lo hanno capito e stanno facendo il loro gioco.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME