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Con il passaggio della pandemia di coronavirus, già negli scorsi mesi la Banca centrale europea ha lanciato svariati allarmi relativi allo stato di salute dell’enorme mole di crediti concessi dalle banche, in particolar modo nei confronti delle attività colpite dal crollo dei consumi e delle famiglie dalle minori disponibilità economiche. Indubbiamente, infatti, il Covid-19 e le restrizioni dovute al regime di lockdown che si sono rese necessarie per salvaguardare la salute dei cittadini europei sono state un durissimo colpo per le economie dell’Eurozona.

In questo scenario, dunque, impossibile non considerare il pericolo che i crediti non esigibili e gli Npl crescano a dismisura da qui ai prossimi mesi, soprattutto nel momento in cui cesseranno gli interventi diretti degli Stati sull’economia reale. E tra tutti i Paesi, uno in particolare al momento sembra essere quello con l’apparato bancario (notoriamente tra i meno solidi d’Europa) in maggiore difficoltà, a causa soprattutto di un’economia fondata in buona parte su un turismo fortemente azzoppato dalle limitazioni agli spostamenti: la Grecia di Kiriakos Mitsotakis.

La Grecia teme per le sue banche?

Benché molte voci autorevoli all’interno di molti istituti di credito di mezza Europa abbiano più volte dichiarato come il rischio default di massa sia sopravvalutato, impossibile non guardare a questa possibilità come un terremoto per l’intero sistema bancario. In modo particolare, anche a causa dell’incertezza dettata dall’economia che, riflettendosi sui mercati, potrebbe peggiorare ulteriormente quelli che sono i bilanci delle banche nei prossimi anni.

Come riportato dalla testata Ekathimerini, il prossimo mese infatti scadrà la moratoria varata dal governo lo scorso marzo che sospendeva i rimborsi dei finanziamenti e che ha interessato oltre 400mila prestiti a livello nazionale. In assenza di una proroga e con le difficoltà che nel frattempo hanno colpito sempre  più settori economici e produttivi della penisola, adesso il rischio è che con la scadenza della manovra un numero importante di debitori non sia nella condizione di far fronte ai propri impegni finanziari a causa della mutata situazione economica. E in questo scenario, dunque, le banche greche potrebbero trovarsi in pancia un numero imponente di Npl che andrebbero di fatto a passività nei loro bilanci e renderebbero più complicata l’emissione stessa di nuovi crediti, ingolfando la ripartenza veloce nella quale spera la stessa Atene.

La Grecia può permettersi dei salvataggi?

Mentre in passato la Grecia si è potuta permettere ingenti piani di salvataggio per le proprie banche, nel bel mezzo della pandemia e con i fondi da destinare alla sanità lo scenario appare molto più complicato. In particolare perché ogni stanziamento destinato all’apparato bancario andrebbe sottratto agli interventi sugli altri settori economici, o agli ospedali, o alle tante e sperate misure di incentivo all’economia green nelle quali ha riposto la propria fiducia Bruxelles.

Salvare le banche, dunque, non è la priorità dei prossimi anni. Anzi, la possibilità stessa che ciò possa divenire necessario è assolutamente da scongiurarsi. Tuttavia, i mutati scenari economici del Paese e il forte livello di indebitamento privato dei cittadini potrebbe rendere tutto ciò inevitabile, intaccando ancora una volta quello che è il debito pubblico, riportando di nuovo in auge lo spettro della Troika su Atene.

In conclusione, dunque, possibile che la Grecia tenti nelle prossime settimane di posticipare la  scadenza della moratoria, nella speranza che l’effetto dei vaccini possa permettere una graduale ripresa dell’economia. Poiché, in caso contrario, una nuova debacle per il mondo bancario greco potrebbe essere nuovamente alle porte, in una situazione che la popolazione della Grecia conosce ormai sin troppo bene.