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Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il governo dell’Argentina ha fatto sapere tramite la vicepresidentessa Cristina Fernandez de Kirchner la propria intenzione di non voler ripagare il debito contratto con il Fondo monetario internazionale in caso di recessione. La decisione sarebbe necessaria per non togliere liquidità all’Argentina in questo delicato momento economico nel quale i fondi pubblici sono necessari in primo luogo al rilancio delle produzioni e delle esportazioni. Ed in questo scenario, la possibilità per il Paese di portare avanti un piano di manovra espansivo verso i comparti produttivi è l’obiettivo dell’attuale governo, che deve anteporre alle necessità internazionali di restituzione del debito. Tuttavia, la scelta messa in campo da Buenos Aires rischia di diventare col passare del tempo ancora più distruttiva di quanto possa sembrare, alimentando nuovamente lo spettro delle antiche paure che ancora tediano il popolo argentino.

La decisione, pronunciata durante la fiera internazionale del libro de l’Avana (Cuba) dell’8 febbraio, ha fatto seguito ad una lunga discussione interna del governo e del proprio confronto che l’organizzazione monetaria, nel tentativo di risollevare le sorti del Paese. Senza che l’Argentina riesca a scongiurare una fase di recessione, come spiegato dalla Kirchner, le possibilità che un singolo centesimo del debito dovuto all’Fmi venga restituito sono nulle, poiché risulta impossibile pensare di ripagare un debito nella misura in cui si attraversi un periodo di profonda crisi.

Il problema attuale dell’economia di Buenos Aires deriva da un netto calo percentuale delle produzioni abbinato ad una rapida ed incontrollata inflazione ed un aumento del tasso di disoccupazione, che hanno tagliato le gambe ai comparti produttivi ed al commercio del Paese. Dopo il proprio insediamento, il governo argentino ha fatto sapere come l’intenzione primaria sia proprio quella di rilanciare l’economia del Paese, per allontanare lo spettro di una spirale di indebitamento che possa far ricadere il Paese nel rischio di default.

Nelle prossime settimane, i rappresentanti del Fondo saranno attesi a Buenos Aires per una serie di incontri con il ministero dell’economia e con il governo argentino, al fine di trovare una soluzione che non strozzi l’economia locale ma al tempo stessa dia garanzie agli investitori. Non è escluso in questo scenario una nuova dilazione di pagamento, sebbene tuttavia la fiducia verso il Paese stia nuovamente scemando, soprattutto a seguito delle ultime riforme che non hanno ottenuto i risultati sperati.

L’incontro tra governo e Fmi è comunque fondamentale soprattutto per quanto riguarda la tenuta psicologica dei mercati, che in presenza di canali aperti di colloqui appaiono maggiormente incentivati a continuare gli investimenti sul mercato del Paese sudamericano. Una rottura dei rapporti o una serie di esiti negativi degli incontri potrebbe però definire un nuovo modo di porsi dei mercati finanziari, che potrebbero influire negativamente sulle possibilità di ripresa dell’Argentina.

I prossimi giorni saranno dunque fondamentali per definire il piano d’azione dell’Argentina, che deve far fronte nuovamente ad una crisi della propria economia, in una ciclicità che ormai appare endemica nel panorama del Paese. In uno scenario che, ancora una volta, obbliga l’esecutivo a muoversi con i piedi di piombo, al fine di evitare una nuova crisi speculatoria che possa danneggiare definitivamente le proprie possibilità di ripresa: riflettendosi in modo devastante anche sull’economia reale dell’Argentina, che già in questo momento sembra ad uno sguardo attentato navigare a vista.