Il capitolo Brexit sembra non avere fine. Sono passati ormai più di tre anni da quel lontano giugno 2016, quando la maggioranza dei cittadini britannici diede il proprio voto favorevole per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

Tre anni di negoziati inconcludenti

Tre anni di snervanti negoziati che hanno portato, tra le altre cose, alle dimissioni dell’ex premier britannico Theresa May. Secondo i piani iniziali il processo del Brexit si sarebbe dovuto concludere lo scorso 29 marzo 2019, ma il disegno del partito conservatore britannico è lentamente naufragato sotto il fuoco incrociato della Commissione europea e del Parlamento nazionale.

Theresa May aveva infatti trovato un accordo con Bruxelles, un documento lungo 585 pagine, che tuttavia è stato bocciato per tre volte alla Camera dei Comuni di Londra. Condizioni eccessivamente severe imposte dall’Unione europea sommate ad un intreccio di giochi di potere interni alla Gran Bretagna hanno portato a questa lunga impasse politica. Così dopo l’addio della May, è ora arrivato il momento di Boris Johnson, ex sindaco di Londra e rappresentante dell’ala più dura dei brexiters, ovvero coloro che uscirebbero dall’Unione europea anche senza un accordo tra le due parti.

La promessa di Johnson

Con il piglio combattivo che lo caratterizza, Johnson, nel suo discorso di fronte alla Camera dei Comuni, ha chiarificato le sue aspettative sul Brexit. Il termine ultimo è fissato al 31 ottobre 2019. Il giorno di Halloween sarà quindi, nei piani di Johnson, l’ultimo giorno di permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea. Con o senza accordo.

Immediata è stata tuttavia la risposta da parte della Commissione europea uscente. Nella telefonata intercorsa tra Jean Claude Juncker, ormai a fine mandato alla presidenza della Commissione, e lo stesso Johnson sono emerse le distanze che ancora separano le due parti. In particolare, il nodo da sciogliere è la questione irlandese. Secondo la bozza di accordo redatta con la  May, il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica irlandese sarebbe dovuto rimanere aperto anche dopo il periodo di transizione post Brexit. Niente barriere doganali quindi finché non si sarebbe trovato poi in seguito un accordo separato per regolare la questione irlandese. Tale condizione, accettata da Bruxelles, non viene però digerita da Johnson che ha promesso di eliminarla dall’accordo.

La minaccia Oettinger

A fomentare la tensione tra le due parti ci ha pensato poi il Commissario europeo al bilancio, Guenther Oettinger, già noto alle cronache per alcune velate minacce pre elettorali. Anche in questo caso il Commissario Ue ha utilizzato l’arma dell’intimidazione contro lo scomodo rivale. Oettinger ha infatti dichiarato in una recente intervista che, in caso di mancato accordo tra le parti, la Gran Bretagna si esporrebbe ad un grave rischio di solvibilità. Una minaccia bizzarra considerata l’attuale piena salute economica della Gran Bretagna, nonostante il periodo di crisi istituzionale.

Londra ha un tasso di disoccupazione pari al 4%, contro la media del 10% presente nell’Unione europea, ha un Pil in costante crescita sopra l’1.5%, un debito pubblico all’80% del Pil e uno spread che non va oltre i 100 punti. Alla luce di questi dati diventa piuttosto evidente come le minacce del Commissario uscente Oettinger siano prive di fondamento. Sembra più probabile che si tratti, come già successo in passato, di una tattica politica volta a creare falso allarmismo per ottenere così una posizione di vantaggio nel negoziato.

In realtà le esportazioni dell’Unione europea verso la Gran Bretagna sono maggiori rispetto a quelle di Londra verso il Vecchio continente. Questo significa che l’Unione europea ha maggiore necessità di trovare un accordo commerciale valido rispetto alla Gran Bretagna per poter continuare a vendere le proprie merci senza eccessive perdite. Finora Bruxelles ha sfruttato la debolezza politica interna di Londra per recitare un ruolo di forza nella trattativa che, in realtà, non le spetterebbe. Sarà ora compito di Johnson cambiare la prospettiva di questo infinito negoziato.