Tra tutte le difficoltà che si sarebbero potute palesare con la rettifica della Brexit e la conseguente uscita del Regno Unito dall’Unione europea, quelle legate al settore bancario erano apparse evidenti sin dal principio. In modo particolare, a causa della centralità che il mondo inglese aveva assunto all’interno del mondo finanziario europeo, con le sue banche e i suoi istituti finanziari – oltre ad un trattamento fiscale migliore – che hanno negli anni saputo rispondere alle esigenze dei clienti.

Tuttavia, per poter operare all’interno dell’Unione europea un qualsiasi istituto bancario e finanziario deve avere una particolare licenza concessa da almeno un Paese membro o essere iscritta negli appositi albi dei Paesi comunitari. E con l’uscita dall’Ue, il Regno Unito dal primo giorno del prossimo anno non rispetterà dunque più gli standard per poter operare nell’area del mercato unico: e con lui, anche tutte le sue società attive nel settore dei servizi finanziari.

Conti chiusi al primo gennaio

Secondo quanto riportato dalla testata Politico, le maggiori banche del Regno si sarebbero già mosse per avvisare i propri clienti circa le difficoltà del periodo di transizione, soprattutto in questo momento dove il No Deal sembra l’ipotesi più probabile. E in molti casi, gli stessi istituti bancari avrebbero persino avvisato la propria clientela circa l’obbligo di estinguere i rapporti in essere, a causa dell’impossibilità di operare sul mercato unico europeo.

Un duro colpo sia d’immagine che di resa destinato a rivelarsi uno tsunami sul mondo finanziario inglese, con la Brexit il panorama bancario del Regno potrebbe cambiare radicalmente, con le società obbligate a cambiare i loro stessi piani di business. Mentre infatti negli ultimi anni i colossi britannici (e le società ivi emigrate, come l’italiana Satispay) si sono specializzati nelle operazioni internazionali e con grossi clienti esteri, da adesso in avanti il fulcro della loro attenzione dovrà per forza di cose essere di nuovo indirizzata alla clientela britannica. E soprattutto, questo cambiamento sarà destinato a portare un contestuale ridimensionamento del settore, che difficilmente sarà in grado di mantenere i ritmi degli scorsi anni.

Quale futuro per il finanziario britannico?

Nello scenario che si sta aprendo davanti alle società britanniche, il futuro è quanto mai cosparso di imprevisti: sia a causa delle conseguenze portate dalla pandemia di coronavirus sia dai rapidi cambiamenti in tema di operatività internazionale. E in questa situazione, dunque, il rischio di commettere passi falsi è molto alto e metterà gli operatori del settore di fronte a durissime scelte spesso da prendersi in lassi temporali molto stretti.

Ma non solo le banche: anche tute le società che negli scorsi anni hanno registrato la propria sede a Londra adesso – se vogliono continuare ad operare in Unione europea – sono obbligate a spostare i propri uffici. In una situazione che, del resto, potrebbe diventare causa anche della contrazione del mercato del lavoro del settore terziario, che negli ultimi anni ha sorretto buona parte dell’economia britannica nei comparti finanziari e tecnologici.

E infine, anche i consumatori dovranno affrontare dei disguidi, causati dalla necessità di cambiare intermediari di fiducia che non possono più operare sul territorio europeo o che, causa Brexit, non sarebbero più così convenienti come sino a questo momento. In uno scenario che, probabilmente, potrebbe dare vita a una delle zone d’ombra nella decisione del Regno Unito di abbandonare l’Unione europea.

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