Ha fatto parlare il mondo intero dopo esser divenuta la piattaforma su cui si è concretizzato l’ardito e spericolato assalto al cielo dei trader indipendenti alla finanza istituzionale statunitense, ma ora Robinhood non vuole più essere associata alla guerra a Wall Street ma entrarne a far parte. La piattaforma di trading su cui si sono scatenate le “locuste” animate dall’euforia social e dai richiami dei pifferai magici del web, Elon Musk in testa, che a gennaio hanno creato lo short squeeze su GameStop e altri titoli decotti ora è pronta a quotarsi con un Ipo a New York.

La mossa è di quelle interessanti perché potrebbe creare un connubio con pochi precedenti nella finanza Usa, portando allo sbarco nella finanza regolamentata delle aziende strutturate, dei fondi di risparmio gestito e delle grandi banche d’affari il giovane e dinamico campione della speculazione, l’eToro a stelle strisce che permette a ognuno di trasformarsi nel trader di sé stesso, alimentando il circolo, complesso da governare, delle aspettative degli improvvisati investitori. Per i quali basta una tempesta emotiva come l’ondata di post su Reddit invitanti all’assalto a GameStop per mobilitare, in una fase segnata da acuta volatilità e irrazionalità sui mercati, manovre in grado di garantire spostamenti di miliardi di dollari di capitali.

In una fase in cui Wall Street è di fatto anarchica, trainata dai grandi fondi che spingono sull’euforia rialzista, segnata da un anno in cui le condizioni dell’economia reale statunitense (e globale), messa in crisi dal Covid-19, cozzavano con l’euforia dei listini lo sbarco di Robinhood è tutto fuorché contraddittorio. Quando Robinhood  ha depositato presso la Secl, la Consob di Washington, i documenti per la tanto attesa offerta pubblica iniziale, nella stessa settimana in cui ha pagato una multa da 70 milioni di dollari per manipolazione di mercato nella fase di esplosione della pandemia a inizio 2020, la torsione di Wall Street verso il ruolo di un vero e proprio casinò si è, di fatto, completata. Fare soldi con i soldi non è più il proposito alla Gordon Gekko ripreso dai banchieri che, prima della crisi del 2007-2008, autoproclamandosi i masters of the universe crearono le alchimie finanziarie e i giochi borsistici che hanno, dopo lo scoppio della crisi dei subprime, rischiato di travolgere il mondo. Ora è un imperativo per chi possiede capitali in cerca di impiego in una fase di forte volatilità. In cui comprare azioni Tesla è più conveniente di acquistare auto del gruppo di Elon Musk, in cui per poche settimane un’azienda dal fatturato di poche decine di milioni di euro come QuantumScape può toccare 50 miliardi di dollari di capitalizzazione, in cui il tutt’altro che noioso contorno di Dogecoin, Bitcoin e criptovalute varie aggiunge dinamismo e instabilità, ma anche strade per i trader più ambiziosi.

Insomma, Wall Street balla una sardana impazzita di cui Robinhood è l’emblema. Con una crescita del 151% degli iscritti da inizio anno (ora sono 31 milioni) Robinhood incarna lo spirito del tempo, che lungi dall’invitare alla calma, alla ponderazione e alla pianificazione strategiche degli investimenti esalta lo spirito “Yolo” (You only live once) dei trader che, inconsapevolmente, si fanno agenti di dinamiche più grandi di loro, fondate sulla volontà di scacciare dalle borse i venti ribassisti che si accumulano su un mercato finanziario stracolmo di liquidità.

Il Financial Times non a caso ricorda che Robinhood, società con un fatturato inferiore al miliardo di dollari, mira a toccare quota 40 miliardi di capitalizzazione con la raccolta fondi sul mercato, classificandosi come una vera potenza; rivendicando l’obiettivo di aver “democratizzato” l’accesso ai mercati finanziari, eliminando le commissioni di intermediazione, la piattaforma nata da un’idea di Vladimir Tenev e Baiju Bhatt, due amici laureati in fisica e matematica a Stanford, sbarcando a Wall Street può però creare un circolo vizioso che rischia di svelare potenziali conflitti di interesse. Dato che su Robinhood sono trattate, spesso in maniera volatile, azioni di titoli quotati sui listini principali come il Nasdaq e lo S&P500 è possibile pensare che fenomeni di insider trading tra le varie parti del mercato condizionino sia il titolo della piattaforma che quelli delle altre società. Inoltre, sdoganandosi come società di capitali Robinhood spingerà Wall Street a trasformarsi in qualcosa di sempre più simile a un casinò vero e proprio e sempre meno a una borsa, decisivo polmone per ogni economia avanzata. Senza un intervento regolatorio o uno scrutinio della Sec si crea inoltre, in prospettiva, il rischio che milioni di americani si lancino nuovamente nel gioco finanziario sregolato, nella nuova Grande Scommessa. Con il rischio di mettere a repentalgio, in nome dell’illusione di un guadagno arriso in realtà soprattutto a pochi grandi investitori, i risparmi e i frutti del lavoro di una vita di milioni di persone in cerca di illusori soldi facili.

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