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Il fatto che l’Europa e l’Occidente¬†non siano, per ora, riusciti a conseguire l’obiettivo strategico di danneggiare duramente la capacit√† della Russia di finanziare la guerra in Ucraina con due mesi e mezzo di sanzioni non significa che il Paese di¬†Vladimir Putin¬†stia sopportando senza danni l’assalto economico dei suoi rivali politici.

L’allarme lanciato da¬†Elvira Nabiullina¬†nelle sue considerazioni sui tassi d’interesse nei giorni scorsi, in un certo senso, lo testimonia: Nabiullina ha di fatto certificato che la Russia si trova in una situazione di¬†stagflazione, con un rincaro del carovita del 18-23% stimato per il 2022 e un crollo del Pil atteso del 10% nel 2022 a cui faranno seguito anche un 2023 e un 2024 complessi. La Russia, gi√† forte di un’economia non pi√Ļ grande di quella di Paesi come¬†Messico e Spagna,¬†da un lato fa affari d’oro sul fronte energetico con la bolletta quotidiana dei Paesi occidentali, dall’altro invece vede la sua popolazione soffrire duramente per l’assalto economico occidentale.

Le previsioni della Nabiullina fanno il pari con quelle di uno dei massimi esperti economici del Paese, secondo cui “la¬†Russia nei prossimi due anni si trover√† in una situazione economica molto difficile”. Lo ha affermato nella giornata del 27 aprile il¬† direttore della Corte dei conti in Russia, l’economista Aleksei Kudrin nella riunione del presidium del Consiglio dei legislatori a San Pietroburgo. Secondo le previsioni del ministero dello Sviluppo economico, entro la fine dell’anno il pil scender√† dell’8,8 per cento e l’inflazione aumenter√† del 20,7 per cento. “In una tale situazione, √® molto importante valutare i propri punti di forza e le risorse di cui si pu√≤ disporre, ha spiegato Kudrin nel suo intervento”. “Ci sar√† una crisi pi√Ļ importante di quella del 2009”, anno in cui Kudrin, molto stimato in Occidente, era ministro delle Finanze, e si confrontava con Nabiullina per salvare il Paese, e “molto pi√Ļ significativa di quella della pandemia”, ha quindi concluso.

Due pareri schietti che non nascondo la realt√†. In difficolt√† le produzioni automobilistiche, in calo la produzione industriale, a rischio aziende e mercati: la Russia oltre il gas, il petrolio e le materie prime ha un’economia in subbuglio. L’invasione dell’Ucraina ha portato Putin a decretare di fatto la fine dell’integrazione economica con la Germania,¬†vero pivot del Paese nell’era di Angela Merkel, e a inaridirsi l’approdo in Russia di beni strumentali, macchinari e prodotti di consumo: ¬†l sanzioni imposte alla Russia dai paesi occidentali, compresa la Germania, hanno portato ad aprile le esportazioni tedesche nel paese a precipitare del 62,3% rispetto al mese precedente a 0,9 miliardi di euro. Dopo l’invasione, la Russia √® scesa dal quindicesimo al ventiseiesimo posto tra i partner di esportazione della Germania.

E sul fronte industriale i dati dell’indice manifatturiero Pmi di aprile di Standard&Poor’s Global indicano un ulteriore calo delle condizioni operative nel settore manifatturiero russo. Il deterioramento generale della salute del settore √® stato guidato da ulteriori cali nella produzione, nei nuovi ordini, nell’occupazione e delle scorte di acquisto, con i tempi di consegna dei fornitori che si sono allungati notevolmente. Notevoli i rischi che corrono le fasce pi√Ļ povere della popolazione russa in caso di esclusione del Paese dalle catene del valore internazionali secondo l’Ispi: “gli attuali pacchetti di sanzioni escludono la Russia da¬†forniture chiave nelle industrie manifatturiere¬†(tra cui la difesa, l‚Äôautomotive, e la chimica/farmaceutica), rendendo molto pi√Ļ difficile per Mosca ottenere l‚Äôaccesso a input indispensabili ed esacerbando la dipendenza estera russa da prodotti finiti”. Citofonare Pechino: finora non c’√® stato alcun segno che la¬†Cina abbia dato un supporto per aggirare le sanzioni draconiane di Usa e alleati, ma d’altronde il¬†rafforzamento del rublo¬†√® arrivato nel quadro di una graduale trasformazione della divisa russa in satellite dello yuan cinese.

Una dimostrazione indiretta del peso che la guerra e le sanzioni stanno avendo sulle fasce pi√Ļ povere della popolazione russa viene dalla vicina Armenia, preoccupata per il rischio di una crisi economica dovuta al crollo delle rimesse dalla Russia.¬†Ogni anno, decine di migliaia di armeni vanno a lavorare nella Federazione come stagionali, soprattutto nel settore dell‚Äôedilizia.¬† Come riporta il Moscow Times, secondo la Banca Centrale armena le rimesse nel 2021 ammontavano a 865 milioni di dollari pari al 5 per cento del Pil nazionale, ma il crollo che tale livello di rimesse potrebbe subire nel 2022 √® dato dal governo di Erevan al 40%: un vero e proprio bagno di sangue che riflette la forza del declino delle classi meno abbienti della popolazione russa. Mentre i boiardi di Stato, i banchieri vicini al Cremlino e i big dell’energia volano per la crisi dei prezzi, una larga parte della popolazione soffre le sanzioni e la crisi. E lo choc economico per Mosca sar√† sempre pi√Ļ forte. Nessuno esce vincitore da una guerra economica¬†ormai senza esclusione di colpi.

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