La Trade War con la Cina, le scintille con l’Europa per i sussidi erogati ad Airbus, il braccio di ferro con l’India e l’ultima minaccia all’indirizzo dei Paesi del Vecchio Continente che oseranno applicare la web tax sui colossi tecnologici americani operanti oltreoceano. La lista dei fronti commerciali aperti da Donald Trump inizia a farsi così consistente che anche lo stesso presidente americano ha perso il conto di quanti dazi ha lanciato in giro per il mondo. Prima di sedersi a un tavolo e fare i conti è bene però considerare anche le ultime mosse del ruspante tycoon, pronto a puntare il dito anche contro Argentina e Brasile.

Alla vigilia del vertice Nato a Londra, Trump ha scritto una serie di tweet in cui ha annunciato l’imposizione con effetto immediato di dazi su acciaio e alluminio provenienti da Brasilia e Buenos Aires. Per spiegare le motivazioni che hanno spinto l’inquilino della Casa Bianca a usare il pugno duro contro i due Paesi dell’America Latina è utile approfondire la strategia economica di Trump. Per The Donald, gli Stati Uniti vengono prima di tutto e tutti, e gli slogan “Make America Great Again” e “America First” sottolineano come l’amministrazione in carica intenda tagliare ogni legame con il passato. In altre parole, Washington non farà più sconti a nessuno – neppure agli alleati – e pretenderà rapporti commerciali paritari con ogni singolo partner.

Brasile e Argentina nel mirino di Trump

Torniamo a Brasile e Argentina. Cosa avranno mai fatto per meritarsi l’ira di Trump? Le due nazioni hanno commesso l’errore di attuare “una massiccia svalutazione delle loro valute” e “questo non è buono neanche per i nostri agricoltori”, ha spiegato Trump. Il presidente ha poi attaccato la Fed, cioè la banca centrale degli Stati Uniti, in quanto “dovrebbe agire in modo che i Paesi, e ce ne sono molti, non traggano più vantaggio dal nostro dollaro forte svalutando ulteriormente le loro valute”. L’annuncio di Trump ha sorpreso il presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Il fedele alleato del leader statunitense si è subito allarmato dicendosi pronto a mediare con il suo amico: “Lo chiamerò. La loro economia non può essere paragonata alla nostra. Non vedo alcuna minaccia per gli Stati Uniti”. In ogni caso, ricordiamo che il Brasile è uno dei Paesi – assieme ad Argentina, Corea e Giappone – fin qui esentati dai dazi che gli Usa avevano invece imposto ai produttori Ue (pari al 25% per l’acciaio e al 10% per l’alluminio).

La partita cinese e gli altri fronti

L’uscita di Trump ha scosso anche Wall Street, dove il Dow Jones ha toccato perdite di 240 punti. Ma poco importa, perché The Donald è convinto che questa strategia funzioni alla perfezione: “Dall’ annuncio dei dazi nel marzo 2018 i mercati americani sono saliti di oltre il 21% e gli Stati Uniti hanno ricevuto ingenti somme di denaro”. In mezzo ai dissidi “secondari” resta sempre in piedi la madre di tutte le dispute commerciali: quella con la Cina. Il tempo scorre, e se da qui ai prossimi 12 giorni le due parti non troveranno un accordo sulla fase uno della Trade War, scatteranno altri dazi americani, che questa volta travolgeranno smartphone, pc e giocattoli. Attenzione poi all’accordo commerciale Usmca, tra Canada, Messico e Stati Uniti, in porto entro la fine dell’anno, e alla situazione inerente all’Europa, dove la Commissione guidata da Ursula von der Leyen avrà il complicato compito di ricucire i rapporti con Washington.