Un sogno prima ferroviario poi autostradale: da più di un secolo gli africani sperano di essere collegati dal Mediterraneo fino a Città del Capo con moderne arterie in grado di rilanciare gli scambi commerciali e culturali tra i paesi del continente nero. L’Africa a livello di trasporti non è ben assortita: le sue nazioni esportano materie prime in Europa ed in Asia, donano manodopera al vecchio continente, importano tanti beni dal resto del mondo. Ma tra africani gli scambi sono veramente blandi, tra paesi vicini i rapporti sono spesso visti al ribasso. E questo non solo per motivazioni politiche, bensì proprio perché il continente non è collegato da una ben definita rete di trasporti.

Adesso si rilancia quel sogno che già nel 1890 Cecil Rhodes chiama “linea rossa”: ossia un collegamento rapido ferroviario in grado di attraversare tutta l’Africa per collegare Egitto e Sudafrica. Progetto poi naufragato, sia per le guerre che per le difficoltà finanziarie. Ora tutto sembra muoversi, a partire dall’Egitto: qui nei giorni scorsi viene inaugurato un moderno tratto di autostrada che collega Il Cairo con il confine sudanese. Si tratta del primo tratto della maxi autostrada panafricana.

Gli investimenti in infrastrutture dell’Egitto

Da quando nel 2014 è insediato come nuovo presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi lancia una vasta campagna infrastrutturale per dare ossigeno all’economia. L’Egitto, in particolare, ha una forte pressione di manodopera sul mercato interno. Migliaia di disoccupati che possono trovare uno sbocco lavorativo grazie a faraoniche opere in grado di modernizzare un paese rimasto al palo specie dopo le primavere arabe.

Nuove stazioni, nuove strade, nuovi investimenti pubblici che mettono l’affannata economia egiziana nuovamente in gioco. Ma sono due soprattutto le grandi opere che Al Sisi mette subito in cantiere: il raddoppio del canale di Suez e l’autostrada in grado di collegare la capitale con il confine sudanese. Nei giorni scorsi, come detto, questo tratto di autostrada risulta operativo. Si tratta di una lunga arteria che dalla periferia della capitale si addentra verso il profondo sud. In alcuni tratti, l’autostrada ha otto corsie, un’opera giudicata molto funzionale ed in grado di decongestionare anche il traffico ad Il Cairo.

L’arteria si congiunge con la già esistente autostrada Alessandria – Il Cairo, dunque adesso andare dal Mediterraneo (e dai suoi porti) fino al confine sudanese è molto più veloce e sicuro. Standard quindi da paesi industrializzati, un collegamento primario che serve all’Egitto ma che guarda al resto dell’Africa.

Il progetto della panafricana

Secondo le intenzioni del governo egiziano, questa autostrada altro non è che il primo tratto dell’arteria panafricana che entro qualche anno deve giungere fino a Città del Capo.

Un’opera mastodontica ed affascinante, con un percorso che attraversa ben nove paesi. L’Egitto sembra fare sul serio. Il paese arabo non può certamente mettere tutti i soldi per l’opera, ma si presenta al resto del continente nero come un governo che ha già svolto “i suoi compiti” completando il proprio tratto. Ma soprattutto, spinge a livello politico per promuovere l’opera. Un modo per riguadagnare nuovamente prestigio e ripresentarsi come paese cardine del mondo arabo e nazione in grado di dire la sua a livello africano.

Dalla parte opposta dell’Africa, a sua volte è il Sudafrica a spingere: Pretoria sta attraversando un periodo complicato sotto il profilo economico e sociale, ma rispetto ai vicini è quello che ha le maggiori possibilità per attuare investimenti infrastrutturali. Del resto, al suo interno ha già una solida rete autostradale, che tra l’altro ben si fa valere nel 2010 quando il paese è messo alla prova dall’organizzazione dei mondiali di calcio.

Si può quindi investire all’estero nei paesi più a nord e trascinare politicamente alcuni governi vicini. Ed i progetti sarebbero già pronti. I più ottimisti ad Il Cairo sostengono che l’Africa è in grado entro il 2025 di avere la sua grande autostrada. Forse la data è un po’ troppo ambiziosa, ma è pur vero che rispetto al secolo scorso ci si sta lavorando. E soprattutto, sono stavolta gli stessi paesi africani e in particolare alcune delle nazioni più rappresentative del continente (Egitto e Sudafrica appunto) a premere e lavorare per la realizzazione del progetto.

Un sogno ambizioso quindi, ma non un’utopia. L’obiettivo non è soltanto dotare l’Africa di infrastrutture veloci, ma anche di darle i mezzi per iniziare a sostenersi da sola. In parole povere, per far sviluppare una solida rete continentale in grado di integrare tra loro i paesi africani. Maggiori scambi intra-africani grazie ad un’autostrada panafricana. L’Egitto sembra crederci ed il suo tratto è già operativo.