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Si firma o non si firma? Per ora, palla in tribuna e se ne parla a gennaio. L’Unione Europea tergiversa sull’accordo commerciale col Mercosur dopo che alle rimostranze francesi si è aggiunta la titubanza dell’Italia, palese all’ultimo Consiglio Europeo del 2025. E mentre gli agricoltori d’Europa protestano, con associazioni di lobbying come l’italiana Coldiretti che cantano vittoria per il rinvio della firma, l’Ue si trova a un bivio sulla prospettiva di costruire un mercato unico con il blocco costituito da Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia e Paraguay che concretizzerebbe il maggior accordo di libero scambio mai concluso da Bruxelles.

I timori degli agricoltori per l’accordo Ue-Mercosur

Mentre gli Usa e la Cina corrono sull’intelligenza artificiale, le tecnologie critiche, i microchip, a paralizzare la strategia europea è il timore di un settore che rappresenta il 2% del Pil ma, al contempo, ha una valenza notevole per la sovranità alimentare e gli approvvigionamenti di beni di prima necessità di fronte alla prospettiva che dal Sud America arrivino grandi quantitativi di carni e prodotti agricoli sudamericani a basso costo.

Il patto Ue-Mercosur, in discussione da 26 anni, farebbe calare a zero i dazi sul 91% dei beni esportati dall’Ue al mercato comune sudamericano, aprendo ai Paesi membri del blocco del Cono Sud la possibilità di vendere beni agroalimentari in quote prestabilite con meno vincoli e dazi drasticamente ridotti. Gli agricoltori europei, già beneficiari della Politica Agricola Comune (Pac) che rappresenta un terzo del budget dell’Unione, temono che la svolta liberoscambista li penalizzi.

Le quote sulla carne che l’Ue apre al Mercosur

Lavoce.info spiega bene i termini del confronto, ricordando che nel quadro delle importazioni dall’America Latina “le carni bovine sarebbero soggette a un dazio del 7,5 per cento, mentre l’esenzione per il pollame verrà introdotta in modo graduale” e “sono inoltre fissate quote di importazione per le carni sudamericane: 99 mila tonnellate di carne bovina (1,5 per cento della produzione totale Ue), 25 mila tonnellate di carne suina (0,1 per cento della produzione totale Ue) e 180 mila tonnellate di pollame (1,3 per cento della produzione totale Ue)”.

Urge però anche ricordare, e Lavoce.info lo fa, che anche l’agricoltura europea avrebbe delle opportunità di export: “ll testo elimina i dazi all’export europeo che arrivano fino al 35 per cento sul vino, 10 per cento sull’olio di oliva, 28 per cento su latte e formaggi. I benefici riguardano gli oltre 3 miliardi di euro di export agroalimentare europeo”.

Un patto strategico per i rapporti col Brasile

Per i Paesi europei è il tempo delle decisioni. Da un lato, la prospettiva di concludere un accordo che unirebbe 750 milioni di persone, il 20% del Pil e il 25% del commercio mondiale va ponderata rispetto alle conseguenze economico-sociali.

Dall’altro, è bene analizzare l’accordo anche sul piano geopolitico e strategico. L’accordo Ue-Mercosur è, in primo luogo, la premessa di un patto globale tra Europa e Brasile. Dati alla mano, il Brasile rappresenta circa il 75% della popolazione, il 55% del Pil e circa l’80% del volume di commercio di un mercato che, essenzialmente, il Paese guidato da Luis Inacio Lula da Silva rappresenta politicamente su scala globale.

Questo è importante tanto perché un avvicinamento Brasile-Europa potrebbe essere la garanzia contro la trasformazione del principale consesso dove il gigante latinoamericano si muove, il gruppo dei Brics, in un’assiste antioccidentale e manderebbe un segnale poderoso di apertura globale dei commerci in tempi di nuove guerre economiche, dazi e barriere.

L’industria, la vera protagonista del patto

Del resto, se chiare e ben espresse sono le rimostranze degli agricoltori, va anche letto l’altro versante della questione che riguarda l’industria. Un report di Confindustria analizza il fatto che “l’81% degli scambi Ue-Mercosur riguarda beni industriali, che costituiscono il 94% delle esportazioni italiane verso l’area e che godrebbero di un accesso preferenziale per oltre il 91% del valore”.

Il Global Policy Journal spiega che un abbattimento dei dazi tra Ue e Mercosur farebbe risparmiare alle aziende del blocco comunitario 3,6 miliardi di euro ogni anno, quattro volte il valore abilitato dal Jefta, l’accordo di libero scambio col Giappone.

L’Italia è in surplus verso il Mercosur

Ad oggi, il rapporto economico Ue-Mercosur è, del resto, molto focalizzato proprio sull’industria, almeno sul versante delle esportazioni europee in un contesto che vede i Ventisette esportare (dati 2024) 51,5 miliardi di euro di merci e importarne 49,3. L’Italia è quinto importatore e il secondo esportatore in Europa verso i cinque del Cono Sud. Dati alla mano, con 7,1 miliardi di euro di vendite al Mercosur e 4,9 miliardi di importazioni, Roma è in surplus commerciale. I primi cinque gruppi di prodotti europei esportati nel Mercosur (macchinari, farmaci, automobili, equipaggiamento elettronico, strumentazione ottica) sono anche i primi cinque nel paniere di export italiano.

Un tema politico

Questi dati vanno dunque valutati nel loro insieme nel giudicare complessivamente una prospettiva d’accordo che rappresenterebbe, indubbiamente, un complesso e articolato compromesso commerciale e a suo modo una scommessa politica sulla capacità dell’Europa di sostenerlo.

In fin dei conti il vero dato è politico e riguarda la volontà, effettiva o meno, dell’Europa di camminare con le sue gambe e cercare una strada alternativa a vincoli strutturali emergenti nella tenaglia sino-americana sul piano economico (e russo-americana su quello geopolitico). La via cercata è quella degli accordi commerciali, scommessa controcorrente in un mondo di nuove barriere. E la dialettica accesa sul piano del patto Ue-Mercosur lo conferma.

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