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Il primo semestre del 2022, nonostante tutte le difficoltà, ha visto le banche italiane resistere all’ora più buia della crisi energetica e al decollo dell’inflazione. Lo testimoniano le semestrali degli istituti tricolori, che registrano una capacità di resistenza in termini di consolidamento degli utili e dei ricavi e una sostanziale gestione virtuosa dei costi. Risultati non scontati se consideriamo anche il fatto che le banche italiane erano assieme a quelle francesi e tedesche le maggiormente esposte verso la Russia prima dell’invasione dell’Ucraina.

Uno studio della  Fondazione Fiba per First Cisl ha individuato i risultati positivi dei primi cinque istituti di credito italiani: Intesa Sanpaolo e UniCredit innanzitutto, a cui hanno fatto seguito Monte dei Paschi di Siena, tornata di recente all’utile dopo anni di vera e propria ordalia, e il duo costituito da Banco Bpm e Bper, tra le più dinamiche istituzioni finanziarie nazionali negli ultimi anni. Stando ai dati dello studio, guardando alle prime cinque banche italiane nei primi sei mesi dell’anno si registra una crescita dei ricavi operativi del +3,3% rispetto al semestre precedente. Per gli utili netti si parla del +6,2%, e questo nonostante 2,2 miliardi di euro di svalutazioni inserite da Intesa e Unicredit per la perdita di valore degli asset russi. In calo dal 2 all’1,7% la quota di crediti deteriorati sul totale.

Dello stesso avviso uno studio dell’agenzia Scope Ratings ripreso da Soldi Online secondo cui “il cost-to-income del settore”, ovvero l’incidenza dei costi operativi sui ricavi delle banche, “è sceso dal 58% nel primo semestre 2021 al 56,5% della prima metà dell’esercizio in corso”, contribuendo a ridimensionare la quota di entrate erose dalle spese di gestione. Scope Ratings “ha sottolineato che le banche che hanno manifestato una tendenza contraria sono quelle che hanno incrementato gli investimenti strategici o nel campo della digitalizzione”, dunque operando vere e proprie scelte di carattere strategico.

Per Intesa l’utile netto del semestre è pari a 3,276 miliardi di euro escludendo 1,1 miliardi di euro di rettifiche di valore per Russia e Ucraina, pienamente in linea con l’obiettivo del Piano di Impresa 2022-2025 di oltre 5 miliardi per l’anno in corso. Il gruppo Unicredit ha chiuso il secondo trimestre 2022 con un utile netto di 2,01 miliardi, ben oltre il consenso degli analisti (996 milioni), e per Piazza Gae Aulenti il primo semestre si è concluso con un utile di 2,28 miliardi. In linea coi piani industriali anche  Bper che ha annunciato un utile di 1,397 miliardi di euro per i primi sei mesi dell’anno, dopo aver iscritto a bilancio il costo per l’acquisizione di Carige da 1,2 miliardi. Migliore semestrale di sempre per Banco Bpm: l’utile netto è stato di 384 milioni (+6,3%). Al netto delle partite straordinarie (“adjusted”), riporta un comunicato del gruppo, i profitti arrivano a 497 milioni, con un incremento del 30,1% rispetto al primo semestre 2021. Mps ha ridotto l’utile dell’86,5% dopo l’insperato ritorno al profitto del 2021, ma si è mantenuta in quota con 27 milioni di euro di profitto semestrale.

In volo con profitti record, tra le banche d’affariMediobanca: Piazzetta Cuccia tra il 30 giugno 2021 e il 30 giugno 2022 ha registrato un +12% di utile, toccando la quota record di 907 milioni di euro. Mentre Mediolanum, nel primo semestre vissuto dal gruppo dopo la morte del fondatore Ennio Doris, è stata forte di un utile che si è attestato a 237,9 milioni di euro, in contrazione rispetto ai 268,7 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, unicamente a causa del titolo Nexi detenuto nel portafoglio svalutato e portato al fair value; il big italiano del risparmio gestito ha chiuso il primo semestre del 2022 con un margine operativo delle sue attività di business pari a 307,5 milioni di euro, superiore del 25% allo stesso periodo del 2021 e record semestrale assoluto.

Le notizie in questione lasciano ben sperare sulla solidità del sistema finanziario italiano. E tra gli operatori non bancari, in linea con le dinamiche sopra descritte anche l’esito semestrale di Generali, maggior detentore di debito pubblico tra gli attori non bancari, partecipata di Mediobanca e “termometro” della salute del rapporto tra finanza e economia reale. Il primo semestre di Generali ha segnato un utile netto a 1,402 miliardi. Un dato superiore all’attesa degli analisti che avevano stimato in media un utile di 1,327 miliardi. Senza le svalutazioni sugli investimenti russi l’utile netto si attesterebbe a 1,541 miliardi, di fatto in linea con il dato di 1,540 miliardi dello stesso semestre dell’anno scorso. Bene anche Unipol, su da 652 a 684 milioni di utile semestrale. Lo stato di salute del sistema-Paese, dunque, è tutt’altro che negativo in campo bancario, finanziario, assicurativo. Questo lascia ben sperare in un contesto che vede l’Italia messa sotto stress dal difficile contesto del mercato energetico, dall’inflazione, dalla minaccia di un forte attacco speculativo e dalle incertezze politiche.

Le banche italiane rappresentano un pivot fondamentale per l’applicazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e la tutela del risparmio; garantiscono continuità al rapporto tra finanza e economia reale; possono e devono continuare a garantire prestiti, mutui, finanziamenti nel difficile periodo della fine degli acquisti titoli della Banca centrale europea e del rialzo dei tassi; sono un presidio del sistema-Paese anche in una fase che vede le filiali diradarsi in tutto il territorio nazionale. La loro salute operativa è una buona notizia, un termometro della capacità dell’Italia di restare a galla in un contesto assai difficile. E smentisce sul campo il report di inizio agosto di Moody’s, che aveva declassato l’outlook delle banche facendo presagire periodi difficili per la crisi nazionale. Erano stati declassati i titoli di diversi istituti finanziari ritenuti prossimi a peggioramenti del quadro operativo, quattordici per la precisione: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper Banca, Banca Carige, Mediocredito Trentino-Alto Adige, Fca Bank, Banca del Mezzogiorno-Mcc, Cassa Centrale Banca, Cassa Centrale Raiffeisen, Cassa Depositi e Prestiti, Invitalia, Crédit Agricole Italia, Credito Emiliano e Mediobanca. Il mercato ha parlato diversamente e, una volta di più, la realtà dell’Italia è stata dipinta a tinte più fosche di quanto sia effettive. Un memento da ascoltare nell’analizzare le linee di tendenza di un sistema-Paese in difficoltà ma ancora ben lontano dal tracollo. Grazie anche agli sforzi intensi del suo tessuto finanziario che mantiene attivi operatività, sviluppo e occupazione.

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