Trattative in corso nell’Estremo Oriente asiatico, tra le steppe della Siberia, le praterie della Mongolia e le contese Isole Curili. La Russia vuole creare un sistema infrastrutturale efficiente, tale da poter rifornire i suoi partner di gas naturale senza dover ricorrere a mille peripezie Si tratta del cosiddetto Power of Siberia, un progetto inaugurato nel 2018 e in fase di attuazione. Ma adesso, nonostante il piano siberiano, Mosca è interessata in modo particolare a due rotte, quella settentrionale e la gemella orientale, e a un cliente specifico, la Cina. La prima rotta prevede la creazione di un gasdotto capace di trasportare gas dalla penisola di Jamal – affacciata sul Mare di Kara, nel nord del paese – alla Cina, tagliando in due la Mongolia; la seconda rotta, da affinare, prende in considerazione il centro di produzione di Sakhalin, e intende migliorare il collegamento tra le ricche Isole Curili e l’entroterra russo, dove il gas finisce dritto a Vladivostok e alle città cinesi di frontiera.
Il gas russo entra in Cina
Il piano infrastrutturale energetico di Mosca è molto malleabile, un po’ come la Nuova Via della Seta, fatte le giuste proporzioni del caso. I rapporti con la Cina, inoltre, si sono rinsaldati molto in chiave anti americana e il commercio ha tenuto il passo delle vicende politiche. Vladimir Putin ha più volte incontrato Xi Jinping, tra abbracci e calorose strette di mano, accordi più o meno importanti, promesse di aiuto reciproche e maggiore cooperazione. La bilancia pende a favore di Xi, il leader che guida la parte più forte del binomio russo-cinese; Putin sa tuttavia come trarre il meglio da un’alleanza leale. ma allo stesso tempo strategica e per certi versi scomoda. Se la Russia vuole scrollarsi di dosso il peso delle sanzioni occidentali, al momento non le resta che dimenticarsi dell’Europa e dedicarsi all’Asia, un continente affamato di energie. Ecco perché il Power of Siberia potrebbe essere tarato in maniera specifica in alcune regioni chiave, proprio come in Estremo Oriente.
La nuova rotta energetica analizzata da Gazprom
In ogni caso, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Sputnik, nei giorni scorsi Putin ha chiesto ad Aleksej Miller, l’amministratore delegato della compagnia energetica Gazprom, di approfondire la prima rotta, quella che dovrebbe avviare le forniture di gas naturale dalla penisola di Jamal alla Cina, via Mongolia. Gazprom avrebbe pensato in un primo momento di rifornire Pechino usando il gasdotto Power of Siberia e la rotte occidentale, ma Putin ha proposto a Miller l’idea di usare una via alternative. “Abbiamo parlato – ha detto il presidente russo, nella ricostruzione proposta da Sputnik – di usare le risorse della regione di Irkutsk e del territorio di Krasnojarsk. Ma vi suggerisco di prendere in considerazione anche quelle presenti nella penisola di Jamal. Non è una prospettiva semplice, lo so, ma vale la pena valutare questa possibilità”. Miller ha dichiarato che sicuramente a partire dal prossimo dicembre “il gas sarà rifornito alla Cina mediante il gasdotto Power of Siberia”, anche se resta da capire attraverso quale via. Le prospettive sono più che rosee, visto che Gazprom conta di consegnare al mercato cinese, entro i prossimi 30 anni, mille miliardi di metri cubi di gas.