Storie – Giannini, Il banchiere italiano che cambiò la finanza americana

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Tra le figure più interessanti del mondo imprenditoriale e finanziario del Novecento legate, anche solo per ascendenza, all’Italia poco nota nel nostro Paese ma degna di racconto è la storia di Amadeo Peter Giannini, il finanziere che nell’America di inizio Novecento divenne noto come il “banchiere degli ultimi” Anticipando con i suoi comportamenti molte dinamiche di quel compromesso tra capitalismo e progresso sociale che avrebbe stabilizzato le società occidentali dopo lo shock della Grande Depressione e la Seconda guerra mondiale.

Giannini era un americano di puro sangue italiano: nato il 6 maggio 1870 a San José da genitori immigrati provenienti da Favale di Malvaro, un comune dell’entroterra ligure, Giannini, formatosi “dal basso” nell’azienda agricola di famiglia ad Alviso, California, dove a 16 anni vide un bracciante uccidere suo padre durante una lite, aveva conosciuto in gioventù il rischio di emarginazione e esclusione che gli immigrati italiani subivano e provò con lavoro e inventiva a spezzare questo circolo vizioso. Agente di commercio di prodotti ortofrutticoli prima, azionista di una società erogatrice di prestiti poi, Giannini dalla terra arrivò alla finanza a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento.

Nel 1904 Giannini lasciò la società per cui lavorava, la Columbus Savings and Loans, e fondò a San Francisco la Bank of Italy, che nacque in un saloon riadattato a ufficio dando vita a un percorso che, nel 1945, avrebbe portato alla fusione con la Bank of America e alla creazione di quello che all’epoca sarebbe stato il primo polo bancario al mondo. Ma questa è un’altra storia. La vera rivoluzione di Giannini fu quella di portare nella finanza americana, dalla California terra di opportunità e rischi per molti forestieri attratti dal sogno di sviluppo degli States, principi di “capitalismo dal volto umano”.

La Bank of Italy di Giannini si distinse per il suo approccio innovativo nel settore bancario e il suo impegno nel sostenere le fasce più deboli della società. Nella consapevolezza che la finanza avrebbe avuto senso solo se messa al servizio dell’economia reale.

La filosofia di Giannini era chiara: piccoli prestiti mirati a chi volesse avviare attività imprenditoriali, tassi di prestito favorevoli per il denaro introdotto nell’iniziativa privata, abbattimento dei due terzi delle commesse per l’invio delle rimesse in Italia dei lavoratori immigrati, legame diretto tra credito e produzione, focalizzazione della concessione di prestiti sul ritorno concreto degli investimenti. Una mossa che in due anni si rivelò vincente quando, dopo il terremoto di San Francisco nel 1906, la Bank of Italy finanziò spesso a fondo apparentemente perduto molte attività di ricostruzione.

“Aiuta gli altri quando ne hanno più bisogno”, diceva Giannini. “Sii pronto a tirarli fuori dalla fossa. La mano che aiuta in un giorno buio”, era il suo precetto, “verrà ricordata fino alla fine dei tempi”. Un capitalismo umanista, quello di Giannini, che seppe resistere anche allo shock della Grande Depressione perché incardinato nel giusto mezzo tra legame con l’economia reale e assenza di tracotanza iper-finanziaria. I risultati? La Bank of Italy aveva tassi di restituzione dei prestiti mediamente pari al 90% e Giannini anticipò anche un principio di responsabilizzazione finanziaria che oggigiorno vediamo in atto in diversi contesti sociali a basso tasso di sviluppo con il principio del microcredito, senza nemmeno dover ricorrere allo stimolo del tasso d’interesse elevato sul prestito come pungolo.

Fino alla morte avvenuta nel 1949 Giannini seppe unire a questa attenzione un buon fiuto per gli affari. Come si è ricordato su Il Giornale, “garantì sostegno a giovani innovatori pieni di idee, come gli ingegneri Bill Hewlett e David Packard che Giannini fece incontrare con Walt Disney per portare innovative tecnologie audio nei film del suo gruppo, dando vita al sodalizio che avrebbe fatto nascere il colosso Hp. Finanziò la costruzione del ponte Golden Gate, sostenne Charlie Chaplin per i suoi film, ideò e finanziò assieme a Henry Kaiser il sistema modulare di costruzione delle Liberty Ships durante la seconda guerra mondiale”.

A lungo repubblicano convinto, incardinò e in un certo senso anticipò la filosofia del Glass-Steagall Act con cui Franklin Delano Roosevelt e la sua presidenza democratica fondarono la governance della finanza post-1929 separando funzione di raccolta e funzione di investimento delle banche in nome del “giusto mezzo” tra capitalismo finanziario e impresa. Una visione che anticipò a suo modo anche la filosofia della ricostruzione italiana postbellica, portata avanti con quegli stessi caratteri identitari, prima ancora che professionali, che ispirarono l’azione di Giannini. Un italiano con passaporto americano che ha saputo mostrare una via lungimirante da cui la finanza nei decenni successivi si è, purtroppo, allontanata