L’Iran apre alla vendita al pubblico delle azioni di quattro importanti raffinerie del Paese, nello specifico quelle di Teheran, Isfahan, Tabriz e Bandar Abbas. Secondo Ali Rabiei, portavoce dell’esecutivo di Teheran, questa mossa dovrebbe favorire la crescita economica del Paese e porterà a nuovi investimenti in ambito industriale che, a loro volta, consentiranno di aumentare la produzione e di far decrescere il tasso di disoccupazione. Rabiei ha inoltre affermato che l‘indicizzazione degli asset statali sul mercato azionario è una strategia importante per ridimensionare il settore pubblico e consentire una maggiore crescita di quello privato. L’auspicio è quello di contrastare gli effetti recessivi della pandemia e delle sanzioni americane sull’apparato produttivo.

Il ruolo del greggio

La prosperità dell’economia iraniana è legata alla produzione petrolifera e le sanzioni di Washington, imposte nel 2018 in seguito al collasso dell’accordo sul nucleare, hanno di fatto bloccato l’export. Il Prodotto interno lordo si è contratto del 4.5% nel 2018 e del 7.6 nel 2019 mentre il tasso di disoccupazione è passato dal 14,5% del 2018 al 16,9 del 2019. La produzione aveva raggiunto, all’inizio del 2018, i quasi quattro milioni di barili al giorno, di cui due milioni e trecentomila venivano esportati. La maggior parte del petrolio veniva acquistato da otto Paesi, che avevano beneficiato di esenzioni dalle sanzioni e tra cui c’erano Cina, India ed Italia. L’Amministrazione Trump aveva però deciso, in seguito, di cancellare le esenzioni e ciò aveva fatto collassare l’esportazione a circa 260mila barili al giorno. Il Fondo Monetario Internazionale ritiene che ciò abbia portato ad una riduzione delle riserve in valuta estera di Teheran. Il tasso d’inflazione iraniano è tra i più alti al mondo dopo quelli di Venezuela, Zimbabwe e Sudan mentre la valuta nazionale si è fortemente deprezzata rispetto ai primi mesi del 2018. Il crollo dei prezzi del petrolio e la pandemia hanno invece portato il Fondo monetario internazionale a stimare che l’economia del Paese si contrarrà di circa il 6% nel 2020.

Le prospettive

Il governo iraniano ha promesso di proteggere la popolazione del Paesedalle ricadute economiche del Coronavirus ed ha ricordato l’importanza di bilanciare le misure di contenimento sanitario e la necessità di far ripartire l’economia della nazione. L’esecutivo del Paese teme che le misure possano danneggiare oltremodo un’economia già prostrata dalle sanzioni americane ed ha deciso di riaprire, nelle ultime settimane, alcune infrastrutture ed attività nella speranza che fungano da volano per la crescita. Le prospettive non sono buone: l’Iran è tra i dieci Paesi al mondo più colpiti dal Covid-19 con oltre 97mila casi e più di 6mila morti a causa del virus ed i fondamentali piuttosto deboli della nazione potrebbero non reggere all’aggravio causato dalla crisi sanitaria. L’indebolimento di Teheran potrebbe portare anche ad un ridimensionamento della sua sfera d’influenza in Medio Oriente. In primis in Siria, dove contende alla Russia di Vladimir Putin il ruolo il ruolo di partner più affidabile dell’esecutivo di Bashar al-Assad ma anche nell’ambito della guerra fredda con l’Arabia Saudita, nemico giurato di Teheran e pronta ad approfittare di ogni indebolimento della potenza sciita.

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