Gli anni venti del XXI secolo si aprono nel contesto di un grande cambio di paradigma tecnologico che caratterizza le principali economie avanzate e si prospetta come driver di una nuova rivoluzione industriale.

Tempo fa l’Economist definì i dati il “petrolio del XXI secolo” e le tecnologie atte a migliorare il loro sfruttamento la chiave per il futuro. Nel contesto attuale, la rivoluzione tecnologica viaggia su più binari. Da un lato vi è l’impetuoso miglioramento delle telecomunicazioni garantito da nuovi standard come il 5G, sistema in grado di consentire una velocità dati di decine di megabit al secondo per decine di migliaia di utenti, sfruttando con maggior rendimento una banda più ampia rispetto ai suoi predecessori; dall’altro, si prospetta la nascita di nuovi driver dello sviluppo, applicabili anche in contesti produttivi e industriali, come l’internet delle cose, la blockchain e le nuove forme di automatizzazione dei processi.

In mezzo a questi due filoni principali, l’intelligenza artificiale, da intendersi al tempo stesso come settore di sviluppo e più utile degli strumenti da sfruttare per implementare la crescita della rivoluzione tecnologica. Alessandro Curioni, uno dei massimi esperti italiani di intelligenza artificiale, ha dichiarato all’Agi che “l’intelligenza artificiale ci consente di dare un senso a una quantità immensa di dati in modo efficace. Lo sviluppo di una tecnologia che abbia capacità computazionali come quelle che stiamo sperimentando ci dà la possibilità di fare una quantità di calcoli enorme e di trovare soluzioni a molti problemi. È un’evoluzione quasi necessaria dell’informatica, se si pensa che la quantità di dati che abbiamo oggi a disposizione è immensa, ed è cresciuta in modo esponenziale”.

La somma di questi sviluppi tecnologici è destinata a manifestarsi con forza nel corso degli anni Venti, portandoci a considerarli come un decennio decisivo per la costruzione degli equilibri del XXI secolo. La partita tecnologica si sostanzia, rapidamente, in sfida geopolitica, dato che il principale centro propulsore dell’innovazione è destinato ad essere conteso tra gli Stati Uniti e la Cina, con le prevedibili conseguenze in materia di sicurezza, sovranità degli asset strategici e dividendi economici.

La guerra tecnologica è sfida geopolitica

In nome della competizione con Pechino, Washington è arrivata a rilanciare la propria strategia planetaria ponendo fine alla finzione retorica della “rete libera”: dopo che Donald Trump ha lanciato la sfida a Huawei, accusata di essere la punta di lancia dell’espansione strategica della rivoluzione tecnologica cinese in Occidente.

Il big tech si è gradualmente conformato alle direttive di Washington, iniziando un rapido distacco dal rivale cinese e confermando che la rete Internet mondiale resta, inequivocabilmente, a stelle e strisce, come sempre nell’ultimo mezzo secolo.

Quella tra Pechino e gli Stati Uniti è una guerra tecnologica a tutto campo. Sfida tra giganti, perchè solo grandi potenze con risorse economiche di prima grandezza possono concorrere nella partita tecnologica mondiale. Agli altri resta un ruolo residuale, per quanto non indifferente. La Russia, ad esempio, è all’avanguardia nel sovranismo informaticofinalizzato alla costituzione di una rete Internet a controllo nazionale; Israele è “superpotenza” nella cybersecurity; su questo tema di recente la Francia si è interessata ha voltato le spalle a Google per puntare sul motore di ricerca “autarchico” Qwant per ragioni securitarie, temendo lo spionaggio della Silicon Valley e, implicitamente, di Washington.

Il braccio di ferro globale, però, è affare a due. La Cina mira a investire decine di miliardi di dollari per ottenere un vantaggio competitivo nell’Ia, alimenta con l’automazione e processi snelli il piano industriale Made in China 2025conduce la corsa al 5G. Washington ha recentemente segnato il punto della supremazia nella futuristica corsa al  computer quantisticodetiene la sovrastruttura tecnologica, securitaria (gli apparati di intelligence) e ideologica (il mito liberal dell’Internet democratico) per unire hard power e soft power tecnologico.

Le domande insolute della rivoluzione tecnologica

Questo il piano “macro”, che è fondamentale: chi saprà controllare protocolli, strategie e tecnologie di decollo della nuova rivoluzione industriale potrà, per un concetto di path dependence, ottenere un vantaggio competitivo.

Ma nella vita quotidiana di miliardi di persone entreranno domande e quesiti riguardanti l’impatto della rivoluzione tecnologica sull’esistenza ordinaria di cittadini e lavoratori che non si limitano ai rapporti di forza tra le potenze.

La rivoluzione tecnologica creerà o distruggerà lavoro nelle economie avanzate? Aumenterà il valore aggiunto o cancellerà posti di lavoro? Una vera innovazione messa a servizio dell’uomo dovrebbe contemperare le istanze del progresso con quelle della tutela del lavoro, pur tenendo in considerazione il fatto che molte professioni, specie quelle soggette a un ampio grado di ripetitività e facilmente sostituibili, saranno in futuro destinate all’obsolescenza, mentre nasceranno nuove occupazioni in campo di utilizzo dei dati e di sicurezza sistemica. Il caso dei lavoratori di Deutsche Bank messi in esubero per far spazio all’intelligenza artificiale, però, segnala che sul piano dell’etica della tecnologia c’è ancora molta strada da fare.

Poi, l’uomo saprà governare l’algoritmo? Negli ultimi mesi gli algoritmi applicati in sostituzione di funzioni “pubbliche” legate all’erogazione dei servizi di welfare hanno creato problemi di gestione in Paesi come India, Australia, Stati Uniti. Governi e autorità hanno il dovere di approcciarsi all’innovazione mettendo al centro lo sviluppo sociale e mantenendo il controllo sui processi di implementazione.

Non si possono rubricare questi timori e queste incertezze come manifestazioni di un “luddismo del XXI secolo”: il cambio di paradigma a cui le società avanzate vanno incontro è di portata tale da rendere necessaria per i decisori strategici dei Paesi la ricerca di risposte credibili e di politiche capaci di armonizzare necessità securitarie, istanze pubbliche e interessi privati. Per governare la rivoluzione tecnologica bisogna pensare in maniera sistemica.

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