Le regioni artiche hanno assunto, nel corso degli ultimi anni, una crescente importanza nelle strategie geopolitiche di numerose delle principali potenze mondiali a causa della ricchezza dei giacimenti di materie prime non ancora sfruttati nelle loro acque e nel loro sottosuolo, della loro rilevanza quale sede di infrastrutture militari sofisticate e, in prospettiva, del loro potenziale ruolo di nuova via di collegamento in grado di accorciare i tempi e i costi dei collegamenti marittimi tra Oceano Pacifico e Oceano Atlantico.

In questo contesto, la Repubblica Popolare Cinese non è intenzionata a presentarsi in ritardo alla corsa alla “riscoperta” dell’Artico che coinvolge, al giorno d’oggi, soprattutto Russia e Stati Uniti ed è stata accelerata notevolmente dalle dinamiche climatiche planetarie dopo che il progressivo riscaldamento della temperatura media mondiale e lo scioglimento di consistenti strati della banchisa nordica ha consentito la riapertura del cosiddetto “passaggio a Nord-Est” e garantito l’esistenza di una linea di comunicazione passante per il Mar Glaciale Artico. Il 21 luglio scorso, il rompighiaccio cinese Xue Long è partito per la prima circumnavigazione dell’Artico ad opera di una vascello battente la bandiera della Repubblica Popolare: lo Xue Long si è già ricoperto di merito divenendo, nel 2012, la prima nave cinese ad attraversare il “Passaggio a Nord-Est” e ora punta a migliorare il suo risultato precedente, garantendo al tempo stesso gli interessi strategici di Pechino nelle isolate e ostili regioni dell’estremo Nord del pianeta. La componente navale, una volta di più, funge da proiezione diretta della strategia geopolitica cinese: nell’Artico, tale strategia risulta oltremodo ambiziosa e viene ad inserirsi nel più ampio contesto della “Nuova Via della Seta”. 

Come scritto da Giorgio Cuscito su Limes, “la prospettiva di includere l’Artico nella Belt and Road Initiative diventa sempre più concreta. […] Lavia della seta sul ghiaccio(bingshang sichou zhilu), secondo i media cinesi, sarebbe più breve e meno costosa rispetto alla rotta collaudata lungo il canale di Suez per raggiungere l’Europa del Nord. Da Qingdao (Cina) a Narvik (Norvegia) la prima è lunga 6.800 miglia nautiche, la seconda 11.800″. Lungo la direttrice nordica, la cui percorribilità è tuttavia nettamente ridimensionata dai numerosi problemi di ordine logistico che la contraddistinguono e, soprattutto, dalla ristrettezza dei tempi utili per il suo attraversamento, limitati alla stagione estiva, la Cina punta a sviluppare un vero e proprio terzo ramo della “Nuova Via della Seta”, la cui realizzazione non dovrà però vertere sullo sviluppo infrastrutturale delle zone coinvolte, ma bensì sull’edificazione di un sistema capace di tutelare l’indipendenza delle vie d’acqua artiche e l’efficienza dei flussi commerciali che le interesseranno. L’interesse della Repubblica Popolare per l’Artico è stato ribadito dalla visita del Presidente Xi Jinping in Finlandia dell’aprile scorso, conclusa con una dichiarazione congiunta in cui i due Paesi si impegnavano al rispetto del delicato ecosistema nordico, e dalla recente normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Pechino e Oslo che ha aperto la strada alla cooperazione economica sino-norvegese. Come scritto in maniera efficace da Nengye Liu su The Diplomat, “il punto di partenza dell’approccio cinese all’Artico è il mutuo rispetto. La Cina riconosce la sovranità degli Stati artici sulle loro regioni nordiche e le loro prerogative, ma questi devono a loro volta rispettare gli interessi della Cina secondo le leggi internazionali”, prime fra tutte quelle concernenti i diritti di navigazione. Sulla scia dell’avanzamento della Xue Long, la proiezione artica della Cina si fa sempre più concreta e attiva. Nonostante l’esistenza dei comprensibili rischi connessi al dispiegamento di traffici commerciali lungo una via tanto precaria e incerta come quella artica, la sfida di Pechino si inquadra nel più ampio progetto di ricerca della “connettività” tra Europa e Asia che rappresenta, in sostanza, il caposaldo della Belt and Road Initiative. La corsa all’Artico di Pechino è appena cominciata ma, come testimoniato da varie iniziative diplomatiche e da sostanziali mosse concrete, non ci sarà da stupirsi se nei mesi a venire la prospettiva di una “Via della Seta Artica” potrà diventare una seria opportunità strategica per numerosi Paesi nordici.

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