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Si chiama Challenge One il primo satellite made in Tunisia ad essere lanciato in orbita e il razzo che lo porterà nello spazio decollerà dal cosmodromo russo di Bajkonur.

Sarà la Russia, infatti, a fornire “un passaggio” per lo spazio al nuovo satellite tunisino che sarà lanciato nel 2020. Il contratto tra il gruppo Telnet e la società russa Gk Launch Services è stato firmato ieri presso il centro di ricerca di Sfax, in Tunisia.

Anche la Tunisia nello spazio

Challenge One sarà il primo di una costellazione di 30 “nanosatelliti” che la Tunisia intende mettere in orbita proprio grazie alla Russia che fornirà il ben noto razzo vettore Soyuz 2.

Le caratteristiche tecniche del satellite non sono totalmente note ma la stampa specializzata tunisina e russa riferiscono che si tratta di un sistema atto a testare nuovi concetti e tecnologie nella ricerca spaziale e nel campo delle tecnologie dell’informazione e delle loro applicazioni pratiche.

Il satellite è stato prodotto interamente in Tunisia dalla Telnet, un gruppo di società fondato nel 1994 che si occupa di elettronica, ingegneria e meccanica in diversi campi come telecomunicazioni, multimedia, energia e anche quello aerospaziale.

Lunedì primo aprile, a Sfax, gli amministratori delegati di Telnet e di Gk Launch Services hanno siglato uno storico contratto per il lancio del primo satellite tunisino e dei prossimi a venire. La società russa, amministrata da Alexander Serkin, fa parte del colosso di Stato Roscomos che gestisce sia i poligoni di lancio che tutta l’attività aerospaziale russa.

“Il progetto porrà la Tunisia in una posizione avanzata nella tecnologia spaziale e contribuirà alla creazione di posti di lavoro per le competenze tunisine, incoraggiando centri di ricerca scientifica in questo campo nel Paese”, ha dichiarato Mohamed Frikha, amministratore delegato di Telnet.

Il “soft power” di Mosca

L’accordo tra Telnet e Gk Launch Services aprirà la strada ad una maggiore collaborazione tra Mosca e Tunisi e si allinea perfettamente alla politica del Cremlino che guarda con sempre maggiore interesse alla partnership con i Paesi africani ed in particolare con quelli del Nord Africa, per la loro strategica posizione lungo il bacino del Mediterraneo.

“Questo progetto aprirà la strada ad altri aspetti della cooperazione tra Russia e Tunisia nel settore spaziale, di progettazione e lancio di satelliti”, ha detto infatti Alexander Serkin alla stampa presente alla storica firma.

Risulta oltremodo significativo, poi, che un Paese come la Tunisia, che da sempre ha gravitato e gravita ancora nell’orbita francese ed europea, si sia rivolto proprio alla Russia per la messa in orbita del suo primo satellite. L’Esa, l’ente spaziale europeo, quando non collabora con la Nasa, si affida al poligono della Guyana Francese di Kourou. Si può certamente ipotizzare che l’offerta russa sia stata più conveniente dal punto di vista economico, però è sintomatico che un’ex colonia francese molto più vicina politicamente e culturalmente all’Europa si affidi alla Russia per effettuare un’operazione storica come questa.

Mosca sta abilmente giocando le proprie carte del soft power in una vasta area del globo – Golfo Persico, Medio Oriente, Africa, Sudamerica, Estremo Oriente – ma in modo particolare lo sta facendo nell’area mediterranea ben conscia del fatto che rappresenti, ancora una volta, un crocevia fondamentale per il controllo dei traffici mondiali, soprattutto in vista dell’apertura dell’Europa alla Belt and Road Initiative che, come abbiamo avuto modo di vedere non senza polemiche, passerà anche dall’Italia.

Dopo l’Algeria, da sempre storicamente vicina alla Russia, e possibilmente anche la Libia non dimenticando il ritorno di fiamma tra Mosca e Il Cairo, anche la Tunisia sembra quindi voler guardare al Cremlino come partner privilegiato in campo tecnologico e commerciale, e Mosca, che è ancora sotto embargo da parte dell’Europa, non si lascia sfuggire la duplice occasione di ridare fiato alla propria economia e contemporaneamente penetrare maggiormente nell’importante area del Nord Africa.