La geopolitica della corsa allo spazio
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Per Christine Lagarde l’idea di un’inflazione temporanea e prossima a scemare nella zona euro è stata, controintuitivamente, una convinzione costante per la seconda metà del 2021 e l’inizio del 2022, prima che l’accelerazione imposta dalla guerra in Ucraina imponesse alla Banca centrale europea una svolta. L’annunciata manovra sul rialzo dei tassi e sulla fine dei piani d’acquisto segna il ritorno della Bce al controllo dell’inflazione come obiettivo primario, indipendentemente dalle conseguenze su crescita e economia reale, ma soprattutto segnala la definitiva abdicazione dell’Eurotower alla volontà, spesso messa in pratica, di governare i mercati.

L’annuncio della Lagarde chiude una parabola di dodici mesi iniziata a giugno 2021 quando, di fronte ai primi aumenti del costo della vita nell’Eurozona e alle dinamiche d’inflazione galoppante che iniziavano a mettersi in pista in America e nel Regno Unito, la governatrice della Bce lanciò il suo primo appello: “l’inflazione è temporanea”. Nel corso dei mesi sono cambiati i toni e le motivazioni, ma il leitmotiv è sempre stato quello: a giugno, e allora lo si poteva giustificare, il ritorno dell’inflazione era giustificato con “il miglioramento della situazione pandemica, i progressi delle campagne di vaccinazione e l’aumento della fiducia” che faceva tornare le persone a spendere e le imprese a produrre.

A settembre si parlava ancora di “inflazione temporanea” mentre il target Bce del 2% veniva superato nell’Eurozona, che presentava un’inflazione al 3%: allora la responsabilità era addossata alla crisi dei chip, ai rincari industriali e alla difficile gestione delle catene del valore nell’era post-pandemica. Il 28 settembre Lagarde del resto ammonì che la politica monetaria deve guardare oltre l’inflazione“, non limitarsi a constatare la sua evoluzione ma condizionare l’economia per evitarne impennate. Principi sacrosanti ma disattesi. Il 28 ottobre la linea era leggermente modificata: l’inflazione “durerà più del previsto ma resta temporanea”. A fine novembre un’altra precisazione: l’inflazione scenderà nel 2022, dato che la sua principale causa determinante era divenuta, nel frattempo, lenergia.

Le stime della Bce, ai tempi, prevedevano un’inflazione destinata a scendere attorno al 3% nel 2022 in attesa di un ulteriore rallentamento rallentamento all’1,8% nel 2023 e 2024. Ma a gennaio si sfondò, per la prima volta da oltre un decennio, la quota del 5%. Commento della Lagarde? “Non vediamo al momento un movimento che potrebbe creare una spirale inflazionistica”. Quattro mesi dopo, a maggio, il dato è arrivato all’8% e in Paesi come l’Italia siamo ai massimi da quasi quarant’anni. Tanto che le nuove stime ne hanno preso atto: l’inflazione è prevista al 6,8% medio per l’anno in corso, al 3,5% nel 2023, al 2,1% nel 2024. Sempre sopra il target dichiarato del 2%.

Solo a fine marzo la Bce ha fatto dietrofront constatando, nelle sue previsioni, quella che ormai era un’amara realtà: l’inflazione era qui per restare e dovuta a determinanti fattori strutturali come l’atavica dipendenza europea dall’importazione di materie prime energetiche, messa a repentaglio dallo choc economico connesso alle sanzioni alla Russia. Il 24 febbraio è iniziato il conflitto russo-ucraino e per l’Eurotower il cosiddetto “effetto Putin” è diventato l’alibi con cui correggere la politica in senso più restrittivo. Ma gli allarmi chiedevano azioni immediate mancanti sia sul fronte della politica monetaria che su quello decisionale della Commissione europea, che si è fidata ciecamente delle indicazioni dell’Eurotower sull’inflazione condannandosi all’inazione. Il rialzo dei tassi deciso mentre l’affanno di molti Paesi si comincia a far sentire rischia di colpire duramente l’economia reale ma arriva dopo che la Bce ha, per anni, inseguito la realtà dei fatti senza più saperla condizionare.

L’agenda di Mario Draghi alla Bce, prima dell’avvento della Lagarde, non è stata priva di problematiche e errori che su queste colonne si sono più volte analizzati; ma il quantitative easing e la capacità di governo delle dinamiche monetarie di Draghi si sono unite a una capacità di comunicazione e di trasmissione di fiducia e di credibilità che per l’attuale inquilina dell’Eurotower appare semplicemente mancante. L’ex ministro di Nicolas Sarkozy ed ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale, alta burocrate più che politica, ha disatteso l’insegnamento di Guido Carli secondo cui la credibilità degli annunci e delle parole è la vera arma in mano a un banchiere centrale: il volo di spread e titoli di Stato dei Paesi più indebitati come l’Italia e il crollo delle borse di questi giorni lo testimonia. E in Paesi come l’Italia ritornano i fantasmi del 2020, anno in cui la Lagarde consegnò con dichiarazioni mal ponderate se non addirittura mendaci (“Non è compito della Bce correggere le differenze degli spread”) l’Italia vittima iniziale della pandemia in Europa alla speculazione finanziaria. Tanto da suscitare la vigorosa reazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la messa in allarme di molti apparati strategici timorosi di possibili mosse ostili contro l’economia nazionale.

Travolta la narrazione sull’inflazione, sarà da giudicare quanto la Lagarde ha fino ad ora detto sulle prospettive dell’Europa di conseguire una vigorosa ripresa: nel 2021 la narrazione era connotata da toni positivi e entusiatici, dopo lo scoppio della guerra la Bce ha sempre espresso il suo assenso a una vigorosa crescita da rimettere in carreggiata entro la fine 2022. A dicembre gli economisti della Banca centrale europea avevano previsto un’espansione annua del Pil pari al 4,2% nel 2022, al 2,9% nel 2023 e all’1,6% nel 2024. A marzo 2022, tuttavia, la Bce stimava per l’Eurozona una crescita del Pil del 3,7% nel 2022, del 2,8% nel 2023 e dell’1,6% nel 2024. In occasione dei recenti annucni le stime sul Pil 2022 sono state ridotte a +2,8% e 2,1% nel 2023. E da qua a fine anno, anche su questo fronte, la realtà può offrire nuove docce fredde a un’Eurotower andata, negli scorsi dodici mesi, totalmente nel pallone.

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