Germania e Unione Europea si muovono per portare a un’evoluzione sostanziale il sistema delle casse di risparmio tedesche: nelle ultime settimane l’organismo di vigilanza della Banca centrale europea BaFin, l’organo federale indipendente per la vigilanza sul sistema finanziario tedesco, hanno messo nel mirino l’ampio sistema di casse di risparmio locali che costellano tutta la Germania e costituiscono con la loro rete l’ossatura del sistema creditizio del Paese.

In particolare, è stata richiesta maggior trasparenza al Dsgv ((Deutsche Sparkassen- und Giroverband), il sistema di tutela istituzionale che garantisce la sostenibilità dei depositi delle casse di risparmio, incardinate principalmente su due livelli. Il primo è quello delle Sparkassen, costellazione di istituti di risparmio partecipati dalle municipalità, che copre 377 diverse banche con un risparmio gestito complessivamente di 742 miliardi di euro. Il secondo, invece, è quello delle Landesbanken, istituti partecipati dai singoli Lander e di una dimensione mediamente maggiore, per quanto nel primo gruppo vi siano banche come Hamburger Sparkasse che da sola maneggia asset per 41 miliardi di euro.

La natura leggera ed agile delle casse di risparmio locali tedesche le pone, molto spesso, al di sotto dei requisiti minimi fissati dalla Bce per attivare i meccanismi di vigilanza e i requisiti sulla garanzia di capitale. Tuttavia, la Bce e BaFin hanno la responsabilità di controllare la robustezza dei sistema di garanzia dei depositi e la presenza di un sistema di competizione fluido nel mondo bancario. I supervisori sono stati più volte messi in difficoltà dall’assenza di chiarezza circa la responsabilità effettiva di chi debba assumersi l’onere di un salvataggio di un istituto a partecipazione pubblica andato in crisi di liquidità o di solvibilità.

Nel 2019 è stato celebre il caso di Nord Lbla Landesbank sassone salvata grazie ai 4 miliardi di euro iniettati dai Lander azionisti della Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt, con il benestare del governo federale di Angela MerkelSecondo la Bce e BaFin, la mancanza di chiarezza e la garanzia ufficiosa di un intervento risolutore dei Lander o del governo creerebbero problemi di azzardo morale spingendo le casse di risparmio a condotte eccessivamente leggere nell’erogazione di finanziamenti. Cosa che per Nord Lb è effettivamente accaduta, dato che la banca ha assistito al graduale deterioramento dei cospicui crediti concessi al settore della cantieristica navale, valutati a inizio 2019 in oltre 7 miliardi di euro.

Risulta poco chiaro, insomma, il rapporto tra le banche e il Dsgv, indicato dalla vigilanza europea come l’Institutional protection scheme (Ips), ovvero l’organo chiamato a muoversi in situazioni di crisi di solvibilità. Quando dovrebbe essere attivato? Con che modalità e in che misura? Su questo piano la Bce e BaFin si muovono non considerando le singole casse di risparmio ma l’intero loro sistema, ritenuto depositario delle dimensioni necesarie a ricevere le regolamentazioni comunitarie.

Come riporta Il Sole 24 Ore, il complesso di problemi riscontrati è in primo luogo dovuto alla sostanziale assenza di chiarezza nella governance e nella gestione patrimoniale di banche che hanno agito con leggerezza al di fuori di qualsiasi schema di vigilanza: Bce e Bafin hanno constatato “procedure interne decisionali troppo complesse e mancanza di chiare deleghe, depotenziamento delle decisioni centralizzate”, una sostanziale carenza nel monitoraggio del rischio, la necessità di “rafforzare il sistema di monitoraggio con stress test che aiutano a quantificare la liquidità e il capitale necessari in scenari di crisi”.

Un duro colpo all’opacità di un mondo bancario che il governo di Berlino ha sempre voluto trattare come sistema a sè, rifituando anche l’idea che i regolatori di Francoforte (ove hanno sede Bce e BaFin) mettessero il naso nel rapporto, estremamente forte a livello territoriale, tra politica, imprenditoria e sistema delle casse di risparmio, il quale con 2.734 miliardi di euro di asset maneggiati rappresenta il 40% del sistema bancario nazionale. Quel che si chiede è adesione ai requisiti europei in termini di capitalizzazione, protezione del risparmio, margini di liquidità: problemi che i regolatori della Bce hanno più volte constatato nelle banche italiane ma che raramente in Germania sono stati sollevati. A cosa porterà questa inchiesta che vede, tra gli attori coinvolti, anche un’istituzione tedesca? Ancora presto per dirlo: ma se alla Germania fosse richiesta esplicitamente una completa riforma di un sistema bancario che si è radicato con forza nel mondo tedesco le conseguenze per l’Europa bancaria potrebbero essere notevoli, dato che il sistema delle Sparkassen è tra i maggiori lobbysti che si oppongono a un sistema comune di garanzia sui depositi, in grado di ammortizzare il rischio di fallimenti bancari a livello continentale.

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