L’Italia ha potuto beneficiare fin dall’inizio del primo, vero aiuto concreto proveniente dall’Unione europea, ovvero le garanzie Sure finalizzate a combattere la diffusione della disoccupazione e a finanziare le misure di cassa integrazione per i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi del coronavirus. Misure che, in questa fase, serviranno senz’altro a alleviare il costo per le casse pubbliche delle manovre di ristoro degli esercizi commerciali colpiti dalle chiusure anti-contagio decretate dal governo Conte.

L’Italia riceverà 27,4 miliardi da Sure, come ha recentemente dichiarato anche Ursula von der Leyen, e i finanziamenti avverranno proprio partendo da quei Paesi, Roma compresa, che hanno nella lotta alla disoccupazione e nella riduzione dell’orario lavorativo una sfida chiave: Polonia, Spagna, Cipro hanno ricevuto finanziamenti assieme a Roma dopo che collocamento del’eurobond Sure Social che serve a finanziare le misure in questione ha riscontrato un forte successo.

La Commissione ha raccolto dieci miliardi con il titolo decennale al tasso del -0,24% e 7 miliardi col titolo ventennale al tasso del 0,13%, potendo così promuovere i prestiti del pacchetto Sure che, analogamente al Mes e al Recovery Fund, la qualificheranno come creditrice privilegiata dei governi. Se da un lato le misure arrivano con un tempismo ideale e rispondendo a necessità pragmatiche che molto spesso sfuggono nell’elaborazione degli altri due strumenti, dall’altro è bene sottolineare che Bruxelles ha totalmente secretato le condizioni in base alle quali ha progettato l’aiuto all’Italia e agli altri beneficiari. Questo in virtù di un accordo bilaterale oggi secretato ma a cui fa riferimento esplicito la Decisione della Commissione C(2020)7155 del 14 ottobre, in cui l’aiuto a Roma è esplicitamente menzionato.

Durata del prestito, tasso di interesse e condizioni varie non sono esplicitamente citati e viene da chiedersi il perché, dato che la stessa struttura del pacchetto Sure non fa inganni in materia di raggio d’azione, pertinenza e volumi economici coinvolti e si sta parlando di una misura che non richiede le stringenti riforme in contropartita richieste da Next Generation Eu né impone l’effetto stigma del Mes.

Il pagamento all’Italia, annunciato il 27 ottobre scorso dalla Von der Leyen, è dunque accerchiato da nubi di aleatorietà che rischiano di gettare un’ombra pericolosa su una risposta europea che, altrimenti, diremmo in questo caso esser arrivata con tempismo. Il fatto che l’accordo “sia tenuto segreto e non reso pubblico” è stato fortemente criticato dall’eurodeputato leghista Marco Zanni, per il quale il fatto “è inconcepibile. Zanni, intervistato da La Verità, avanza il sospetto che nel documento possa esserci “qualcosa di cui i cittadini italiani dovrebbero preoccuparsi, come denunciamo da maggio”. Perché il governo M5S-Pd non ha spiegato pacificamente la natura privilegiata di un prestito di un’entità talmente contenuta da non destare problemi di restituzione? Zanni vuole vederci chiaro, temendo possibili clausole annesse all’accordo: “Se il governo e l’Ue non hanno niente da nascondere, rendano immediatamente pubblico questo documento. Noi ci siamo già mossi, chiedendo all’Ue e al commissario Gentiloni conto di questa grave mancanza di trasparenza”.

Una traccia potrebbe essere politica. Richiedere ora il prestito Sure non implica dover richiedere necessariamente in futuro altri prestiti: ma nelle clausole potrebbero esserci riferimenti alle disponibilità di cassa del Tesoro che, contro ogni allarme del titolare Roberto Gualtieri, oscillano tra i 90 e i 100 miliardi di euro, ponendo dunque in dubbio sia la necessità reale di richiedere ora il sostegno europeo sia l’intera strategia economica dell’esecutivo Conte II, rivelatosi incapace di capire come spendere effettivamente i denari garantiti dalla sponda Bce e dall’extra-deficit. Il punto, dunque, è politico: capire perchè anche su un fondo tanto innocuo come il Sure sia piombata la clausola di riservatezza e cosa dovrà fare l’Italia per ripagare i fondi necessari a pagare casse integrazioni, ristori e sostegni. Aumentare questa mancanza di trasparenza finirà solo per ledere ulteriormente l’opinione dell’Unione Europea tra i cittadini italiani.

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