C’era una volta Singapore. I milionari e miliardari cinesi hanno scelto un nuova nuova meta per godere delle loro immense ricchezze, e se possibile incrementarle lontano dalle imprevedibili misure di Xi Jinping: il Golfo, o meglio, Dubai.

Complice un’economia stagnante in patria e la crescente ostilità sanzionatoria statunitense, un crescente numero di paperoni ha individuato in questa città sorta in mezzo al deserto un’interessante giurisdizione soleggiata, politicamente stabile, sicura e a bassa tassazione.

I numeri sono emblematici: negli Emirati Arabi Uniti ci sono 370.000 cittadini cinesi (su un totale di 11,5 milioni di abitanti) e oltre 15.000 aziende legate a Pechino (cifre raddoppiate rispetto al 2019). Nel solo 2025 gli Emirati sono stati travolti da un afflusso netto di quasi 10.000 milionari mentre Singapore lo ha visto dimezzarsi a circa 1.600.

A Dubai, spiega l’Economist, ci sono oltre 1.250 veicoli di investimento privato (erano 800 nel 2024) e, sebbene le autorità emiratine mantengano il riserbo sulle nazionalità dei family office – strutture dedicate alla gestione del patrimonio delle famiglie facoltose – i consulenti patrimoniali parlano di una quota enorme di capitali Made in China.

I ricchi cinesi preferiscono Dubai

La ricca comunità cinese può vivere a Dubai come in patria, ma con tassazioni agevolate e senza gli scossoni politico-economici che potrebbero metterli in riga all’ombra della Città Proibita.

I genitori hanno la possibilità di iscrivere i propri figli alla Chinese School Dubai, un istituto statale che insegna il curriculum cinese a prezzi accessibili. Non mancano negozi e ristoranti cinesi di alto livello e c’è persino un ospedale cinese, oltre ovviamente a tutti gli altri marchi del lusso globale per gli amanti dello shopping.

Attenzione, perché al netto delle singole famiglie sono in crescita anche le imprese cinesi. Il Dubai Multi Commodities Centre, una delle zone franche della città, ne conta oltre 1.000 aziende, il 4% del totale ma in continua crescita.

Nella lista troviamo le grandi banche statali ma anche compagnie petrolifere e innovative startup tecnologiche, come WeRide, l’azienda di auto a guida autonoma. Sia chiaro: Hong Kong e Singapore restano ancora i principali hub per il denaro cinese, grazie alla lingua e all’accesso a mercati dei capitali sofisticati, ma Dubai sta riducendo il gap di anno in anno.

L’importanza di Dubai

L’attrattiva di Dubai è in ascesa per tre motivi: la sua neutralità politica, la sua apertura economica e le opportunità che offre ai nuovi arrivati di fare soldi.

In generale, far arrivare denaro nel Golfo è più facile che in molti altri posti. Le autorità di Singapore, per esempio, hanno iniziato a monitorare i libri contabili degli investitori stranieri dopo una serie di scandali legati ai family office.

E poi ci sono altre comodità quotidiane da tenere in considerazione. A Dubai, i ricconi cinesi possono guidare la loro Lamborghini senza paura di dare nell’occhio o acquistare immobili con la sicurezza di ottenere importanti guadagni. A proposito: i prezzi degli immobili residenziali hanno registrato una crescita di circa il 12% nel 2025. Un affarone da non perdere.

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