La geopolitica della corsa allo spazio
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La vittoria nella seconda guerra del Karabakh ha trasformato l’Azerbaigian in un potente magnete per gli investimenti esteri diretti e ne ha consacrato la conversione in potenza-guida del geostrategico Caucaso meridionale. Uno status che ha contentato (quasi) tutti e che ha incrementato notevolmente il potere negoziale dell’Azerbaigian in una serie di teatri e fascicoli.

Sullo sfondo della “corsa al Karabakh” cominciata nell’immediato dopoguerra, che ha attratto una costellazione eterogenea e variegata di giocatori inclusi Turchia, Russia, Unione Europea – Italia in particolare, Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele e dell’accresciuta rilevanza dell’Azerbaigian per l’Alleanza Atlantica, un’altra potenza che ha tratto vantaggio dall’esito della guerra è l’Iran. E insieme, Baku e Teheran, stanno portando avanti una serie di progetti, dall’energia alle infrastrutture, con l’obiettivo comune di riscrivere la mappa dei commerci dell’Eurasia a loro favore.

Il memorandum

La firma del memorandum irano-azerbaigiano per l’Eurasia è avvenuta l’11 marzo nel contesto della 15esima riunione della Commissione intergovernativa Iran-Azerbaigian per gli affari economici, commerciali e umanitari, ed era nell’aria da tempo. Perché l’esito favorevole a Baku della seconda guerra del Karabakh era stato interpretato da Teheran, sin dai primordi, come la grande opportunità di partecipare ai lavori nei cantieri di rotte commerciali transcontinentali a lungo sognate.

Il memorandum dell’11 marzo è da inquadrare in due contesti: la riscrittura ex novo della geografia del potere nel Caucaso meridionale cominciata nell’immediato dopoguerra e il processo di distensione tra Iran e Azerbaigian. Nel dettaglio, i rappresentanti dei governi di Baku e Teheran ambiscono alla costruzione di “una nuova ferrovia, un’autostrada, nonché di linee di comunicazione ed energetiche tra il distretto economico dello Zangezur orientale […] e la Repubblica autonoma di Nakhchivan, [passando] attraverso il territorio dell’Iran”.

Il patto per il Nakhchivan, la cui collocazione geostrategica lo rende un potenziale centro nevralgico del commercio transcaucasico – un punto di collegamento naturale tra Anatolia, Ciscaucasia, Transcaucasia e Medio Oriente –, prevederà, tra i vari punti concordati, l’edificazione “di quattro ponti sul fiume Araz, di cui due per autovetture e due ferroviari” e la realizzazione di “infrastrutture di comunicazione e di approvvigionamento energetico”.

Il potenziale impatto

Se le parti dovessero riuscire a trasporre il contenuto del memorandum in realtà, la realizzazione del nuovo corridoio euroasiatico si farebbe più vicina e l’interconnettività regionale ne trarrebbe enorme beneficio. Come evidenziato da Hikmet Hajiyev, il titolare del Dipartimento per la politica estera della presidenza dell’Azerbaigian, “le regioni azerbaigiane dello Zangezur orientale e del Nakhchivan saranno collegate, via Iran, su strada, ferrovia, energia e comunicazioni”.

Le ricadute sarebbero dirompenti: perché verrebbe meno la tradizionale influenza esercitata dall’Armenia sull’Azerbaigian attraverso l’impiego della carta dell’isolamento del Nakhchivan. E sarebbero percepite da una pluralità di attori-chiave della regione, non soltanto da Baku, in particolare Ankara e Teheran, con il risultato complessivo di gettare le fondamenta “per un nuovo corridoio polivalente in Eurasia, comprensivo di strade, ferrovie, linee elettriche e connessioni digitali”.

Lo stesso Karabakh, infine, verrebbe toccato dal patto irano-azerbaigiano per il Nakhchivan (e l’Eurasia). Il memorandum, invero, prevede l’erezione di infrastrutture di interconnessione internazionale anche nei territori liberati.

Questo progetto nasce sullo sfondo della mancata risposta dell’Armenia sul corridoio di Zangezur, la’ dove le dichiarazioni tripartite firmate dai tre leaders di Azerbaigian, Russia e Armenia prevedevano l’apertura di tutte le vie di comunicazione dell’area, inclusa quella che collegasse l’Azerbaigian alla sua exclave Nakhchivan, tramite il territorio dell’Armenia. Ma fino ad ora l’Armenia non ha agito in merito, e l’Azerbaigian ha quindi deciso di andare avanti con nuovi progetti. Come riferito da Hikmat Hajiyev “da più di un anno e mezzo si aspetta  una risposta dell’Armenia su cosa accadrà al corridoio di Zangezur; nel frattempo l’Azerbaigian prosegue nella sua agenda positiva.”

Si rammenta che durante il conflitto tutti i progetti di comunicazione e trasporto, inclusi l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, il Corridoio meridionale del Gas, la Ferrovia Baku-Tbilisi-Kars etc, hanno by-passato l’Armenia. Erevan sembra anche oggi non comprendere le nuove realtà post-belliche nella regione, tardando nel cogliere i vantaggi e rischiando di perdere un’ennesima opportunità di sviluppo e integrazione nell’area.

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