Germania e Olanda? Paesi come loro devono investire di più per il bene dell’Unione europea. Inizia così, con questa frecciatina esplicita, l’era di Christine Lagarde alla guida della Banca centrale europea. Sembrano lontanissimi i tempi in cui Mario Draghi, l’ex presidente della Bce, vigilava sulla stabilità dei prezzi. Già, perché adesso a Lagarde toccano compiti molto più complicati. In primis capire come usare al meglio le misure di stimolo attualmente in corso, quindi ricucire al più presto le relazioni deteriorate presenti nel Consiglio direttivo. Anche perché, come ha scritto Il Sole 24 Ore, è ancora fresca la “rivolta” dei falchi contro l’ultimo pacchetto Draghi, cioè contro quell’insieme di provvedimenti messi in campo dalla stessa Bce per aiutare l’economia, proteggere la crescita da rischi geopolitici e far risalire l’inflazione. All’interno della Banca c’è chi, come il vicepresidente Luis De Guindos, non è affatto contento dei tassi negativi; ci sono poi Paesi (Germania, Austria, Olanda, Francia ed Estonia) che avrebbero volentieri rinviato la seconda fase del quantitative easing, consistente nel prolungare gli stimoli monetari; altri (Slovenia) che invece erano pure d’accordo con il pacchetto Draghi ma non nella sua tempistica; infine, altri ancora, che non vedono pericoli nel rallentamento economico registrato nell’area euro. Insomma, c’è un intero puzzle da ricomporre.

Le sfide di Lagarde

Lagarde è stata chiara, affermando di voler appoggiare l’attuale politica accomodante, in parte cara anche alle colombe della Bce, cioè coloro che considerano l’eccessiva prudenza economica un fattore limitante. Ma il nuovo presidente ha anche detto di voler guidare una Banca “agile, innovativa e capace di adattarsi ai cambiamenti”. L’ex direttrice del Fondo monetario internazionale ha una marea di sfide da affrontare, e per certi versi c’è curiosità su come intenderà affrontarle: si va dalla revisione della definizione della stabilità dei prezzi al cambiamento climatico, dalla questione criptovalute alla vigilanza su shadow banking e riciclaggio di denaro sporco. Eppure, la prova del nove, è un’altra: convincere gli Stati membri dell’euro a mettere in pratica politiche fiscali espansive. Solo in questo modo, infatti, la politica monetaria della Bce potrà risultare più efficace. In altre parole, Lagarde dovrà essere brava a chiedere ai vari Stati di investire di più, di aprire i loro rubinetti.

La risposta della Germania: “La nostra spesa già a livelli record”

Il messaggio è chiaro: la Bce, da sola, non può fare miracoli. Serve la collaborazione di tutti, soprattutto di quei Paesi che non navigano in pessime condizioni finanziarie, i quali sono chiamati a fare qualche passo in più. In un’intervista rilasciata alla radio francese Rtl, Lagarde è stata esplicita ai massimi livelli, sottolineando come certi governi dovrebbero usare il loro surplus per investire maggiormente in infrastrutture, istruzione e innovazione. La Germania, in particolar modo, “non ha fatto gli sforzi necessari” in termine di stimolo fiscale per consolidare crescita fragile. La risposta di Berlino non si è fatta attendere. Il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, ha risposto alla Lagarde sempre sulle frequenze di Rtl: “Questa non è una situazione che necessita misure eccezionali. La nostra spesa è già su un percorso espansivo e gli investimenti statali sono a livello record. Nessun governo federale ha mai investito di più”. Per Lagarde non sarà un gioco da ragazzi farsi rispettare.

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