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Case distrutte, inaccessibili, patrimoni culturali devastati inesorabilmente. Sono queste le immagini che la mente associa all’avvento del Daesh in Medioriente e, più in particolare, in Iraq. Ma gli effetti collaterali dell’arrivo dell’Isis sono anche altri, con lo stesso impatto negativo sull’economia del Paese e con la stessa manifestazione esterna di desolazione e di mancata crescita. Le immagini sono però diverse.Al posto di edifici crollati e costruzioni fatte a pezzi, ci sono grossi grattacieli che avevano cominciato a sorgere e che non verranno mai terminati, palazzi che avrebbero ospitato turisti che ormai non hanno più alcuna voglia di arrivare da queste parti, centri commerciali destinati a non vendere più nulla. L’area del Kurdistan iracheno è l’emblema dell’abbandono, da parte degli investitori, di una zona che avrebbe potuto fruttare miliardi.Il simbolo della fuga dei capitali esteri dall’Iraq è Erbil. Una città che rimane relativamente tranquilla pur essendo non troppo distante da Mosul, centro dello scontro tra la coalizione internazionale anti-Isis e i guerriglieri del Daesh, ma che ha perso inesorabilmente la sua vocazione turistica e la sua attrattiva per gli iracheni più abbienti.Su Erbil avevano puntato molto gli investitori turchi e libanesi e le tracce di questo interesse sono ancora ben visibili. Si contano a decine parchi di divertimenti, complessi per la villeggiatura, case-vacanza. Tutto era destinato ad ospitare i “vip” dell’intero Iraq e dei Paesi circostanti.La chiara idea di cosa sia successo si manifesta nel centro di addestramento dei Peshmerga ad Erbil, dove gli italiani addestrano i combattenti a contrastare con efficacia l’azione del Daesh. Una serie di villette a schiera si presenta agli occhi di chi si reca sul posto. Accanto, un parco giochi dotato di un’enorme ruota panoramica che domina tutta la vallata circondata dalle montagne. Una ruota che non gira più, come non girano più gli affari in questo pezzo di mondo.Nessuna delle promesse di sviluppo dell’area, che secondo i più ottimisti era destinata a fare concorrenza addirittura a Dubai e dintorni, è stata mantenuta. Qualche iracheno fuggito all’epoca della dittatura di Saddam e che non vede più Erbil da anni, pensa che la sua città sia, economicamente, socialmente e turisticamente, in grado di far dimenticare la ricchezza dell’Arabia saudita a chi ha avuto modo di vederla. Purtroppo la realtà è ben diversa.Le villette a schiera in cui avrebbero dovuto risuonare le voci di allegre famiglie che avevano scelto di spendere i loro soldi in vacanze e divertimenti, si prestano ora a ben altri scopi, come spiegato dai componenti del contingente italiano presente in città. I nostri militari stanno addestrando, con risultati riconosciuti a livello internazionale, i Peshmerga a contrastare lo Stato islamico.“Qui è possibile effettuare addestramenti che hanno come scenario un centro abitato, con tutti i problemi relativi. Problemi che si differenziano da quelli inerenti invece le aree aperte, dove i combattimenti e gli scontri presentano altri tipi di criticità”.Nel centro di Erbil i Peshmerga imparano a bonificare le case dagli ordigni improvvisati, a non cadere negli agguati che l’Isis potrebbe tendere nelle strade strette tra un edificio e l’altro, ad evitare i colpi dei cecchini che dall’alto dei tetti agiscono, sempre più precisi e sempre più letali.Grazie al training dei nostri militari, i curdi sono diventati indispensabili nella lotta al Daesh. Edifici vuoti e carcasse di costruzioni mai finite aiutano a prevedere i danni che l’avanzata dell’Isis nelle maggiori città irachene può provocare. La guerra ha causato questo mutamento nella destinazione d’uso. L’utilità di ciò che era destinato ad altri scopi è innegabile, ma la speranza è che un giorno il destino luminoso previsto per Erbil, per l’Iraq e per il Kurdistan possa realizzarsi così come era nei piani di un mondo pre-Isis.