Skip to content

Larry Fink agli Usa: ridurre il debito, il messaggio di BlackRock a Trump

Il boss di Blackrock avverte la Casa Bianca sulla crisi del dollaro. E intanto la finanza Usa si prepara a speculare sul riarmo.
blackrock

Che Larry Fink, numero uno di BlackRock, non fosse uno qualunque lo sapevamo. Ma ora ha deciso di scriverlo nero su bianco: il dollaro, moneta di riserva globale da quando Roosevelt portava le bretelle, rischia il pensionamento anticipato. Non per colpa della Cina, né per i capricci della Bce. No: per colpa degli Stati Uniti stessi, schiacciati sotto il peso del loro debito federale e travolti da una politica economica che definire schizofrenica è un complimento.

Nella sua annuale epistola agli investitori – che somiglia sempre più a un’enciclica per capitalisti – Fink ha lasciato intendere che la valuta di riserva del futuro potrebbe non essere né lo yuan né l’euro, ma nientepopodimeno che… il Bitcoin. Avete capito bene: una moneta digitale, privata, senza Stato né bandiera, con buona pace della Federal Reserve e della tradizione keynesiana.

Perché lo fa? Per altruismo? Per spirito profetico? Ma va là. Fink non è il Dalai Lama. Il suo è un messaggio cifrato – neanche troppo – a Donald Trump. BlackRock e i suoi fratelli – Vanguard e State Street, per dirne due – non amano Trump: non amano i suoi amici (Musk, Thiel & co.), non amano i suoi metodi (dazi al posto di tassi), e soprattutto non amano vedere la SEC e il Tesoro in mano a figure che rischiano di turbare il monopolio delle Big Three sulla finanza globale.

La bolla del riarmo

Ma c’è di più. L’Europa, per una volta, non fa solo da comparsa. La virata militarista voluta da Berlino, benedetta da Draghi e incensata a Bruxelles con i piani ReArm Europe e Readiness 2030, è musica per le orecchie dei fondi americani. Perché? Perché si intravede una nuova bolla, più promettente di quella tech: quella del riarmo. Tradotto: soldi pubblici trasformati in missili, carri armati e dividendi.

Il terzo indizio che fa una prova si chiama Bitcoin. Non tanto per amore delle criptovalute, ma per il loro potenziale di diventare il cavallo di Troia per espugnare il castello trumpiano. BlackRock si è buttata sugli ETF legati al Bitcoin non per spirito pionieristico, ma per mettere le mani su un mercato oggi dominato da realtà legate proprio al trumpismo economico. Una volta “istituzionalizzata” la cripto-moneta, i signori di Wall Street potranno controllarne la filiera come un tempo facevano con le borse merci di Chicago.

Morale della favola: mentre l’Europa si indebita per armarsi, gli USA rischiano di perdere il primato valutario e i colossi finanziari si spartiscono i pezzi della scacchiera. E Trump, da eterno outsider, si trova incastrato tra chi stampa i soldi e chi li muove. In questo risiko, chi comanda davvero non siede né alla Casa Bianca né alla Bce. Ma scrive lettere annuali, muove miliardi e decide se il dollaro vale ancora la carta su cui è stampato.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.