La Germania post-elezioni sarà molto probabilmente molto meno aperta al ritorno dell’austerità fiscale rispetto alla prima fase dell’era di Angela Merkel, date le condizioni venutesi a creare dopo la pandemia di Covid-19, ma su questo come altri fronti Berlino agirà nell’ottica di consolidare la sua centralità su un’Europa fattasi, anno dopo anno, sempre più “tedesca”.

Spesso in Italia la pubblicistica tende a dimenticare che la Germania non agisce, in Europa, da “europea”, ma da tedesca a tutto tondo, come la grammatica della sovranità nazionale prescrive. E dunque, di conseguenza, la possibilità di una rottura con il rigore degli anni passati non va interpretata con rilassamento come la premessa di una totale ricomposizione degli equilibri che la Cancelliera lascerà dopo il suo congedo dal governo. La Germania ridurrà sicuramente il rigore in ambito fiscale, ma su altri fronti avrà posizioni in continuità col recente passato che per l’Italia possono apparire problematiche.

Un tema cardine di questo discorso è quello delle banche, su cui la Germania ha, in passato, sostenuto con severità la cura da cavallo imposta agli istituti italiani per i crediti deteriorati salvo, a più riprese, dimenticare volontariamente il problema interno della crisi di Deutsche Bank, gravata da una massa di derivati tossici. Olaf Scholz, candidato socialdemocratico e ministro delle Finanze uscente, nei giorni in cui è asceso alla pole position nella corsa per succedere alla Merkel è stato investito da critiche per le crisi finanziarie verificatesi nel Paese durante il suo mandato nel governo, ma in caso di vittoria dovrà continuare a occuparsi di un dossier scottante per Berlino, quello del completamento dell’unione bancaria in sede comunitaria.

Scholz nell’era Merkel è stato il deus ex machina che ha convinto la Cancelliera a superare la linea rigorista a inizio 2020 e ad aprire la strada al Recovery Fund, ma al contempo tra 2019 e 2020 ha impostato le linee guida politiche per una proposta di unione bancaria che appare a dir poco problematica per Paesi come l’Italia. In campo c’è l’idea di completare il meccanismo di tutela dei depositi e di risoluzione degli istituti in crisi con un processo di assicurazione dei depositi. Scholz e Merkel, in quest’ottica, hanno elaborato una proposta fondata sulla volontà di introdurre nella procedura di assicurazione un meccanismo di limitazione all’accumulazione di quote di debiti sovrani nei bilanci delle banche del Vecchio Continente. L’idea della Germania è che differenziali di rischio e rendimento nei titoli sovrani dell’Eurozona comportino differenti esposizioni al meccanismo di assicurazione unico finanziato dai Paesi membri dell’Unione, fornendo di conseguenza un assist a Stati come Italia, Grecia, Spagna, Portogallo. Tale limitazione, qualora venisse attuata, colpirebbe duramente i Paesi mediterranei, in cui i titoli di Stato ad alto rendimento sono parte integrante dei bilanci bancari e un tipo di investimento diffuso tra la popolazione.

Ebbene, in quest’ottica nonostante l’ascesa nei sondaggi di partiti come i Verdi, favorevoli a una maggiore condivisione del rischio, la Germania non pare destinata a modificare sensibilmente la sua posizione nel breve e medio periodo. Il dibattito europeo sull’unione bancaria, che è in stallo proprio per la proposta tedesca che viene rigettata da diversi Paesi Ue, è entrato al centro della campagna elettorale quando la Cdu di Amin Laschet, in tentativo di rimonta nei sondaggi, ha con un ardito sillogismo attaccato Scholz sovrapponendo il suo dichiarato posizionamento a favore di una discontinuità fiscale con l’accettazione di un’unione bancaria morbida rispetto alle proposte fatte da ministro. Cercando in questo modo di solleticare l’elettorato moderato, che sta prendendo in parte la via dei liberali Fdp, sul rischio di finanziare in questo modo le banche delle “cicale” mediterranee, in un modo o nell’altro sempre destinate a rientrare nel discorso.

In realtà però Scholz punta alla stessa base elettorale che ha sostenuto a lungo la Merkel e sa che non può permettersi deviazioni sostanziali dalla sua linea. Il problema, in caso di vittoria socialdemocratica alle elezioni, sarà nella composizione di un governo in cui la Spd dovrebbe cercare di far entrare sia chi perora una svolta a tutto campo (i Verdi) sia chi è ostile tanto al rilancio fiscale quanto a un ammorbidimento della linea sull’unione bancaria, come i liberali. Tutto questo mentre gli istituti tedeschi sono in una fase di incertezza per i bassi rendimenti, gli utili in contrazione, i problemi di digitalizzazione. Una quadratura del cerchio difficile da realizzare, che ci ricorda quanto l’allontanamento della Germania dalla religione austeritaria non significhi una svolta completa prossima a formalizzarsi.