Il presidente Donald J. Trump ha annunciato un accordo commerciale di portata storica con l’Unione Europea che introduce dazi del 15% sulla maggior parte dei beni europei importati negli Stati Uniti, ottenendo al contempo un impegno dell’UE a investire oltre 750 miliardi di dollari in energia americana, tecnologia strategica e forniture militari. L’intesa, che secondo gli analisti segna una vittoria chiave nella strategia “America First”, ha evitato l’escalation di una guerra commerciale e rafforza la posizione negoziale degli Stati Uniti sui mercati globali.
“È un grande giorno per l’America. Stiamo proteggendo i nostri lavoratori e valorizzando le nostre risorse,” ha dichiarato il presidente Trump dalla East Room della Casa Bianca. “L’Europa ha capito che l’accesso al nostro mercato ha un prezzo: equità e reciprocità.”
Cosa prevede l’accordo
Secondo i dettagli rilasciati dal Dipartimento del Commercio:
Entrano in vigore dazi uniformi del 15% su prodotti europei selezionati, tra cui beni di consumo, alimentari, meccanica e beni industriali. L’UE si impegna a comprare gas naturale liquefatto (LNG), petrolio, combustibili nucleari, semiconduttori e tecnologie energetiche per 750 miliardi di dollari in tre anni. Bruxelles ha inoltre confermato un piano di investimenti da 600 miliardi di dollari nell’economia statunitense, che comprende anche l’acquisto diretto di armamenti e tecnologie militari prodotte negli USA.
L’accordo non prevede nessuna ritorsione tariffaria europea, e preserva l’export statunitense nei settori high-tech, aerospaziale e agricolo.
Una svolta strategica nella politica commerciale USA
Con questo accordo, la Casa Bianca ottiene tre risultati strategici:
Rilancia la manifattura interna, rendendo meno competitiva l’importazione di beni europei in settori critici come auto, acciaio, alimentari lavorati e farmaceutica; consolida la centralità energetica americana, spingendo l’Europa a dipendere maggiormente da LNG e combustibili prodotti negli USA; riafferma la supremazia americana nelle forniture militari, in un momento cruciale per la sicurezza euro-atlantica.
“È un accordo senza precedenti. L’Europa investirà miliardi in prodotti americani senza che gli Stati Uniti debbano rinunciare a nulla“, ha spiegato il Segretario al Commercio, Gina Raimondo.
Come per ogni intesa multilaterale, restano alcuni nodi da chiarire. Il dazio del 50% su acciaio e alluminio resta per ora in vigore, anche se Von der Leyen ha aperto a un possibile passaggio a quote annuali. C’è stata inizialmente confusione sul settore farmaceutico: Trump aveva annunciato l’esenzione, ma un funzionario dell’USTR ha poi confermato che anche i farmaci rientrano nei prodotti soggetti ai dazi del 15%. Non è stato chiarito l’impatto su vino e distillati europei, settori strategici ma ancora oggetto di discussione tecnica.
Il rischio di future modifiche
Il Presidente Trump ha sottolineato che si riserva il diritto di aumentare i dazi unilateralmente qualora l’UE non rispetti gli impegni di investimento. Secondo Carsten Nickel, vice direttore di Teneo Research, “Non è un trattato vincolante, ma un’intesa politica. Questo lascia spazio a flessibilità – ma anche a nuove pressioni future.”
L’Irlanda e il Regno Unito: due tariffe diverse
Un punto interessante riguarda l’isola d’Irlanda: grazie all’accordo UK-USA di maggio, l’Irlanda del Nord continuerà a esportare negli Stati Uniti con dazi al 10%, mentre la Repubblica d’Irlanda sarà soggetta all’aliquota del 15%.
Un risultato che rafforza la posizione commerciale post-Brexit del Regno Unito e dimostra la validità del modello bilaterale negoziato da Londra.
Reazioni in Europa: Germania in difficoltà
La Germania ha accolto con sollievo l’evitata guerra commerciale, ma le principali lobby industriali hanno espresso critiche. Volkswagen ha già annunciato perdite da 1,3 miliardi di euro a causa delle nuove tariffe, e la Federazione chimica tedesca VCI ha definito il livello dei dazi “ancora troppo alto”.
Ma dal punto di vista americano, le critiche europee confermano l’efficacia dell’intesa: “La UE è stata costretta ad accettare condizioni chiare, precise, e favorevoli agli USA. Questo è il risultato di una leadership che non ha paura di usare il peso negoziale dell’America,” ha commentato Larry Kudlow, ex consigliere economico di Trump.
Anche gli analisti più cauti concordano: l’accordo dimostra che la dottrina “America First” può produrre risultati concreti sul piano commerciale e geopolitico. Con dazi gestibili, flussi di capitale in ingresso, e più energia americana venduta in Europa, gli Usa escono rafforzati sia economicamente che strategicamente.