Aragoste per lui, tagli e sacrifici per gli altri. la Corte dei Conti bacchetta Macron

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Galeotta fu l’aragosta per le finanze dell’Eliseo. E non parliamo del già malandato stato del budget francese, con il debito pubblico e privato che tocca livelli record e hanno messo Parigi sotto la lente d’ingrandimento europea, ma del bilancio proprio della presidenza di Emmanuel Macron per ricevimenti e rappresentanza. Messo a repentaglio da una cena sontuosa a suon di aragosta offerta da Macron a re Carlo III del Regno Unito nel settembre scorso. Se ne sono accorti gli attenti e severi funzionari della Corte dei Conti di Parigi, che hanno rilevato per il 2023 un deficit di 8,3 milioni di euro rispetto allo stanziamento inizialmente previsto, con una spesa complessiva di 125 milioni nel bilancio della presidenza francese.

Sotto attacco dei magistrati contabili, in particolare, il fatto che, come ha scritto Liberation, a dilatarsi siano state le spese non legate alla gestione ordinaria della macchina presidenziale francese, ma quelle per il protocollo e la rappresentanza, dagli eventi all’ospitalità: la testata simbolo della sinistra francese scrive che “le spese della Presidenza della Repubblica hanno raggiunto l’anno scorso i 21 milioni di euro rispetto ai 13,3 milioni nel 2022 e ai 9,87 milioni nel 2021, il che spiega in gran parte l’aumento del bilancio dell’Eliseo”. Una spesa da corte reale: finito il prestigio del “monarca repubblicano, sulla cui immagine e somiglianza Charles de Gaulle aveva modellato la figura del presidente della Quinta Repubblica, restano i costosi appannaggi della moderna corte.

Non vogliamo sdoganare per Macron l’immagine del presidente che pasteggia mentre il Paese è in affanno, ma di fronte a una tensione sociale al massimo e a una crisi politica interna lontana dal risolversi, non aiuta all’immagine del capo dello Stato che sperava nella tregua olimpica” per i Giochi di Parigi la notizia che la Corte dei Conti imputa il deficit-record all’esplosione delle spese per ricevimenti e rappresentanza. Con la cena delle aragoste al centro del dibattito: a settembre, ha scritto Politico.eu, “gli ospiti hanno gustato aragosta blu e macarons alla rosa” in una sontuosa cerimonia che “è costata alla presidenza francese circa 475mila euro, di cui oltre 165mila euro per il catering e oltre 40mila euro in vini (tra cui una bottiglia di Château Mouton Rothschild del 2004) e altre bevande”. La testata paneuropea con sede a Bruxelles segnala inoltre che Macron ha fatto spendere 400mila euro di organizzazione e catering per due visite al Louvre, una di Carlo III e una del primo ministro indiano Narendra Modi.

Da sole, queste iniziative ammontano a circa il 10% del deficit dell’Eliseo per le casse pubbliche francesi, a cui la Corte dei Conti aggiunge l’imputazione di una visita in Germania cancellata a luglio 2023 che avrebbe prodotto mezzo milione di spese inutili. Ironia della sorte, spese che si sono verificate mentre Macron in Francia spingeva su quella contestatissima riforma delle pensioni che ha dato fuoco alle polveri del malcontento. E sulla cui approvazione si è basata buona parte del crollo di consensi che solo gli accordi di desistenza contro il Rassemblement National hanno tamponato alle legislative anticipate dopo il crollo delle Europee di Ensemble, la coalizione presidenziale centrista. Non siamo a “il popolo ha fame, mangino brioche” ma sicuramente nessun francese medio potrebbe permettersi le cene luculliane con ospiti regali del capo di Stato francese. La cui distanza dal suo stesso popolo, nei giorni in cui con lo spirito olimpico prova a ricucire, appare marcata sempre di più settimana dopo settimana.