Laos, l’ascesa silenziosa del nuovo satellite cinese

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

“La China–Laos Railway sta trasformando il Laos migliorando la sua crescita economica nazionale e le condizioni di vita quotidiane della sua popolazione”. I media cinesi stanno dedicando un’ampia copertura alle vicende del Laos, piccolo Paese di neanche 8 milioni di abitanti senza sbocco sul mare incastonato tra Thailandia e Vietnam.

Xinhua, per esempio, ci tiene a sottolineare che la ferrovia, costata 5,9 miliardi di dollari, il 70% dei quali finanziati da Pechino e i rimanenti saldati da Vientiane sotto forma di debito contratto con la stessa Cina, fin dal suo lancio avvenuto nel 2021 ha trasportato oltre 14 milioni di tonnellate di merci. Nei primi sette mesi del 2025 ha inoltre mobilitato oltre 3,47 milioni di tonnellate – con un aumento del 6,8% su base annua – comprese 171.000 tonnellate di frutta (+62,8%) a dimostrazione del ruolo crescente dell’infrastruttura nel sostenere le esportazioni agricole laotiane.

Ma perché Pechino si sta interessando così tanto al Laos, seconda economia più piccola del Sud Est Asiatico e seconda più povera della regione dopo il martoriato Myanmar? Per rispondere alla domanda basta dare un’occhiata al ruolo ricoperto da Vientiane all’interno della Belt and Road Initiative del Dragone.

L’importanza del Laos

Certo, la ferrovia e altri progetti cinesi sono costati cari al governo del Laos – costretto, tra l’altro, a fondere vari ministeri per ridurre la spesa statale e contenere il debito pubblico, arrivato intorno al 94% del prodotto interno lordo di 16-17 miliardi di dollari – ma dall’altro lato hanno consentito a questo Paese di ritagliarsi un ruolo nell’economia dell’Asia. Le previsioni economiche dell’Asian Development Bank parlano di una crescita per Vientiane stimata al 3,9% nel 2025 e al 4,0% nel 2026. Musica per le orecchie del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao (LPRP), il partito unico che guida lo Stato comunista, che si è prefissato di raggiungere una crescita economica pari o superiore al 5% nel periodo 2026-2030.

Nello stesso lasso di tempo il Laos si è posto l’obiettivo di ottenere una crescita media del settore agricolo del 4,4%, pari al 21,30% del Pil; del settore industriale del 5,1% (31,5%); del settore dei servizi del 5,6% (36,8%); mentre le imposte doganali cresceranno in media del 3,6% (10,4%). Entro il 2030, inoltre, il pil pro capite del Paese dovrebbe raggiungere i 2.983 dollari.

Ecco, la Cina ha intuito il potenziale del suo vicino e ha scelto di scommettere nella sua crescita a suon di investimenti strategici. Secondo Le Monde Diplomatique ci sono pochi dubbi: Pechino sta trasformando il Laos, uno dei Paesi più poveri del mondo, con tutte le sue forze in una specie di “satellite”.

Un satellite cinese?

I segni della presenza del Dragone sono evidenti. Un esempio banale? L’edificio più alto del Paese, 138 metri nel cuore di Vientiane, è un hotel a cinque stelle del gruppo cinese Wanda. A Sud della capitale ecco invece una zona di sviluppo da molti definita una “futura Shenzhen” che ha accolto una mega fabbrica di celle fotovoltaiche dell’azienda, ovviamente cinese, SolarSpace. Grazie alla Cina, in sostanza, questa nazione è diventata una “piattaforma logistica” al servizio degli scambi commerciali tra Pechino e i Paesi del Mekong (ma anche con il resto del mondo).

In ogni caso, e al netto di comprensibili preoccupazioni, da queste parti la Cina gode di un’eccellente immagine; la nuova borghesia di Vientiane, del resto, guida le auto cinesi BYD e acquista gli smartphone cinesi Honor.

Il sogno del Laos? Diventare un piccolo drago asiatico sotto l’ombrello di Pechino. Simbolo di questo sogno è la Zona Economica Speciale (ZES) di Saysettha, uno dei fiori all’occhiello del Corridoio Economico Laos-Cina. Insieme alla ZES di Boten, incarna uno dei progetti di punta del “Piano d’azione 2024-2028 per la costruzione di una comunità con un futuro condiviso tra Cina e Laos”.