Decessi, contagi, ospedali presi d’assalto da pazienti bisognosi di cure. La pandemia di Sars-CoV-2 ha generato un’emergenza mondiale che, a distanza di quasi due anni dalla rilevazione dei primi casi di infezione, e nonostante l’introduzione di vaccini anti Covid-19, fatica a rientrare. Ma quella appena tratteggiata, la stessa approfondita quotidianamente dai media di tutto il pianeta, è purtroppo soltanto una parte dell’emergenza, che può essere collegata all’aspetto prettamente sanitario. C’è poi l’altra faccia della medaglia, ovvero l’emergenza economica figlia delle misure restrittive che i governi hanno dovuto attuare per mitigare la circolazione incontrollata del virus.

Lockdown, coprifuochi, distanziamento sociale, impossibilità di accedere in determinati luoghi pubblici senza esser vaccinati. Tutto questo, se da un lato può essere utile ai fini dell’abbattimento della curva epidemiologica, dall’altro genera un contraccolpo economico non da poco per le casse delle tante attività legate alla ristorazione e al commercio al dettaglio. Bisogna poi considerare l’extrema ratio della chiusura delle frontiere, che per mesi interi ha costretto i cittadini di ciascun Paese a non poter uscire dai confini nazionali se non per motivazioni lavorative, di salute o di urgenza. Oggi, la maggior parte dei Paesi è tornata ad accogliere visitatori stranieri, ma il discorso si complica se prendiamo in esame i viaggi intercontinentali. Ebbene, il blocco dei viaggi turistici (ma non solo quelli) ha generato cortocircuiti economici che potrebbero presto risultare letali.

Kyoto in ginocchio: il caso del Giappone

In questi giorni sta facendo discutere il caso di Kyoto, antica capitale imperiale del Giappone e attualmente città sull’orlo della bancarotta. Il motivo di una simile debacle è da imputare all’interruzione dei flussi turistici. Senza più cinesi, europei e americani, le casse cittadine hanno perso la loro principale fonte di sostentamento. Secondo quanto riportato dal quotidiano Le Monde, il turismo a Kyoto è calato dell’88% nel corso del 2020, mentre il deficit per l’anno fiscale in corso ha raggiunto la cifra di 385 milioni di euro.

In uno dei periodi dell’anno migliori per visitare la città, due terzi delle attività commerciali dislocate lungo i vicoli che conducono al tempio di Kiyomizu hanno le serrande abbassate. La presenza dei turisti negli hotel non ha invece superato un terzo quella registrata nello stesso periodo nel 2019. Non ci sono clienti, e dunque gli affari non decollano. Al momento le autorità locali devono fare i conti con un deficit enorme, circa 50 miliardi di yen, ai quali si aggiungeranno gli 860 miliardi di yen di debito accumulato. Nel caso in cui questa tendenza dovesse continuare nel 2025 le perdite annuali di Kyoto potrebbero raggiungere i 260 miliardi di yen. Detto in altre parole, la città rischia di fallire nel giro di un decennio.

Disoccupazione ed economia a picco

Kyoto è un caso emblematico, ma come la città giapponese esistono moltissime altre città sparse in tutto il mondo che hanno sofferto il radicale taglio dei flussi turistici. E non è finita qui, perché la pandemia di Covid-19 ha generato anche altri effetti nefasti. Prendiamo New York, cuore pulsante degli Stati Uniti. La Grande Mela ha riaperto da poco i suoi confini ai viaggiatori vaccinati (valgono solo i vaccini autorizzati dalla FDA). La megalopoli, come ha evidenziato il Corsera, appare tuttavia molto diversa rispetto a come era nel recente passato. Innanzitutto l’inflazione è in crescita (ufficialmente è al 5,4%) e ha generato un aumento dei prezzi consistente piuttosto generalizzato, visibile banalmente anche nel campo della ristorazione. Dopo di che, nonostante l’economia statunitense sia riuscita a ripartire, l’America deve fare i conti con la mancanza di lavoratori essenziali.

Nel febbraio 2021, in Germania la disoccupazione ha registrato una crescita per la prima volta dal giugno precedente (+ 9.000 unità in termini destagionalizzati, per l’allora totale di 2,752 milioni), in un quadro in cui le misure di lockdown impiegate per contrastare il virus hanno penalizzato perfino la prima economia europea. Per quanto riguarda l’Italia, nel settembre 2020 l’Istat fotografava un’immagine emblematica: “Da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila”. Il virus ha insomma colpito il lato economico del pianeta quasi quanto quello sanitario. I numeri riportati, che rappresentano soltanto la punta dell’iceberg, sono lì a dimostrarlo.

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