Come auspicato nell’ultima riunione dei capi di Stato delle ex-colonie francesi, l’Africa si allontanerà dal franco Cfa. La valuta, lodata per la sua capacità di mantenere gli equilibri monetari che altrove nel continente non riescono ad essere raggiunti, è stata da sempre causa di eccessive ingerenze francesi all’interno dell’economia africana. Ieri, nella conferenza di Abidjan nella quale ha presenziato anche il presidente francese Emmanuel Macron, un primo passo è stato compiuto. A capo della banca centrale incaricata di gestire la valuta internazionale non ci sarà più un economista francese ed i Paesi africani ed i Paesi aderenti al sistema monetario non dovranno più tenere il 50% delle proprie riserve depositate alla Banca di Francia a titolo di garanzia.

Parigi trema?

Le nuove disposizioni, al momento della loro implementazione graduale nei prossimi anni, mettono in pericolo la stabilità finanziaria di Parigi, che in termini di debito pubblico ha sempre ottenuto vantaggi dalla politica monetaria africana. Dover restituire le riserve dei Paesi africani è un grosso handicap per la Banca di Francia, che fino ad oggi aveva la possibilità di utilizzare a suo piacimento le riserve provenienti dal continente nero per far girare l’economia francese.

L’accordo è stato concluso a causa di un rischio ancora più grande per Parigi, consistente in una fuoriuscita totale ed in blocco fa parte delle ex-colonie, che avrebbe provocato un problema di reperibilità dei fondi ancora maggiore. La soluzione mediata permette a Parigi di assorbire il colpo con minori problemi e meno rischi di derive della propria economia, da anni foraggiata dalle ricchezze africane.

Più indipendenza e più possibilità di manovra

Per i Paesi africani che si riconoscono nell’utilizzo della valuta di stampo francese l’aver la possibilità di disporre in modo più fluido della valuta permette di compiere manovre finanziarie senza ingerenze francesi all’interno della sfera decisionale. Mentre tuttavia bisogna sottolineare come il tasso di cambio rimanga comunque vincolato all’euro, adesso la Francia avrebbe più difficoltà a svalutare di punto in bianco la valuta, perdendo un ricatto internazionale di facile utilizzo. Al tempo stesso però gli Stati dell’Africa continuerebbero a godere delle garanzie di copertura della Banca di Francia, non inficiando sulla natura dei rapporti commerciali con il resto del mondo.

Parigi perde potere sul Cfa

L’accordo, raggiunto col blocco dei 14 Paesi dell’ovest africano, non include al momento i Paesi del blocco centrale, per i quali continueranno a valere le precedenti disposizioni. Tuttavia, nel prossimo futuro è possibile che gli adeguamenti si riconoscano anche alle altre 6 economie dell’Africa. Non bisogna dimenticare infatti come la riserva maggiore sia detenuta dalla federazione del Camerun, che non rientra nei Paesi che hanno attualmente discusso il trattato monetario con Parigi.

Le crescenti pulsioni internazionali non hanno permesso a Macron di ritardare ulteriormente i tempi, anche considerando le sue battaglie attuali su molteplici fronti, dovendo scendere di conseguenza ad accordi. Nonostante il trattato non abbia ancora reso indipendente l’Africa dalla Francia, ha segnato un passo importante nella storia economica delle ex-colonie francesi, decise più che mai a diventare un giorno completamente indipendenti da Parigi.

Ridai il sorriso ai sopravvissuti agli islamisti
DONA ORA