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Paolo Savona è uomo dalle poche, ma significative parole. L’attuale presidente della Consob, l’autorità che vigila sul corretto funzionamento di Borsa Italiana, ex ministro nei governi Ciampi (1993-1994) e Conte I (2018-2019), si è negli ultimi anni, prima e dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19, concentrato particolarmente sull’analisi delle dinamiche del sistema globale, avvertendo sui rischi di una carenza di governance nei settori critici e sulla possibilità che scenari quali quelli che hanno portato alla Grande Recessione dopo il 2007-2008 possano ripetersi.

Ebbene, il navigato accademico sardo ha più volte, in questo contesto, indicato nel dilagare delle criptovalute uno dei potenziali fattori di problematicità per il sistema finanziario globale. L’incontro annuale tra la Consob e il mercato finanziario, tenutosi il 14 giugno scorso, ha visto Savona concentrarsi con grande dovizia di particolari proprio sui bitcoin e sulle criptovalute ad essi affini nel corso del suo discorso di presentazione della relazione Consob sul risparmio e i mercati italiani.

Perché Savona critica le criptovalute

Non è la prima volta che Savona parla di criptovalute per mostrarne le criticità. Nell’ottobre 2019 Savona aveva affermato la sua totale avversità per Libra, il sistema di pagamenti ipotizzato da Facebook. Un mese dopo, alla lectio magistralis tenuta alla sede romana dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria (Aiaf) sul tema “Innovazione tecnologica e mercati finanziari” perorò l’idea di un controllo pubblico sul nuovo prodotto finanziario di punta.

Per Savona, in sostanza, se le monete “virtuali” vogliono essere definite tali, non possono prescindere dal controllo di un emittente centrale di matrice pubblica. E questo dato di fatto è stato lo spunto del suo intervento del 14 giugno.

“L’informatica finanziaria è una lampada prodigiosa dalla quale è uscito il Genio”, ha affermato eloquentemente Savona. Una volta sdoganato il processo di creazione di asset virtuali attraverso il mining, tale “Genio” non è più controllabile, perché “agisce nella sfera immateriale (o infosfera) controllabile solo cambiando protocollo di scambio delle informazioni, ossia frammentando l’unità del mercato mondiale”. In questo contesto, nota Savona, i “minatori” di bitcoin e criptovalute simili si lanciano nel gioco con l’obiettivo di costruire quelli che ritengono vere e proprie forme di moneta alternativa ma che, alla prova dei fatti, si rivelano asset dalla forte volatilità, mancando in loro la proprietà della riserva di valore, anche se Savona non manca di sottolineare che ritiene problematico il fatto che “la funzione redistributrice, propria della democrazia, e quella produttiva-commutativa, propria del mercato, risultano alterate dalla creazione di potere di acquisto digitalizzato, ancor più se collocato in una contabilità perfettamente decentrata”.

Savona coglie con chiarezza le motivazioni che stanno spingendo diverse autorità a livello globale ad interessarsi al tema delle criptovalute proponendo forme di monete digitali vere e proprie governate dalle banche centrali: il rischio di manipolazioni di mercato, emerso con forza negli ultimi mesi sulla scia dell’altalena che lo stesso bitcoin, il Dogecoin, Cardano e altre crypto hanno sperimentato nella quotazione, e la sistemica volatilità rendono le criptovalute un rischio sistemico importante.

Rischiamo un nuovo 2008?

Il fatto che nel mondo si stiano verificando casi di contratti derivati aventi come “moneta” di riferimento una criptovaluta allarma non poco Savona. Conscio che sulla questione i fantasmi del passato rischiano di ripresentarsi e che, in prospettiva, la scarsa trasparenza della blockchain di molte criptovalute possa consentire di scaricare sulle loro piattaforme i proventi di attività illecite o criminali quali come l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro sporco, il finanziamento del terrorismo e il sequestro di persone Savona ritiene che il contesto odierno presenti gravi rischi per la tenuta del sistema globale. Quando nel 2007-2008 il fallimento di Lehamnn Brothers aprì la strada a una serie di tempeste finanziarie e la bolla dei subprime scoppiò, il mondo si accorse che il numero dei contratti derivati, in larga parte tossici, ammontava a un valore pari al decuplo del Pil globale. Prevenire il ripetersi di una situazione del genere è, per Savona, fondamentale. E in questo contesto “per l’Italia il problema sollevato presenta una notazione particolare rispetto agli altri paesi per l’esistenza di una norma a livello costituzionale che attribuisce alla Repubblica il compito di incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme” evitando che possa essere drenato verso forme eccessivamente speculative o rischiose.

In una fase che vede il Paese di fronte alla necessità di mobilitare il risparmio, come sottolinea Cinzia Meoni sul Giornale, mettendolo al servizio della crescita e del rilancio del sistema-Paese ma in cui si vedono anche forti impatti da parte del Covid-19 il messaggio di Savona è cristallino: sulle criptovalute si rischia, una volta di più, l’osso del collo e i regolatori devono intervenire fissando regole certe per trading, mining e altre operazioni simili. La vigilanza prudenziale, il controllo attento di ogni possibile attività illecita, la governance del sistema dai rischi e il blocco sul nascere di ogni possibile “effetto contagio”: la ricetta non applicata nel 2008 è quella che oggigiorno servirebbe per controllare a monte il sistema delle criptovalute. Da allievo e studioso di Charles Kindleberger, il massimo studioso delle crisi finanziarie del Novecento, Savona sa che le bolle hanno la tendenza a ripetersi con ciclicità e in forma sostanzialmente simile al cambiare degli asset critici e dei periodi storici. La tragedia della finanza è sempre stata la mancanza di una coscienza storica: unire questo dato di fatto alle potenzialità e ai rischi offerti dal trading ultraveloce e dal dilagare delle ben poco trasparenti criptovalute può creare effetti decisamente nocivi. Contro cui Savona lancia l’allarme per stimolare la politica a dare risposte concrete.