Il dibattito in Europa si è ormai cristallizzato. Per superare la crisi del covid-19 i governi europei sembrano infatti divisi su due sole opzioni: la mutualizzazione del debito attraverso l’emissione di eurobond oppure il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità. Coronabond o Mes. Nient’altro sembra essere all’orizzonte dei tavoli di Bruxelles.

Dov’è finita la Bce?

Eppure questa impasse che vede contrapposti due schieramenti opposti e apparentemente inamovibili sulle loro posizioni, potrebbe essere il preludio del collasso dell’intera struttura europea. L’esecutivo italiano ha già per esempio dichiarato a più riprese che senza i coronabond, l’Italia farà da sola.

Dunque occorre chiedersi, per quale motivo le cancellerie europee si sono concentrate su due posizioni apparentemente inconciliabili, quando in realtà ne esisterebbe una terza più semplice e immediata? Sembra essere infatti sparita dai radar della politica e dell’informazione la Banca centrale europea, quell’istituzione che per parole della sua massima rappresentante aveva garantito qualche settimana fa tutte le azioni indispensabili per far superare la crisi da coronavirus agli Stati membri. Una sorta di ripetizione di quel “whatever it takes” pronunciato da Draghi nel 2012.

Ecco dunque svelata la terza opzione per gli stati membri per uscire dalla crisi: immettere sul mercato una grande quantità di titoli di stato, con la garanzia che la Bce ne acquisterà in quantità pressoché illimitata presso il mercato secondario (secondo lo statuto la Bce non può infatti effettuare acquisti diretti dei titoli dei Paesi membri).

Il programma di acquisto dei titoli che non c’è

Con questa semplice quanto efficace garanzia si potrebbero evitare infatti lunghi e inconcludenti dibattiti su coronabond e Mes. Come riporta il Sole 24 Ore infatti la monetizzazione del debito “ è espressione del patto sociale che lega i cittadini allo Stato in un rapporto di fiducia, e che può (e deve) anche consentire allo Stato di agire sottraendosi al condizionamento del mercato”.

D’altronde tale soluzione è quella intrapresa da altri Paesi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito che, come ci ricorda nuovamente il Sole 24 Ore, anche nel 2008 ricorse alla monetizzazione del debito attraverso la sua Banca centrale, raddoppiando, senza conseguenze, il debito pubblico, passato dal 40% all’80% sul Pil.

Perché quindi non utilizzare questo strumento? La risposta potrebbe arrivare osservando l’andamento dei tassi d’interesse sui Btp italiani. Se da una parte è stato infatti ben visibile il primo intervento della Bce, subito dopo l’annuncio di Christine Lagarde, con l’acquisto di circa 15 miliardi di euro di titoli detenuti dalla Banca d’Italia, tale azione sembra essere ora rallentata, se non del tutto interrotta. Spaventa infatti il rialzo improvviso dello spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, dovuto all’aumento deciso del tasso d’interesse dei primi, come riportato su Money.

La pressione della Bce per arrivare al Mes?

L’economia insegna che il tasso d’interesse dei titoli aumenta solo quando la domanda degli stessi cala. In sostanza sembra che in questo momento ci sia più difficoltà da parte del Tesoro italiano a vendere i titoli sul mercato. Ora esiste una sola spiegazione possibile di fronte a tale situazione: a meno di non credere che le banche europee non si fidino della Bce (e sarebbe un grosso problema), l’istituto di Francoforte ha inspiegabilmente rallentato l’acquisto dei titoli italiani, come invece aveva promesso.

Sembra quindi che l’attuale dibattito tra coronabond e Mes sia in qualche modo stato forzato dall’azione, che attualmente non c’è, della Bce. In sostanza l’esecutivo italiano potrebbe essersi reso conto di non potersi fidare della sola parola di Christine Lagarde e avrebbe quindi optato per intraprendere una lunga, e forse infruttuosa battaglia, per ottenere i coronabond. D’altronde la prudenza è quantomeno dovuta di fronte ad una persona come Christine Lagarde che nei momenti più neri della crisi da covid-19 aveva espressamente detto che “la Bce non ha la funzione di far scendere gli spred”. Una dichiarazione che ebbe conseguenze disastrose per i titoli e la borsa italiana.

Ora, la domanda finale da porsi è dunque la seguente: il rallentamento dell’acquisto di Btp da parte della Bce è in qualche modo un atto studiato a tavolino per mettere pressione ad un Paese come l’Italia che, finora, ha fatto muro rispetto all’utilizzo del Mes? L’andamento dello spread dei prossimi giorni ci potrà dare una risposta.

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