Il nuovo coronavirus avanza anche nel Golfo Persico. Nel bollettino aggiornato all’8 marzo e diffuso dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) era già possibile notare un lento e progressivo aumento del numero di casi. Iran a parte, dove la situazione è critica, al pari dell’Italia, aumentano i contagi in Kuwait (62 totali), Bahrain (56), Iraq (54), Qatar (12) e Arabia Saudita (7). Stabili gli infetti negli Emirati Arabi Uniti (45). La situazione è in evoluzione e da monitorare ora dopo ora.

In Arabia Saudita, intanto, il ministero degli Interni ha dichiarato di aver temporaneamente bloccato il movimento dentro e fuori il governatorato orientale di Qatif, un’area in cui si produce molto petrolio e dove risiede una vasta popolazione sciita.

Secondo quanto riferisce Al Jaazera, lo scopo della misura è quello di prevenire la diffusione del Covid-19 nel resto del Paese dopo la comparsa di altri 4 casi. La mossa di Riad rischia di essere esplosiva in quanto Qatif è una regione altamente infiammabile a causa delle tensioni storiche tra il governo saudita, dominato dai sunniti, e la minoranza sciita che da tempo lamenta discriminazione ed emarginazione un po’ in tutto il Paese.

L’ombra del coronavirus

Le autorità hanno sottolineato come tutti gli individui contagiati provengano da Qatif e come queste persone siano state precedentemente in Iran o abbiano interagito con persone che a loro volta hanno visitato la Repubblica Islamca, sede di importanti luoghi sacri per gli sciiti.

Da un punto di vista politico la chiusura della regione potrebbe incrementare i focolai tra Riad e Teheran, oltre che provocare scossoni sul mercato petrolifero. Per quanto riguarda l’Iran, questo Stato è considerato l’epicentro della malattia in Medio Oriente. L’Arabia Saudita ha vietato i viaggi nel Paese degli Ayatollah e dichiarato che saranno intraprese azioni legali contro i cittadini sauditi che dovessero disobbedire alle disposizioni. A Qatif, invece, “il lavoro in tutte le istituzioni pubbliche e private è sospeso come misura precauzionale per prevenire la diffusione della malattia – si legge in una nota del ministero – ad eccezione delle strutture vitali che forniscono servizi di sicurezza e disposizioni necessarie”. Stando a quanto riportato da Reuters, il blocco della regione non dovrebbe avere alcun effetto sulla produzione petrolifera del regno.

La guerra del petrolio

A proposito di petrolio, le ultime mosse dell’Arabia Saudita hanno provocato un ribasso storico del prezzo dell’oro nero. Il principale obiettivo di Riad, oltre a contenere il coronavirus, sembrerebbe esser diventato quello di sgranocchiare quote di mercato petrolifero alla Russia.

La mossa di Riad arriva dopo giornate convulse, ma soprattutto dopo la decisione di Mosca di non fare nuovi tagli alla produzione di petrolio. Riad è quindi pronta ad annunciare mega sconti ai clienti dell’Europa nord-occidentale, lo stesso target dei russi; sconti di circa 7 dollari al barile in aprile rispetto a marzo. Stessa cosa anche in Asia, dove l’Arabia Saudita punta a sconti tra i 4 e i 6 dollari al barile.

Normalmente gli aggiustamenti mensili dei prezzi oscillano tra pochi centesimi a un massimo di 1-2 dollari. Al momento la capacità produttiva di Riad è di 12 milioni di barili. La chiusura di Qatif non dovrebbe avere ripercussioni a livello nazionale anche se bisogna evidenziare un ulteriore fatto. La scelta economica saudita metterà sotto pressione gli stessi alleati di Riad, tra cui Emirati Arabi e Kwait, i quali dovranno ridurre i prezzi e aumentare la produzione per rimanere competitivi.

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