L’accelerata transizione verso le reti di comunicazione 5G ha trovato l’Europa incerta e divisa tra i suoi Paesi principali circa le modalità di sviluppo delle proprie reti di telecomunicazioni. Molti Paesi hanno, prima dello scontro geopolitico a tutto campo con Washington, adottato la tecnologia cinese Huawei-Zte per la sua capacità di presidiare l’intera filiera di costruzione dell’infrastruttura necessaria a rendere operativa la rete 5G.

Ragioni geopolitiche, commerciali, industriali negli ultimi tempi stanno invece spingendo diversi Paesi a cercare strategie basate nel Vecchio Continente per evolvere un’alternativa alla dominante tecnologia cinese e, al contempo, non dover necessariamente sottostare alla sola scelta di un’alternativa statunitense. Il duo nordico Ericsson-Nokia ha aperto la strada verso la costituzione di conglomerati e alleanze capaci di creare una filiera europea del 5G, incentivato dalle mosse di attori come la Francia e la Germania. Rispetto alla scelta cinese di creare giganti capaci di fornire in-house tutte le componenti e la gestione della reta di ultima generazione, in Europa sembra esser destinata a prevalere l’impostazione verso una strategia settoriale. Va perciò tenuto particolarmente d’occhio la partita strategica in corso sulle antenne di telecomunicazione, il cui mercato è negli ultimi mesi in grande accelerazione.

Cellnex, il gigante spagnolo delle torri

Protagonista dell’accelerazione è stata un’impresa spagnola poco nota al di fuori del ristretto pubblico di analisti e studiosi di questioni tecnologiche, Cellnex. Erede di Acesa Telecom, società creata nei primi anni del secolo per diversificare il business del gruppo autostradale padre di Abertis, Cellnex è una società ad azionariato diffuso basata a Madrid che dal 2016 ha accelerato un’aggressiva campagna di acquisizione di torri di telecomunicazione in tutta Europa. Con l’obiettivo di dotarsi di un ampio plafond di asset che, in caso di transizione tecnologica, riceverebbero una notevole plusvalenza. Con il 13% delle quote il suo primo operatore è la holding Edizione, di proprietà della famiglia Benetton; seguono fondi di grande valore come Gic (oltre il 7%), Wellington Management (poco meno del 4,3%) e BlackRock (quasi il 4%). Presidente è l’ex amministratore delegato di Eni e Telecom Franco Bernabè.

A fine 2016, Cellnex era proprietaria di circa 18.000 siti in tutta Europa. Ma l’espansione non si è fermata: dal 2017 in avanti sono arrivati investimenti in Svizzera (Swiss Tower Ag e Salt Mobile), Italia, Francia (entrambe nel contesto della vendita delle torri Iliad), Portogallo (Omtel), portando i suoi siti a oltre 50mila.

Ma non finisce qui. Recentemente, scrive Corriere Comunicazioni, Cellnex ha “annunciato l’intesa con Ck Hutchison per acquisire l’attività europea relativa alle torri mobili della conglomerata asiatica. Le due aziende hanno firmato una serie di accordi a seguito dei quali Cellnex acquisirà circa 24.600 torri e siti per le telecomunicazioni mobili che Ck Hutchison attualmente possiede in Europa per la cifra di 10 miliardi di euro (8,6 miliardi in contanti e 1,4 miliardi in azioni, pari al 5% dell’azienda spagnola)”Una mossa che la porterà ad essere, su scala globale, seconda solo al leader mondiale American Tower, che vanta 107 miliardi di dollari di valore e 160 mila torri nelle due Americhe, sorpassando la rivale Vodafone che vanta 67mila torri.

Nel contesto di Cellnex nasce dunque la più grande infrastruttura integrata europea all’alba del lancio del 5G e a servizio di tanti operatori diversi pronti a sviluppare le reti di ultima generazione affrancandosi da tecnologie esterne all’Unione Europea.

Orange prepara la sfida?

Una futura partner della spagnola Cellnex potrebbe essere la grande impresa francese di telecomunicazioni Orange che, come sottolinea il Financial Times, è pronta a separare in una società ad hoc le sue torri per poterle valorizzare fino a circa 10 miliardi di euro. Ma la strada che Orange intende seguire, ad ora, non contempla la vendita del ramo aziendale. “Un’azienda può fare molto di più rispetto a vendere le proprie torri a Cellnex”, dimostratasi l’azienda più capace di creare una rete paneuropea resiliente, presupposto necessario per le necessità comunicative imposte dalla rete 5G, ha dichiarato al Financial Times l’ad di Orange Stéphane Richard. Richard ha sottolineato che la costruzione di alleanze sulle torri tra Orange (detentrice di quasi 60mila siti) e i suoi rivali storici, Deutsche Telekom e Vodafone, potrebbe rafforzare la filiera nel contesto della corsa al 5G e creare alternative industriali a Cellnex.

Quale spazio per l’Italia?

L’Italia, in questo contesto, deve capire come partecipare alla partita europea delle reti. Mentre si preparano i presupposti della sovranità tecnologica continentale, Roma vede una società presieduta da un suo storico boiardo di Stato e con forti capitali italiani interni espandersi, ma al contempo fare concorrenza all’alleato industriale di Telecom Italia, Vodafone, con cui Tim è in partnership nel contesto del consorzio Inwit.

La soluzione migliore, in questo contesto, sembra essere per ora quella dell’approccio multicanale: l’Italia può permettersi di giocare su più fronti pur tenendo ben d’occhio le evoluzioni del mercato e evitando che il rischio maggiore paventato con Huawei, la dipendenza da un solo attore, si verifichi anche nella filiera delle torri. La sovranità europea ha come presupposto l’autonomia strategica, politica e industriale dei singoli Stati che compongono l’Unione, è bene ricordarlo. E dato che la partita per ora si sta giocando sulle torri di grandi dimensioni, tradizionali, l’Italia ha tecnologie e competenze per competere nel campo delle torri locali.

Il Corriere della Sera, di recente, ha sottolineato l’esperienza positiva in tal campo di “Calzavara”, un’impresa di Basiliano “che fornisce soluzioni ingegnerizzate ad alto contenuto tecnologico. L’azienda produce torri 5G, i sistemi e l’intera gestione di tutto il network”, che in futuro cambieranno profondamente il tessuto delle città. “Il paesaggio urbano con le torri 5G cambierà radicalmente. Ne avremo tantissime, una ogni 150 metri, in ogni angolo delle nostre città. Per avere un’idea di come saranno le smart city del futuro, basti pensare che i tralicci del 4G ce ne sono appena uno ogni 10 km”.

Non a caso Inwit sta già iniziando a ragionare sul tema delle small cells, piccole antenne realizzate e utilizzate per integrare il segnale che viene garantito dagli impianti collocati sulle tower tradizionali. Il 5G richiederà la necessità di mantenere prestazioni elevati e garantire continuità a un segnale dieci volte più potente e veloce di quello delle reti tradizionali: questo aprirà partite infrastrutturali, gestionali e industriali di lungo periodo. La sfida di Cellnex apre il vaso di Pandora europeo, ma non è che l’inizio. E una volta di più l’Italia ha la possibilità di puntare su un parco tecnologico vasto. Servirà la volontà politica di valorizzarlo.

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