L’affare da 200 miliardi di dollari per creare il campione americano delle ferrovie

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Il mercato americano dei trasporti è in fermento dopo che Union Pacific, la maggior compagnia di trasporti del continente nordamericano, attiva principalmente sulla costa occidentale degli Stati Uniti, ha annunciato di aver proposto e discusso un accordo di fusione con la concorrente Norfolk Southern, attiva sulla costa opposta.

Il progetto è di quelli ambiziosi. Richiama alla volontà di ricostruire un campione pancontinentale dei trasporti dopo oltre un secolo. L’America post-Guerra Civile celebrò nel 1869 col varo della Ferrovia Transcontinentale da Omaha, Nebraska, a Sacramento, California, la ritrovata unità dopo la Guerra civile e un simbolico complemento della continuità territoriale del Paese. Ma da allora in avanti il ruolo dei trasporti ferroviari fu oggetto sia di elogi per l’impatto sullo sviluppo economico sia di critiche per il ruolo dei trasporti nella formazione dei grandi trust industriali e commerciali.

Dal 1913, sull’onda lunga della legislazione antimonopolio dello Sherman Act, il trasporto merci è stato sempre più frastagliato. Ora Union Pacific e Southern Norfolk vogliono iniziare a ricostruire un network di taglia nazionale. O, propriamente, continentale, viste le dimensioni dell’America. La prima capitalizza 135 miliardi di dollari, la seconda circa 65: se confermato, l’affare farebbe di questa fusione la più grande in termini di valore della storia del capitalismo contemporaneo. Il record in matria di fusioni spetta ancora a quando, nel 1999, Vodafone incorporò la tedesca Mannesmann per 183 miliardi di dollari, cifra di poco superiore ai 182 che generò l’anno successivo l’offerta dell’operatore dei servizi digitali AOL su Time Warner.

Le ripercussioni industriali sarebbero parimenti importanti. “Se finalizzato, l’accordo combinerebbe l’ampia rete di Union Pacific negli Stati Uniti occidentali con le rotte strategiche di Norfolk Southern lungo la costa orientale”, nota Trasporto Europa, aggiungendo che “l’integrazione creerebbe di fatto un sistema transcontinentale senza soluzione di continuità, in grado di trasportare merci da costa a costa senza interruzioni“, in un contesto in cui “le implicazioni logistiche sarebbero sostanziali, riducendo drasticamente la necessità di trasferimenti di merci tra diversi operatori e aumentando l’efficienza del trasporto merci su rotaia”. Secondo The American Bazar, la monocompany controllerebbe oltre 50mila km di rete, una distanza superiore del 25% alla circonferenza terrestre.

Una logistica per la rinascita industriale

Questa maggior efficienza aprirebbe spazi per provare a risolvere l’annoso problema degli investimenti infrastrutturali che rappresenta un cruccio e un vincolo strategico per gli Stati Uniti. Di questo tema avevamo parlato diffusamente su InsideOver, sottolineando come secondo un’accurata valutazione del 2021 realizzata dall’American Society of Civil Engineers si rilevava “gap negli investimenti infrastrutturali” di quasi 2.600 miliardi di dollari tra pubblico e privato rispetto ai reali bisogni e alle necessità del mercato interno a stelle e strisce.

La stazione intermodale di Union Pacific a Houston, Texas

Obiettivi come il superamento di questo gap non sono solo funzionali agli scambi, ma potrebbero rivelarsi fondamentali in vista dell’esplicita strategia dell’amministrazione di Donald Trump di spingere sulla re-industrializzazione degli Stati Uniti, puntando sulla manifattura avanzata, la tecnologia, l’automotive e altri prodotti di punta che richiedono una logistica complessa.

Freight Waves analizza le implicazioni in termini di efficienza per gli operatori del trasporto ma segnala anche i rischi insiti nella possibile competizione ridotta. Un affare del genere può generare valore sistemico se creerà dividendi per l’intero sistema e si inserirà nella quadra di un Paese pronto a aumentare l’interconnessione interna, ad accrescere l’efficienza e a andare nella direzione di un più ramificato rapporto tra manifattura, trasporti e mercato. Su questo vigileranno le autorità: ma indubbiamente, parliamo di un’evoluzione che interroga un’intero sistema. Sarà nuovamente la ferrovia una strada su cui si unirà, una volta di più, l’economia americana? I prossimi anni lo faranno capire.

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