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L’acqua, una risorsa fondamentale per la sopravvivenza degli esseri umani, è sempre più vicina all’essere considerata un bene di lusso. La scarsità di questo bene primario è già fonte di conflitti, che avvengono al momento su scala locale, in diverse zone dell’Africa. Una situazione  destinata a peggiorare nei decenni a venire a causa del costante processo di desertificazione e del surriscaldamento climatico. La peculiare condizione dell’acqua ha attratto l’interesse degli operatori di mercato che hanno deciso di affibbiarle una quotazione di mercato, influenzata dalle leggi della domanda e dell’offerta. L’iniziativa è stata ideata dal Cme Group, un’azienda operante nel mercato finanziario statunitense che, in collaborazione con il Nasdaq, ha annunciato il lancio del primo future al mondo sull’acqua.

L’appetito insaziabile dei mercati

Il future (uno strumento mediante il quale le parti si impegnano ad acquistare o vendere, ad una data futura, una certa quantità di attività chiamata sottostante e già esistente per risorse come oro e petrolio) debutterà nel quarto trimestre del 2020 sulla piattaforma Globex. Il mercato del riferimento è quello della California, nello specifico il Nasdaq Veles California Water Index. Il future, ha spiegato il Cme, potrà aiutare le municipalità, le aziende agricole e le imprese industriali a proteggersi dai rischi economici legati alle carenze idriche. Secondo Tim McCourt, a capo dell’Equity Global Index del Cme Group, “i due terzi della popolazione mondiale affronteranno, entro il 2025, dei problemi legati alla scarsità d’acqua, una condizione che presenta rischi crescenti per le aziende e le comunità nel mondo ed in California”. Un punto di vista condiviso da Rich Messina, vicepresidente di E-Trade, una società di brokeraggio con sede a New York, che ha chiarito come “gli investitori più audaci abbiano intenzione di trarre profitti dal fatto che l’acqua sia diventata una risorsa sempre più scarsa”. Diverse società operanti nel settore idrico sono peraltro già quotate in Borsa: dalla American Water Works, un’azienda che fornisce acqua potabile ed acque reflue ai consumatori in 46 Stati americani e nella provincia canadese dell’Ontario ad AcquaAmerica, attiva nello Stato della Pennsylvania.

Un bene insostituibile

L’acqua, ribattezzata “oro blu” dal sito greenreport.it, ha visto il suo prezzo raddoppiare negli ultimi dieci anni: una tendenza che potrebbe permanere inalterata anche nel prossimo decennio a causa del riscaldamento globale, dell’inquinamento, della pressione demografica e dell’estensione delle superfici agricole. La monetizzazione dell’acqua arricchisce le Equity private e le banche che hanno deciso di investirvi ma il rischio è quello di generare un fenomeno speculativo che può mietere vittime tra gli agricoltori delle regioni meridionali del mondo e tra i consumatori in Europa. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto, nel 2010 e tramite la Risoluzione 64/292 , l’accesso all’acqua come diritto umano universale e come mezzo per soddisfare e realizzare tutti i diritti umani esistenti. La Risoluzione invita gli Stati e le organizzazioni internazionali a fornire risorse finanziarie e capacità tecnologiche alle nazioni, in particolare modo quelle in via di sviluppo, affinché le stesse possano fornire un’acqua potabile sicura ed accessibile e servizi sanitari a tutti. Le Nazioni Unite hanno chiarito come oltre 2 miliardi di persone vivano in Paesi sottoposti “ad un forte stress idrico” mentre quasi due terzi della popolazione mondiale deve affrontare gravi carenze d’acqua per almeno un mese all’anno.

Uno dei principi fondamentali dell’economia, come ricordato dal portale Tpi, afferma che ogni risorsa scarsa deve avere un prezzo. La scarsità d’acqua comporta l’assoggettamento della risorsa alle leggi di mercato basate sulla domanda e sull’offerta ed influenzate dalle capacità di approvvigionamento. Il rischio di una mercificazione dell’acqua può però provocare gravi conseguenze politiche ed umanitarie, che potrebbero essere particolarmente evidenti in Africa ed in Asia e che potrebbe rendere i Paesi già poveri ancora più marginali e deprivati di quanto possa servirgli per la mera sopravvivenza.

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