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Nell’incertezza generale che da mesi caratterizza l’esito del conflitto russo-ucraino, mentre c’è grande attesa verso l’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio del 2025, l’Unione Europea annuncia un nuovo pacchetto di sanzioni verso la Russia. Kaja Kallas, già Primo ministro dell’Estonia e da sempre molto critica proprio nei confronti della Russia, ha fatto il suo debutto come Alto rappresentante del Consiglio per gli Affari Esteri Ue e nella giornata di oggi, 16 dicembre, ha annunciato il quindicesimo pacchetto di sanzioni antirusse che, a differenza dei precedenti, non sarà rivolto soltanto ad aziende e beni di proprietà di cittadini russi, ma anche verso aziende straniere definite “ombra”, oltre a persone fisiche, accusati di supportare la Russia nella guerra in Ucraina. “Saremo al fianco del popolo ucraino su tutti i fronti (…) non c’è dubbio che l’Ucraina vincerà” ha infatti commentato Kallas nella mattina di lunedì 16 dicembre, definendo un elenco di 54 persone e 30 entità e aziende che, secondo il Consiglio per Affari Esteri Ue, sarebbero “responsabili di azioni che minano o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”.

I Paesi colpiti dalle sanzioni antirusse: Cina, India, Iran, Serbia, Emirati Arabi Uniti e Corea del Nord

Il nuovo pacchetto annunciato da Kallas, difatti, non mira a indebolire soltanto l’economia russa, ma anche diverse aziende straniere, tra cui flotte e compagnie di navigazione, impianti chimici e aziende energetiche con sede in Cina, India, Iran, Serbia ed Emirati Arabi Uniti, oltre a due alti funzionari nordcoreani, dopo il presunto invio di Pyongyang di 10.000 soldati a sostegno della Russia nella regione di Kursk, contro le forze armate ucraine (su cui tuttavia ci sono ancora molti dubbi). “Questo pacchetto di sanzioni fa parte della nostra risposta per indebolire la macchina da guerra della Russia e di coloro che stanno consentendo questa guerra, comprese anche le aziende cinesi” ha infatti commentato orgogliosamente Kaja Kallas.

Non è ancora chiaro quale potrebbe essere la reale portata e gli effetti derivanti da questa decisione dell’Ue. Tuttavia, è evidente che, per la prima volta, le sanzioni saranno ufficialmente rivolte, non più solo alla Russia, ma anche a Paesi terzi, che, proprio per questo, potrebbero anche decidere di reagire e rispondere a loro volta, avviando una sorta di nuova “guerra economica” verso l’Ue.

Eppure, se i rapporti economici di Bruxelles con Paesi come Iran e Corea del Nord sono – forse – piuttosto limitati, ben diverso è invece il discorso con India e soprattutto Cina. Il nuovo pacchetto di sanzioni su vasta scala riguarderà (anche) “i vari attori cinesi che forniscono componenti di droni e componenti microelettronici” alla Russia, ha commentato ancora Kallas, affermando la sua volontà di dimostrare “l’unità degli Stati membri dell’Ue nel continuo sostegno all’Ucraina”. Per questo, nonostante le autorità cinesi abbiano più volte negato il proprio coinvolgimento rispetto al conflitto in Ucraina, gli “attori cinesi” presenti nell’elenco verranno penalizzati con il divieto di viaggio e il congelamento di beni in Ue. Stessa sorte toccherà anche a decine di navi e petroliere che trasportano petrolio russo, cui sarà vietato di accedere ai porti e ai servizi dell’Ue.

Le sanzioni Ue si aggiungono alle nuove sanzioni Usa: le prospettive di pace in Ucraina sempre più lontane

Il nuovo pacchetto di sanzioni Ue si aggiunge alle sanzioni statunitensi già ufficializzate nel mese di novembre da parte del Dipartimento del Tesoro Usa, rivolte in particolare a Gazprombank, e a oltre 50 filiali connesse a essa, che operano anche in alcuni Paesi europei. Solo la scorsa settimana era infatti emerso come proprio le nuove sanzioni Usa rischiano di interrompere l’approvvigionamento di gas naturale russo di parte dell’Austria, Ungheria e soprattutto Serbia.

“Abbiamo avuto la conferma che nei prossimi giorni gli Stati Uniti introdurranno sanzioni contro l’azienda NIS a causa della sua proprietà russa” ha commentato il Presidente serbo Aleksandar Vučić nel corso del weekend. L’azienda NIS, ovvero la principale azienda petrolifera e di gas della Serbia, è infatti posseduta al 6,15% direttamente da Gazprom e al 50% dalla partner Gazprom Neft, mentre il resto delle azioni appartiene ad azionisti minori e al Governo serbo. Tuttavia, proprio per queste ragioni, Vučić aveva già annunciato di aspettarsi ritorsioni e sanzioni anche da parte dell’Ue e dal Regno Unito, che difatti, non sono tardate ad arrivare.

Eppure, se rispetto alle sanzioni Ue introdotte oggi, oltre alla Serbia, non sono ancora arrivate commenti o risposte da parte delle autorità di Cina, India, Iran e gli altri Paesi coinvolti, è chiaro che con questa nuova mossa, l’Ue non intenda avviare alcun tipo di dialogo con la Russia, in prospettiva di futuri negoziati, quanto piuttosto a inasprire le tensioni, minando i già logorati rapporti diplomatici. La pace in Ucraina, in questo senso, appare dunque come un miraggio sempre più lontano, dove l’unica speranza è nell’insediamento di Donald Trump a gennaio, anche se non è ancora chiaro quale strategia intenda utilizzare per porre fine a questo conflitto, dove, a rimetterci oltre al popolo ucraino, potrebbe essere anche l’economia europea.

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