SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Nella giornata dell’11 marzo il celebre politologo e analista militare Edward Luttwak, docente universitario e consulente istituzionale per il governo statunitense, ha pubblicato sul suo Twitter un attacco esplicito a un campione nazionale dell’industria della Difesa italiana, Leonardo, accusando l’ex Finmeccanica di legami strutturati con la Cina e la Russia

L’accusa rilanciata da Luttwak è relativa al contenuto di un’analisi del colonnello in pensione John Mills pubblicata sull’Epoch Times, quotidiano multilingue di orientamento conservatore legato al mondo dell’opposizione al Partito Comunista Cinese negli Stati Uniti divenuto celebre per aver sostenuto negli scorsi anni le politiche di contenimento a Pechino avviate da Donald Trump. L’Epoch Times ha definito nell’editoriale di Mills l’Italia una “porta di accesso” per la Cina in Europa e criticato il fatto che gli stabilimenti dell’ex Alenia Aermacchi a Pomigliano d’Arco, presso Napoli, in cui vengono prodotti componenti essenziali per il Boeing 787 statunitense siano legati anche a contratti siglati da Leonardo con Mosca e Pechino. L’articolo ha fatto tanto rumore da esser ripreso anche su Dagospia.

“Il 26 ottobre 2018, la Cina, tramite la Commercial Aircraft Corporation of China (Comac), ha firmato un accordo con Leonardo (proprietaria di Alenia) per lo sviluppo del CR929, essenzialmente l’equivalente cinese del Boeing 737″, ha riportato Mills, aggiungendo che Comac “ha a sua volta avviato una joint venture con la United Aircraft Corporation (Uac) della Federazione Russa” e dunque che il gruppo di Piazzale Montegrappa potrebbe indirettamente minacciare la sicurezza industriale degli Stati Uniti, aggiungendo velate e generali accuse sulla capacità del gruppo di tutelare i furti di dati industriali da attacchi hacker stranieri.

L’Epoch Times e Luttwak, insomma, danno adito a una tesi estremamente ardita che si basa su una correlazione lineare molto ardita: Leonardo, contractor della Difesa nel campo euro-atlantico, ha partnership nell’aeronautica con attori civili cinesi e russi; tali partnership utilizzano come basi centri di ricerca e impianti vicini a quelli in cui Leonardo coopera con la Boeing; per questa coincidenza commerciale e geografica l’azienda rappresenterebbe dunque un partner inaffidabile per Washington.

Qualcuno oltre Atlantico vuole fare le scarpe a Leonardo? I sospetti sono molteplici. L’Epoch Times, nei mesi scorsi, ha più volte dato voce al più apicale esponente del complotto delle rigged elections, del furto elettorale nei confronti di Donald Trump, il generale Michael T. Flynn; tale complotto ha avuto una sua pagina “italiana” con la delirante saga dell’Italygate, avente tra i suoi propugnatori anche lo storico “analista” dell’Epoch Bradley Johnson e che sul banco degli accusati portava anche la stessa azienda leader della Difesa tricolore, un cui satellite sarebbe addirittura stato utilizzato per spostare i voti da Donald Trump a Joe Biden. Tesi tanto strampalate che però segnalano un’attenzione importante oltre Atlantico per Leonardo. Che non a caso si sta ritagliando un ruolo da protagonista sull’asse Italia-Usa e nel comparto “atlantico” della Difesa italiana, che ha avuto la sua ciliegina sulla torta nell’arruolamento di Roma nel programma Artemis e nell’avvio delle procedure per la quotazione di Leonardo Drs, filiale statunitense basata in Virginia con sede a Parsippany, che è realizzatore di prodotti e supporti per forze militari ed agenzie di spionaggio.

Il fatto che anche un analista esperto come Luttwak, della cui estraneità a ogni tesi complottista non bisogna nemmeno dubitare, rilanci accuse tanto pesanti verso l’ex Finmeccanica dà comunque l’idea dello stato di tensione che si avverte in certi settori degli apparati strategici statunitensi. Convinti, come l’Epoch Times, che quella Biden sarà una presidenza morbida verso Pechino (e Mosca), arrendevole alle influenze cinesi, definita addirittura la punta di lancia di “West China”. E pronti a censurare ogni possibile legame, anche indiretto, tra gli alleati di Washington e l’Impero di Mezzo. Il ruolino di marcia di Leonardo sul fronte dell’asse Italia-Usa parla chiaro: a pensar male, diceva Giulio Andreotti, si fa peccato ma molto spesso si azzecca e viene da riflettere sul fatto che negli Usa gli attacchi diretti a Leonardo provenienti dal mondo conservatore non siano, in realtà, che la punta dell’iceberg di manovre provenienti da apparati di sicurezza e industriali preoccupati dal protagonismo e dai successi crescenti di una realtà imprenditoriale sempre più proiettata sul contesto internazionale come il gruppo italiano. Tutto può essere, nel caotico mondo della politica e del sottobosco istituzionale a stelle e strisce. In cui ansie latenti, questioni politiche concrete e complotti si mescolano l’un l’altro fino a creare un miscuglio caotico.