SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Le ultime decisioni in materia di politiche monetarie da parte della Banca Centrale Europea, della Federal Reserve americana, della Bank of England e della Bank of Japan, hanno visto uno sforzo pressoché sincronizzato da parte delle principali banche centrali del mondo per contrastare i pesanti effetti della pandemia di Covid-19 sull’economia globale.

Ma, come sottolineano gli esperti, in questo momento di emergenza è vitale la coordinazione tra gli istituti centrali e i governi per far sì che lo shock economico non si trasformi in una vera e propria crisi del debito pubblico.

Le strategie di Bce, Fed, BoE e BoJ a confronto

Il “bazooka” da 750 miliardi di euro annunciato dalla Bce la scorsa settimana ha visto l’istituto di Francoforte approvare un piano di acquisto straordinario di titoli obbligazionari sia sul mercato pubblico che privato per far fronte alle problematiche economiche e finanziarie causate dall’emergenza legata al virus.

L’Eurotower, sebbene non abbia toccato i tassi di interesse (il tasso principale rimane allo 0%), ha annunciato che effettuerà gli acquisti di questi asset nel corso del 2020 per poter sostenere il più possibile l’economia dell’Eurozona. Dal canto suo, la Commissione europea ha fatto poi sapere che sospenderà le norme sui deficit pubblici per consentire ai governi dei Paesi membri di stanziare più fondi per affrontare la situazione generata dal coronavirus, una clausola nota come “general escape”.

Oltreoceano la Federal Reserve americana ha invece tagliato, praticamente “a sorpresa”, i tassi di interesse portandoli in un range compreso fra lo 0% e lo 0,25% al fine di contrastare gli effetti della pandemia sull’economia a stelle e strisce, operando così un secondo decisivo taglio nel giro di appena una settimana. Anche il Federal Open Market Committee della Fed ha poi reso noto che acquisterà titoli del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca per aiutare il mercato.

Una mossa simile a quella annunciata dalla Bank of Japan, che invece dovrebbe raddoppiare gli acquisti di Etf e fondi di investimento immobiliare in Giappone. Come la Banca centrale europea, anche la BoJ ha lasciato invariato il suo tasso di interesse principale, in questo caso a meno 0,1%. L’istituto centrale con sede a Tokyo ha optato per l’acquisto di asset pubblici e privati per un totale di oltre 12.000 miliardi di yen, corrispondenti a circa 100 miliardi di euro.

Tra le grandi banche centrali che hanno agito per contenere l’impatto del virus sull’economia c’è poi la Bank of England, che ha tagliato il tasso di interesse principale ad un minimo storico dello 0,1%, anche in questo caso a pochissima distanza dal taglio precedente che aveva portato l’interest rate dell’istituto britannico dallo 0,50% allo 0,25%. Anche a Londra, il Monetary Policy Committee della BoE ha poi annunciato un aumento del quantitative easing per l’acquisto di bond statali e corporate.

Perché le banche centrali sono così importanti in questo momento?

Come ha scritto l’ex numero uno della Bce, Mario Draghi, in un articolo sul Financial Times, il mondo sta affrontando una vera e propria “guerra” e gli Stati dovranno agire di conseguenza con tutti i mezzi e gli strumenti a loro disposizione, specialmente per salvaguardare l’economia.

“La sfida che ci troviamo ad affrontare è come agire con sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, resa più profonda da una serie di valori predefiniti che possono lasciare danni irreversibili sull’economia” ha ammonito Draghi.

Per l’economista italiano, noto per la linea del “whatever it takes” quando era al timone dell’Eurotower, è chiaro che la risposta al coronavirus dovrà comportare necessariamente un aumento significativo del debito pubblico.
“La perdita di reddito sostenuta dal settore privato – e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario – deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato” ha spiegato Draghi.

Il ruolo dello Stato dovrà quindi essere quello di distribuire il proprio bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock che il settore privato non è in grado da solo di assorbire.

Come in passato gli Stati hanno sempre fatto di fronte alle emergenze nazionali, in particolar modo alle guerre, finanziandole attraverso l’aumento del debito pubblico, così oggi la “guerra” alla pandemia e ai suoi effetti devastanti sul tessuto economico dovranno essere combattuti con l’unica arma che i governi hanno a loro disposizione: l’aumento del deficit.

Tuttavia, come spiega sullo stesso quotidiano britannico, Philipp Hildebrand, vicepresidente del fondo americano BlackRock, la sfida all’impatto devastante del coronavirus oltre a essere un momento decisivo per l’attuale classe politica e per gli economisti, vedrà anche una sostanziale rivalutazione dei mandati delle banche centrali.
Mentre i governi lanciano misure fiscali e aumentano il debito per combattere gli effetti economici negativi causati dal Covid-19, uno dei rischi che affrontano è inevitabilmente che i rendimenti sul debito pubblico, quindi sui titoli di Stato, inizino a salire vertiginosamente.

“Se ciò dovesse accadere – avverte Hildebrand – minerebbe l’intera risposta di politica pubblica al coronavirus rendendo il debito pubblico più costoso”.

La sfida del debito pubblico

Va precisato che, anche se la politica monetaria potrà aiutare ad alleviare i problemi di liquidità del mercato, questa non potrà essere così efficace come nella crisi del 2008. Per prima cosa perché con i tassi di interesse già a livelli così bassi, lo spazio per politiche monetarie è pressoché esaurito. Inoltre, anche se così non fosse, la politica monetaria non ha gli strumenti per affrontare la causa principale dell’attuale crisi che prescinde dalla solidità del sistema economico.

Tuttavia, l’esperto di BlackRock ribadisce anche che “l’entità della sfida è tale che la politica fiscale non può nemmeno assumersi il compito da sola”.

Lasciata a se stessa, la vasta spesa pubblica alla fine porterà a un aumento dei rendimenti obbligazionari, rendendo più difficile aumentare il debito sovrano e più costoso da finanziare, e ciò rischierebbe anche di creare una grande crisi del debito pubblico in mezzo all’emergenza Covid-19.

Per questo, stando all’analisi di Hildebrand “ciò che è richiesto ora è un approccio coordinato in cui i governi erogano i fondi necessari per fornire un ponte finanziario alle famiglie e alle società”.

In questo frangente, le banche centrali avranno parallelamente il ruolo vitale di garantire che i tassi di interesse non aumentino in modo incontrollato e ciò comporta (come peraltro già accaduto) acquisti di asset su larga scala da parte degli istituti centrali nel mercato obbligazionario.

L’obiettivo è quindi quello di tenere sotto controllo i tassi a lungo termine e, allo stesso tempo, garantire la necessaria liquidità in questo momento di emergenza. Una sfida che dovrà vedere per forza di cose uno stretto coordinamento delle banche centrali con le controparti fiscali per far fronte a un tipo di crisi senza precedenti.