Le sanzioni contro la Russia alla prova della realtà

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“Due anni dopo che il presidente Biden aveva parlato di ‘un colpo devastante’ per l’economia russa in seguito all’invasione dell’Ucraina, si prevede che quest’anno la Russia crescerà più velocemente di Stati Uniti, Germania, Francia o Regno Unito. È improbabile che le nuove sanzioni statunitensi annunciate venerdì cambino questa realtà, data la resilienza della Russia”. Così l’articolo di testa del Washington Post.

La realistica constatazione del Wp merita un commento. Il madornale errore di valutazione riguardo le sanzioni non nasce dal nulla. Il fatto è che l’impero d’Occidente da decenni ha il suo dominus nella Tecnofinanza e nel collegato apparato militar industriale statunitense, il cui potere, già forte, si è incrementato nei decenni delle guerre infinite.

La tecnofinanza vive e prospera del virtuale. E così anche l’apparato militar industriale Usa – collegato in maniera indissolubile alle Big Tech e alla grande Finanza – che in questi anni è scivolato sempre più in un pantano virtuale.

Basti pensare all’esito delle guerre infinite, che hanno visto gli Stati Uniti dar vita ad avventure militari che, pur incrementando il potere di influenza dell’apparato militar industriale all’interno dell’impero, non hanno prodotto i risultati sperati nell’ambito geopolitico. L’Afghanistan, dove Washington ha registrato una secca sconfitta, è solo la punta dell’iceberg dello scacco subito da questa affannosa, quanto tragica, strategia fondata sulla lotta continua.

Il dominus tripartito d’Occidente, dunque, benché cumuli un potere immenso, ha un contatto – e un relativo approccio – del tutto distorto sia con la realtà che con le magmatiche forze che la modellano. Da cui gli errori di cui sopra, che è costretto a reiterare perché ormai è entrato in un circolo vizioso dal quale gli è impossibile uscire senza perdere l’attuale potere.

È facile comprendere come il ritorno a una finanza collegata alla realtà decreterebbe il collasso non solo della Finanza attuale, ma anche del suo Potere assoluto sulla Politica. Così anche l’apparato militar industriale Usa, se dovesse essere messo al servizio della sola sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi interessi reali, collasserebbe, venendo meno l’alimento diuturno della lotta continua.

Senza l’ausilio di tali pilastri, anche le Big Tech perderebbero il loro ruolo di colonna e proiezione globale dell’Impero, ridimensionandosi e lasciando spazio a realtà concorrenti.

Va da sé che, dovendo costringere la realtà nei suoi schemi virtuali, il dominus tripartito d’Occidente deve necessariamente esercitare la Forza, diventata ormai l’unico volto del suo Potere.

Ciò si può registrare con facilità nella costrizione esercitata dalla Finanza sulla Politica e sulla realtà economica altra da essa; come anche nella costrizione esercitata dall’apparato militar industriale sulla Politica perché utilizzi il solo Hard power, sia armato che diplomatico – pressioni, sanzioni, costrizioni – ; sia, infine, nella repressione, modulata quanto capillare, della libera circolazione di idee e informazioni da parte di Big Tech.

Così, costretto nel suo ambito virtuale, sul quale basa tutto il suo immane potere, il dominus tripartito d’Occidente non può far altro che perseverare ciecamente sulla via intrapresa, continuando a seminare caos – prodotto dalla Forza e dall’approccio irrealistico alla realtà (ci sia scusato il gioco di parole) – e a subire scacchi laddove la realtà si impone al virtuale.

Così è stato per le sanzioni contro la Russia, così è stato per la guerra ucraina. Ciò che si registra in Ucraina, non è solo una vittoria della Russia, che verrà formalizzata in un futuro ancora incerto (prossimo o lontano che sia), ma una sconfitta del Potere virtuale, che ha impattato contro la dura realtà, uscendone incenerito.

Peraltro, se è vero che in questa guerra per procura contro la Russia a farne le spese è stata la povera Ucraina, ormai devastata in modo irreversibile tanto da porre dubbi sulla sua sopravvivenza come nazione, è altrettanto vero che il tentativo statunitense di eliminare un concorrente globale ha prodotto l’effetto contrario, riconsegnando a Mosca uno status di potenza globale che forse non avrebbe avuto e certo non in così breve tempo.

Quanto all’Europa, il tentativo, riuscito, di asservirla come mai prima agli Stati Uniti, l’ha impoverita in maniera irreversibile. Ma ciò che oggi agli occhi degli Stati Uniti appare come una grande vittoria, potrebbe segnarne la rovina.

In questo senso, l’America ha fatto lo stesso errore compiuto dalla Germania in seno all’Unione europea. Negli scorsi decenni, Berlino ha forzato la Ue a diventare ancillare alla Grande Germania, così da consegnare a quest’ultima una proiezione globale, nulla importando che tale disegno impoverisse gli altri Stati membri, sia a livello politico che economico-finanziario.

L’affondamento della Grande Germania, di cui è simbolo il sabotaggio del Nord Stream 2, dovrebbe suonare come un campanello d’allarme oltreoceano di come la riduzione degli alleati a servi indebolisca anche il dominus.