I dati rappresentano oggi il vero tesoro del nostro tempo, più preziosi del petrolio e dell’oro. Il loro controllo permette di orientare consumi, economie e persino politiche internazionali. Ma dietro il loro sfruttamento si cela un intricato intreccio di potere, economia e scarsa trasparenza. Ed è proprio l’Africa a trovarsi al centro di questa rivoluzione, con grandi aspettative e altrettante contraddizioni.
Nel continente, a differenza di Europa e Stati Uniti, il cittadino comune non ha alcun diritto di accesso ai propri dati custoditi da giganti come Google o Meta. Una mancanza non solo normativa ma anche culturale, figlia di un’informazione carente e di una consapevolezza ancora limitata. Tuttavia, segnali di cambiamento si intravedono: la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli ha recentemente richiesto agli Stati membri dell’Unione Africana di garantire che i dati detenuti da enti pubblici e privati siano accessibili al pubblico, segnando una svolta potenzialmente epocale.
Il Sudafrica al centro della rivoluzione digitale
Parallelamente, la crescente domanda di capacità di elaborazione dati, alimentata dall’avanzata dell’intelligenza artificiale, ha innescato una corsa senza precedenti alla costruzione di data center in Africa. Il Sudafrica guida questa trasformazione, ospitando oltre la metà della capacità del continente, seguito da Egitto, Kenya, Nigeria e Marocco. Colossi come Alibaba, Amazon Web Services, Google e Microsoft hanno scelto proprio il Sudafrica per stabilire i loro servizi cloud, affiancati da attori locali come Africa Data Center.
Eppure, nonostante la rapida crescita, l’Africa resta lontana dai livelli di capacità dei data center di altre regioni. Con meno del 2% dell’offerta globale, il continente è ancora un nano digitale rispetto alle Americhe o all’Europa. La domanda, però, continua a crescere: secondo l’Africa Data Centers Association, per soddisfare le esigenze del continente servirebbero oltre 700 nuove strutture e una capacità di 1.000 megawatt.
Progetti e sfide del futuro
Gli investimenti non si fanno attendere. Microsoft ha annunciato un progetto da 1 miliardo di dollari per costruire un data center “verde” in Kenya, alimentato da energia geotermica, mentre in Nigeria è in corso la costruzione di una struttura hyperscale da 38 MW a Lagos. Anche Huawei, con un’iniziativa a Il Cairo, punta a conquistare il Nordafrica.
Ma non mancano gli ostacoli. Infrastrutture elettriche inaffidabili, burocrazia, instabilità politica e conflitti rappresentano sfide che rallentano l’espansione. Nonostante ciò, il settore appare resiliente. Si stima che il mercato africano dei data center raggiungerà i 3 miliardi di dollari entro il 2025, con un incremento del 50% entro il 2026.
Il futuro digitale di un continente in movimento
In questo scenario, il futuro dell’Africa si gioca su un equilibrio delicato: da un lato, la possibilità di colmare il divario digitale rispetto al resto del mondo; dall’altro, il rischio che l’assenza di normative adeguate favorisca un’ulteriore concentrazione di potere nelle mani dei colossi tecnologici. Come in ogni rivoluzione, la sfida sarà trasformare le vulnerabilità in opportunità, costruendo un ecosistema digitale che sia inclusivo, sostenibile e rispettoso dei diritti degli utenti.